“C’erano una volta un cinese, un coreano e un americano.

Il primo dice al Coreano: “Senti, ma non ti pare che questo Americano si stia dando troppe arie? Pensa di poter essere il padrone del mondo, solo perché nasconde un arsenale nucleare”. E il Coreano risponde: “Dannazione, hai ragione! Come ho fatto a non accorgermene da solo? Devo provvedere… vero?”. E il Cinese, con il solo inchino del capo, dice di sì. L’Americano allora, al ritmo di una goccia cinese, comincia a essere il bersaglio favorito dal Coreano. Questo piccoletto paffutello, infatti, vuole dimostrare al subdolo Cinesino che anche lui ha un grande potenziale, soprattutto nucleare, e così si dedica a una serie di pericolose e minacciose esercitazioni nucleari che sembrano dire “Caro Americano, ti anniento come e quando voglio”. L’Americano, allora, dice al Cinese: “Ma perché non lo fai smettere?” E il Cinese risponde: “Io non ho detto niente!”.

Kim Jong-un

Questa purtroppo non è una barzelletta inventata, bensì il racconto parafrasato della tensione stellare tra Donald Trump e Kim Jong- un, elicitata da un’atavica necessità di affermazione di quella supremazia di cui un leader di una potenza nucleare non può fare a meno. Il dittatore con gli occhi a mandorla ha, infatti, ripetutamente svolto esercitazioni nucleari con l’obiettivo simulato di annientare gli Stati Uniti, in un’ultima occasione per mano di un missile nucleare.
Di tutta risposta, il neo Presidente alla Casa Bianca ha posto le basi per la realizzazione di uno scudo difensivo, inviando il sottomarino nucleare Michigan nel porto di Busan in Corea del Sud ed esprimendo palesemente la sua aggressiva reattività alle provocazioni subite. L’offeso Trump, inoltre, ha accusato il dittatore coreano di mancanza di rispetto nei confronti del timido tentativo di mediazione della Cina ma ha accennato a prestare un timido fianco per una trattativa dai toni quasi moderati.

Donald Trump

Del resto, la famiglia di Kim ha sempre sofferto l’egemonia cinese nell’area popolare comunista, sviluppando una silenziosa frustrazione per la mancata possibilità di ostentare la sua potenza territoriale. Dunque, era da aspettarsi che prima o poi, se solo velatamente istigato, il potere nucleare del giovane dittatore coreano potesse prevalere sul suo immaturo buon senso, scatenando antichi rancori. Di contro, la viscerale e malcelata inimicizia tra Cina e Stati Uniti sta tornando a galla, ancor più che il Presidente Trump non conosce mezzi termini per esprimere la sua policy in termini di politica estera.
Succede così che politologi, esperti di geopolitica e vertici militari hanno concentrato la propria attenzione sul nuovo scenario di un potenziale conflitto internazionale, per cui ogni angolo del globo sembra essere minacciato.

Xi Jinpimg

L’ambigua posizione della Cina nei confronti della Corea del Nord e degli Stati Uniti, le sottili accuse statunitensi a Pechino di scarsa incisività e pressione su Kim Jong- un e le palesi risposte a Pyongyang mediante l’approntamento di uno scudo preventivo nella Corea del Sud aumentano inevitabilmente lo stato di allerta mondiale e acuiscono le tensioni militari.
In Italia, ciò nonostante, la ministra della Difesa Pinotti ingenuamente confida ancora nella mediazione della Cina tra Pyongyang e Stati Uniti, affinché la “pazienza strategica” considerata finita da Mike Pence, il vice Presidente degli USA, possa essere ripristinata, fino a quando Pechino non sia riuscito a sedare le provocazioni di Kim Jong- un.
I rumours dei più ben informati, nel frattempo, lasciano intendere che non c’è nessuna fondata preoccupazione per l’esplosione di una terza Guerra Mondiale, poiché, ottimisticamente, gli interessi economici delle Potenze coinvolte risultano prevalenti sulle intenzioni belligeranti alimentate da un inespresso potenziale nucleare. Ecco perché i Capi di Stato della NATO, il Giappone e la Corea del Sud auspicano una risoluzione diplomatica a seguito di un Vertice tra le Potenze coinvolte.


Così, nessuna corsa alle armi né predisposizione di nuove task force sono in vista. Uomini e donne in divisa ne parlano con distacco, percependo gli oceani che separano l’Europa dalle zone calde come più ampio di quello che realmente è.