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Lui si chiama Alessandro Iannotti, di anni ne ha 23 e come tanti giovani ha la passione per la cucina e il sogno un giorno di portare la sua idea di cucina all’estero. Ha scelto di intraprendere un cammino difficile decidendo in questa giovane età di aprire un ristorante tutto suo e di proporre al pubblico di Latina e dintorni i suoi piatti. Nella sua cucina è il più piccolo ma ha le idee chiare su come gestire “La Maison del Gusto”.

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Quando hai deciso di intraprendere questa strada?

“Ho fatto un’accademia di cucina a Roma, la Tu Chef Academy, finita la scuola ho iniziato a lavorare in alcuni ristoranti della zona. La mia idea non è quella di una cucina gourmet, ammiro chi la fa perchè lavora molto sulla preparazione e sulla qualità. Ho fatto però un’esperienza all’estero, a Monaco di Baviera che mi ha insegnato tanto e mi ha spinto poi a puntare su una cucina più classica, adattabile a tutti. Cerco di unire i sapori classici e tradizionali ma presentando i miei patti in maniera diversa. All’estero ho assunto tanta consapevolezza di me stesso, sono entrato come aiuto cuoco e dopo poco, a causa di alcuni problemi di un membro dello staff, ho avuto la possibilità di gestirmi una partita da solo. Dopo un mese, quando è tornato l’altro cuoco non abbiamo più scambiato i ruoli, ero stato promosso. Per me questo è stato un grande onore, dopo un anno di lavoro lì ho preso in mano la cucina, in un paese estero, una cucina diversa è stato molto difficile ma mi ha permesso di crescere tantissimo”.

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“Dopo un accadimento spiacevole in famiglia allora ho preso il coraggio, sono tornato in Italia e ho deciso di ripartire da qui, probabilmente se questo non fosse successo sarei rimasto a Monaco. Latina è una città difficile, ha una clientela molto particolare e il mio obiettivo è quello di riuscire con la cucina a convincere questa città”. 

Il futuro invece non è a Latina…

“Vorrei affermarmi per poi aprire qualcosa di mio all’estero, sono una persona ambiziosa e quindi è questa la mia idea. Trasportare in un altro paese il mio modo di cucinare”. 

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C’è qualche grande chef a cui ti ispiri e con cui ti piacerebbe lavorare?

“Lo chef che mi ha seguito durante gli anni di scuola si chiama Gianni Bono e ha un ristorante a Montalto Marina e lui propone una cuna di qualità non gourmet ed è la dimostrazione che si può fare bene ed essere bravi anche senza proporre quel tipo di cucina. Mi piacerebbe sicuramente avere la possibilità di lavorare con Simone Rugiati e Antonino Canavacciuolo, mi riconosco molto nella loro idea di cucina. In loro vedo la passione per questo lavoro, stare in una cucina del genere sarebbe bellissimo”.

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Cosa ti rappresenta di più nella tua cucina?

“Sicuramente la pasta fatta in casa. Sono un maniaco dell’assaggio, assaggio anche l’acqua quando cucino qualcosa. Se dovessi descrivere me stesso in un piatto di sicuro ti direi un piatto invernale, uno gnocco su un fondo di crema di zucca con salsiccia e funghi. La particolarità di questo piatto è proprio il fondo perchè è una salsa di origini pugliesi, che sono le mie origini, fatta con burrata, pomodoro secco e basilico con un filo di olio di oliva. La crema di zucca è dolce invece la base è molto forte di sapore e su questo baso i miei piatti: il contrasto tra la salsa più salata e la zucca dolce in modo che ci sia un equilibrio perfetto. In un piatto ci devono essere tre ingredienti principali: solidità, cremosità e croccantezza con un pizzico di acidità”. 

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Una parola per esprimere te stesso?

“Sicuramente il rischio, nella cucina così come nella vita”.