Estimatori del vino tradizionale, intenso come intramontabile ed irrinunciabile, tenetevi forte, perché anche i più restii tra voi dovranno aprire con il tempo i propri orizzonti alcolici, lasciando spazio anche a tavola agli più elaborati cocktail. Bevande ottenute per miscelazione di un o più ingredienti, leggenda vuole che sia stato il coquetier ( portauovo ) utilizzato dal farmacista francese Antoine Peychand, per la preparazione di miscele curative, a dare origine al nome, modificato successivamente dalla commistione delle parole inglesi cock e tail (coda di gallo) ad indicare i colori accessi di queste bevande in bicchiere.

Da lì numerose scuole di pensiero e pratiche attraverso tutto il mondo, cocktail centenari e neofiti figli delle discipline di bartender, suddivisi in diverse famiglie e in generale sotto tre macro-categorie: long drink, dove la parte alcolica è maggiore di quella analcolica, medium drink, parte analcolica in maggioranza, e short drink, in cui l’alcool la fa quasi esclusivamente da padrone. Ma cosa c’entra tutto questo con la tavola? Come per il vino ogni cocktail ha i suoi ingredienti, i suoi equilibri, il suo carattere e in base a questi i suoi abbinamenti culinari; quindi perché isolarlo all’after-dinner? Prendete uno di questi cocktail e provate l’abbinamento, rendetelo una trama gustativa da bere tutta d’un fiato.

MOJITO 

Dall’Havana con rum bianco, lime e zucchero si caratterizza per ghiaccio da mettere a cubetti (non tritato) e menta pestata (non schiatta). Cocktail fresco e dal palato dolce è il principe dell’aperitivo, ideale vicino al finger food, ma che esplode con la carica del crudo di pesce.

MOSCOW MULE 

Galeotto fu l’incontro tra un commerciante di vodka Smirnoff e il proprietario di una fabbrica di ginger beer, che per pubblicizzare i loro prodotti decisero di unirli in una tazza di rame. Qui dove lo zenzero la fa da padrone e il cetriolo da quel tocco distintivo, il sushi diventa l’alleato perfetto da gustare con una punta di wasabi.

MARGARITA

Si vola in Messico con Tequila e Cointreau, senza dimenticare la salina brinatura del bordo del bicchiere inumidito da una fetta di limone. Secco e sensualmente pungente non può che rimanere nella sua terra natia e sposare con gusto tapas ed empanadas dalla nota piccante.

WHISKEY SOUR

Argentino di nascita, appartiene alla famiglia dei “sour”, componendosi di lime, dolcificante e liquore (la parte sour, ndr). Whiskey di fondo e spuma dolce in principio porgono il braccio ad un carne rossa, strutturata, ideale per un classico.

MANAHTTAN

Un nome non a caso per questo drink a base Whiskey e Vermouth rosso con gocce di angostura da servire in un bicchiere ghiacciato. Romantico nel colore ma deciso nel gusto lo accompagniamo ad una cioccolata amara, cotta o al naturale.

DAIQUIRI

C’è chi narra dell’Havana, chi della spiaggia Daiquiri e di un marines americano vittima di un naufragio, ma la base del Daiquiri è sempre la stessa. Rum, lime e zucchero, shekerati non mescolati, da bere in riva al mare con una cucina esotica e un freschissimo ceviche.

NEGRONI

Un vero nostrano, fiorentino ad essere precisi, con parti uguali di Gin, Vermut rosso e Campari a sostituire il seltz di quello che era un americano. Famoso anche nelle versione sbagliata con Prosecco al posto del Gin, rosso vivo come il sangue italiano è quello giusto in cui tuffare la saporita cucina mediterranea.

Seguite la moda dei bar ma con un vostro gusto, provateli tutti come volete e dove potete, mangiateli, abbinateli o assaporateli da soli, i cocktail sono un mondo da scoprire ma bisogna partire dalle basi per capire i più complicati e avveniristici. Non temete fedelissimi è come per il vino, bevete per credere.