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Autrice, scrittrice, blogger.

È trascorso circa un mese dalla manifestazione di protesta di educatrici, coordinatori e associazioni di genitori, in seguito all’approvazione della delibera che avrebbe dovuto far luce sul disordine che si è creato negli asili nido romani, ma, neppure ora che sono scaduti i termini del bando per l’iscrizione al prossimo anno scolastico, sembra essere stata fatta chiarezza da parte del Comune su cosa accadrà a settembre, soprattutto per quanto riguarda le strutture convenzionate o in concessione presenti sul territorio.

In attesa delle graduatorie definitive che, con tutta probabilità, usciranno a fine giugno, fanno ancora discutere le limitazioni imposte alle famiglie dal bando di iscrizione appena scaduto. Il bando, infatti, ha obbligato i genitori a inserire tra le prime scelte da indicare tre strutture comunali a gestione diretta e, solo successivamente, altre tre scelte di nidi a gestione indiretta, in convenzione o in concessione, dando, dunque, priorità ai nidi pubblici. L’unica eccezione prevista si è avuta nel caso in cui la struttura, anche convenzionata, si trovi a meno di trecento metri di distanza dalla residenza del bambino, secondo il percorso pedonale certificabile come più breve dall’immobile.

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Se, quindi, fino allo scorso anno, la scelta dei genitori era indicata su sei strutture in base a criteri di comodità più flessibili, questa volta le famiglie romane si sono ritrovate ad avere a che fare con un bando che ha decisamente creato confusione e disappunto, non tenendo conto neppure di alcune banali esigenze, come, ad esempio, la prevedibile necessità di collocare un secondo figlio nello stesso nido in cui già si reca un fratellino, a prescindere dal tipo di struttura.

Se, pertanto, la situazione dei nidi romani versava già in un precario equilibrio negli anni passati, oggi, senza un disegno ben preciso, tutto sembra ancora più caotico. La sfiducia latente, da tempo evidente nei confronti del pubblico da parte delle famiglie, sta aumentando assieme al rischio di mettere in pericolo anche il privato, sempre a discapito della qualità delle offerte formative e della serenità, sia dei bambini, sia dei lavoratori coinvolti. È un dato che sempre più genitori rinunciano al nido, nonostante ne abbiano necessità e questa tendenza è in ascesa anche a causa dell’esponenziale aumento delle rette che agevolano la sempre più spesso sleale concorrenza di strutture improvvisate, ben lontane dai canoni di legge.

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Questa storia va avanti ormai dall’insediamento della nuova Giunta, ma trascina criticità annose, risalenti già alle amministrazioni precedenti ed, evidentemente, ancora prese sottogamba, come se ci fosse qualcosa di più importante del benessere dei bambini romani e delle loro famiglie. A settembre dello scorso anno sette strutture in concessione si sono viste ritirare il bando da parte del Comune perché ritenuto inidoneo dal punto di vista economico, con la promessa che, al più presto si sarebbe provveduto a sbloccare la situazione di stallo. Nel frattempo è stata concessa una proroga di un anno esatto per tutte le concessioni, a tutela di famiglie e lavoratori. A nulla però sembrano essere servite le tavole rotonde con l’Assessore Laura Baldassare che, assieme al Sindaco Virginia Raggi, da sempre, si è occupata della questione, in concerto con delegazioni di coordinatrici, educatrici e genitori. Né stanno facendo la differenza manifestazioni e sit-in fuori dal Campidoglio, con tanto di piccoli allievi al seguito e palesi minacce di ricorso al Tar. A quasi un anno di distanza i termini di legge per un nuovo bando da presentare alle strutture sono di nuovo scaduti e la soluzione più plausibile, al momento, sembra essere quella di una nuova proroga per l’anno scolastico che inizierà a settembre, ma ancora tutto è in bilico.

Intanto, ciò che è certo, è la difficoltà delle famiglie a barcamenarsi tra la gestione familiare e la burocrazia che sembra quasi metterne in discussione i diritti, invece di agevolarli.

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