Arriva ogni anno, puntuale sì ma irrispettoso della stessa cadenza no. Di che si tratta? Ma del Carnevale!
Risalente al tempo dei saturnali romani e delle dionisiache greche nel calendario romano segnava l’inizio del nuovo anno, poi, con l’avvento del Cristianesimo, ha trovato utile collocazione il quarantesimo giorno precedente la Santa Pasqua.

Il suo nome deriva dal latino “carnem” “levare”, perché nel giorno che dal Giovedì Grasso in poi sarebbe stato peccato mangiare carne nei venerdì delle settimane a venire, fino a Pasqua. Da qui, il nome di Giovedì Grasso, proprio perché in quel giorno della settimana ci si abbuffava con un ricco banchetto a base di carne, per prepararsi ad affrontare il giorno successivo. Il Martedì Grasso, invece, cade nella settimana successiva e segna la fine del Carnevale e l’inizio della Quaresima, il giorno successivo, ovvero il Mercoledì delle ceneri. Quest’ultimo nome richiama l’antico rituale liturgico secondo cui i cristiani si segnavano la fronte con una croce fatta con la cenere, a memoria della caducità e della temporanea esistenza come individuo sulla Terra, in un periodo di penitenza al quale si sarebbero prestati da lì a Pasqua.


E quando una penitenza è stata programmata, soprattutto se si tratta di restrizioni culinarie, si sa, l’uomo ha un grande ingegno per organizzarsi al meglio e affrontarla con le giuste scorte energetiche, un po’ come quando si programma di iniziare una dieta di dimagrimento e ci si concede l’ultima abbuffata prima di cominciare. Così, a Carnevale, si fa incetta di dolci, per lo più fritti e intrisi di zucchero, che sia a velo o granuloso non importa, o miele. Si sfornano così castagnole, chiacchiere o bugie o castagnole che dir si voglia, ed è subito festa, per grandi e piccini.

La tradizione del Carnevale è talmente sentita che quasi sempre il calendario scolastico concede un giorno di chiusura infrasettimanale degli istituti d’istruzione. Ecco che la diffusione delle feste in maschera viene incentivata e, soprattutto i bambini, ma non solo, festeggiano questo periodo dell’anno mascherati. I costumi che vanno per la maggiore, ovviamente, sono quelli che raffigurano i beniamini dei cartoni animati e dei personaggi dei loro giochi preferiti. Ma l’origine di questo trasformismo è ben lontano dall’intenzione di creare il cosplay più accattivante e desiderabile. Infatti, questa consuetudine nasce dalla tradizione di rovesciare il mondo per un giorno, quello del Carnevale appunto, mascherandosi di chi non si è, giocando all’essere l’opposto di se stessi e di ciò che invece costituisce la normalità. La natura viene beffeggiata invertendone le sue caratteristiche, il grottesco diventa affascinante e la ridicolaggine prende il posto della compostezza.

Analogamente, a partire dal Rinascimento, la generosità veniva espressa prendendo a schiaffi la miseria, dunque rovesciando il principio del risparmio, attraverso il lancio di piccoli confetti o di semi di coriandolo, che nel tempo vennero sostituiti dalle palline colorate di carta, tanto amate dai bambini, insieme alle spumeggianti stelle filanti. I carri allegorici che sfilano per la maggior parte delle città, facendo bella mostra del capovolgimento delle abitudini nel periodo di Carnevale, offrono a tutti l’occasione di mascherarsi e lanciare coriandoli da una posizione privilegiata.

Tra le città del Lazio meritano un riconoscimento per i loro festeggiamenti carnevaleschi: Roma, Pontecorvo, Civita Castellana, Latina, Tivoli, Acquapendente, Ronciglione, Velletri, Frascati e Frosinone.