Autrice, scrittrice, blogger.

Halloween è alle porte e, come accade ormai da qualche tempo anche nel nostro Paese, schiere di bambini, e non solo, sono pronte a festeggiare, mascherandosi da streghe, vampiri e, naturalmente, zombie. Al di là delle reinterpretazioni letterarie e cinematografiche, mentre le notizie sulle origini della figura della strega o del vampiro sono squisitamente occidentali, per quanto riguarda gli zombi dobbiamo inoltrarci in culture e religioni a noi più distanti. Solo così sarà possibile ricostruire chi sono e da dove derivano i morti viventi che oggi popolano il nostro immaginario comune.

zombie

Chi sono, dunque, gli zombie? E chi li ha inventati? Iniziamo col dire che per molti non si tratta di una semplice leggenda, ma di una vera e propria realtà a cui credere fermamente e, quindi, da temere. Le origini di queste figure oscure e senza volontà risalgono alle antiche religioni afro-americane nate in particolare ad Haiti e che derivano dalla fusione tra i culti dei nativi e il cristianesimo portato con la scoperta di Colombo dai successivi colonizzatori. In particolare nel Voodoo la figura dello zombie non è tecnicamente quella di un essere vivente passato a miglior vita, come siamo abituati a intenderla noi, ma di un uomo o una donna ai quali lo Stregone è riuscito a carpire quella parte dell’anima che ne rappresenta la volontà più profonda, annientandolo sotto ogni punto di vista e tenendolo così prigioniero. Questo incantesimo produrrebbe nella vittima uno stato di torpore tale da farla sembrare apparentemente morta, oltre che totalmente asservita al volere dello Stregone che è l’unico in grado di liberare il malcapitato. Il clima di superstizione, soprattutto tra gli haitiani dei ceti più poveri, alimenta da sempre la leggenda secondo cui, per secoli, soggetti senza scrupoli avrebbero trasformato in zombie migliaia di persone per venderle come schiave nelle piantagioni, sebbene, ovviamente non esista alcuna prova di questi fatti. Ecco, quindi, che per chi crede nel Voodoo bisogna avere paura, non tanto degli zombie in se stessi, perché aggressivi o violenti, ma di diventare noi stessi degli zombi sotto l’influenza di qualche malintenzionato.

La reinterpretazione occidentale dello zombie, nata dalla letteratura e dalla cinematografia del secolo scorso, vede, invece, nel morto vivente, un vero e proprio cadavere tornare in vita per le più disparate ragioni e cibarsi dei vivi stessi. Ciò grazie soprattutto all’inventiva di quello che oggi si può definire il padre degli zombie moderni: il regista George A. Romero, scomparso lo scorso luglio.

romero

È dalla sua filosofia dello zombie, ben enunciata nei suoi film e che, sostanzialmente, denuncia e critica il consumismo crescente tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta negli Stati Uniti, che derivano serie Tv che oggi spopolano, come The Walking Dead.

Lo zombie di Romero subisce una vera e propria evoluzione da “La Notte dei Morti Viventi”, pellicola indipendente del 1968, a quelle successive, interpretando di volta in volta i tempi nei quali il film viene realizzato. Probabilmente il progetto di Romero raggiunge l’apice con “Zombi”, film del 1978 che per il pubblico europeo è stato tagliato e montato da Dario Argento. In questa pellicola, recentemente oggetto di remake e reinterpretazioni, un gruppo di sopravvissuti si rifugia in un enorme centro commerciale, riuscendo per un breve periodo a vivere una vita pseudo normale, al riparo dagli zombi che assediano le entrate dell’edificio, assecondando l’inspiegabile bisogno di tornare in un luogo che in vita era per loro un punto di riferimento quotidiano e familiare. È qui che, uno dei protagonisti, recita la celebre battuta: “Quando non ci sarà più posto all’Inferno, i morti cammineranno sulla Terra”, riferendosi alle sue origini haitiane e alle antiche credenze Voodoo, un ideale filo di congiunzione tra la leggenda e la creazione cinematografica.

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Nel corso degli anni sono stati moltissimi i registi che hanno emulato Romero, creando zombie a loro immagine e somiglianza, dotati delle più disparate caratteristiche. Dagli onirici esseri informi di Lucio Fulci, ai fangosi e famelici indigeni di Claudio Fragasso e Bruno Mattei, passando per i demoniaci redivivi di Lamberto Bava, la cinematografia horror italiana degli anni Ottanta ci ha regalato classici, diventati dei cult per gli appassionati del genere, che non hanno nulla da invidiare al “Pet Sematary” tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

Mentre, inizialmente, gli zombie sembravano solo terrorizzare il pubblico, complici i formidabili effetti speciali necessari per rendere loro giustizia sullo schermo, col passare delle generazioni sono stati esplorati molti altri generi, sia nella narrativa, sia al cinema, passando dall’erotismo alla comicità, fino all’avventura o al romanticismo che oggi caratterizzano libri e pellicole come “Pirati dei Caraibi” o “Warm Bodies” e “Pride + Prejudice + Zombies”.

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Insomma, li abbiamo temuti, combattuti, perfino amati: cos’altro potranno riservarci in futuro gli zombie? Una cosa è certa, teniamoci leggeri, perché lo splatter è assicurato…