È tutto sempre più Bio ma per non essere ingannati dobbiamo imparare ad andare oltre le apparenze

Agricoltura biologica, prodotti biologici… coltivati bene. Cosa intendi per “bene”? Scena muta. Risposta “ricevuta” fra gli scaffali del NaturaSI. Ecco,vedo la gente spendere tantissimo per comprare i prodotti biologici ma inconsapevoli di cosa acquistano (altrettanto inconsapevoli la maggior parte di coloro che acquistano fieri, in tutti i tipi di supermercato,  i prodotti senza lattosio piuttosto che senza glutine o senza zucchero).

Per agricoltura biologica intendiamo la coltivazione che esclude l’utilizzo di concimi e pesticidi ritenuti sintetizzati in laboratorio. Questo tipo di coltura nasce dalla consapevolezza, emersa negli ultimi anni, dei danni prodotti sul terreno e sull’essere umano dai pesticidi e dai fertilizzanti sintetici e secondo gli studi effettuati riduce l’immissione di molecole tossiche nell’ambiente. Per essere etichettati come biologici i prodotti di un’azienda devono rispondere a tutta una serie di parametri definiti dal legislatore, norme che variano in base al paese di produzione. In Italia ed in Europa ci sono molte più restrizioni e molti più controlli.

Il biologico non è tutto uguale.  I prodotti biologici  non contengono né erbicidi né pesticidi o fungicidi; non sono bombardati da ormoni e additivi né provengono da organismi geneticamente modificati; non contengono metalli tossici, conservanti, antibiotici e radiazioni. Fin qui tutto bello ma non basta l’etichetta “biologico” perché ci sono delle profonde differenze fra un prodotto biologico coltivato in Italia e uno coltivato in Cina. Un agricoltore mi ha detto che la maggior parte dei prodotti biologici italiani viene esportato e sui nostri scaffali finiscono prodotti biologici esteri, perché? Probabilmente perché il nostro bio risponde a norme più severe ed è anche più caro. Ma che senso ha acquistare un prodotto biologico che ha viaggiato per milioni di chilometri (inquinando)?

60mila imprese italiane producono prodotti biologici e il mercato è in costante crescita ma ci sono anche casi di aziende che sono riuscite ad eludere i controlli. Un caso clamoroso è quello del grano pugliese dell’azienda Liuzzi che ha venduto ai più importanti mulini italiani 600 tonnellate di grano spacciandolo per biologico. La truffa, raccontata da Report, ha portato a galla alcune incongruenze come il fatto che una cooperativa di aziende biologiche sia controllata e certificata (come biologica) da un ente che in realtà è di loro proprietà (l’ente è CCPB e certifica 160 aziende associate nel consorzio il Biologico, ne fanno parte ad esempio Alce Nero, NaturaSi, COOP e tanti altri. Se vuoi vedere il servizio di Report clicca qui)

Quindi? Il vero biologico è quello che acquistate dal contadino di fiducia. A me risulta difficile mettere nella stessa frase GDO (Grande Distribuzione ovvero supermercati) e prodotti biologici. Di per se un prodotto che viene distribuito con enormi tir e deve “sopravvivere” a ore e ore di trasporto è molto lontano dalla mia idea di naturale e con basso impatto ambientale.

 

Valeria Minieri