“Che ne sanno i 2000”. È proprio il caso di dirlo. Che ne sanno di Kiss me Licia e di Papà Gambalunga, di Occhi di gatto e di Pollyanna, di Jem e di Holly e Benji. L’Occhioche ha intervistato Cristina D’Avena,  l’interprete di queste e numerose altre sigle che hanno fatto la storia dei cartoni animati in Italia.

Gli indimenticabili brani cantati dall’artista bolognese hanno segnato l’immaginario fanciullesco di intere generazioni, in particolare quella degli anni ’80/’90, cresciuta a “pane e cartoni”, prima dell’arrivo di videogiochi e di film in 3D.

 

Figura unica ed inimitabile, ha dato voce a numerosi personaggi che popolavano i pomeriggi dei bambini e ha contributo a creare un mondo immaginario, fatto di meraviglia e purezza. Una carriera iniziata all’età di 3 anni, con la partecipazione allo Zecchino D’Oro nel 1968 con Il valzer del moscerino. Una discografia imponente che fa di Cristina la cantante di “musica per bambini” più famosa d’Italia.


Dopo 35 anni Cristina D’Avena torna a cantare la dodicesima sigla de I Puffi in occasione del terzo film d’animazione dedicato agli omini blu uscito nelle sale lo scorso 6 aprile, distribuito da Warner Bros Entertainment Italia. Dopo aver cantato oltre 700 brani, ne I Puffi: viaggio nella foresta segreta, la cantante doppia per la prima volta un personaggio, la Grande Puffa Mirtilla.

La sigla, che nel 1982 vinse il Disco D’Oro con oltre 500 mila copie vendute, torna nella versione 2017 mantenendo sempre suggestioni anni Novanta ma in una veste rinnovata e un sound più attuale.

I Puffi sono anche solidarietà con la campagna  Puffi, grandi Obiettivi, lanciata congiuntamente da ONU, UNICEF e Fondazione delle Nazioni Unite a sostegno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile stipulati nel 2015 dai 193 paesi membri delle Nazioni Unite.

La sensazione di genuinità e di semplicità che ha sempre suscitato la voce di Cristina, la familiarità e la fiducia provate dai bambini cresciuti con le sue sigle, coincidono perfettamente con la persona, non solo con la cantante. Noi di Occhioche.it abbiamo avuto il piacere di intervistarla e di sperimentare la naturale cordialità, l’umiltà e la giovialità di Cristina D’Avena.

Letteralmente una vita nel mondo dello spettacolo e della musica. A soli tre anni Lo zecchino d’oro, quasi un segno precursore della tua lunga carriera. Come è stato entrare così presto e crescere in quell’ambiente?
Io ho iniziato a cantare a tre anni e non ho più smesso. Forse questo mi ha aiutato ad essere una persona con i piedi per terra. Essendo entrata in questo mondo a soli tre anni con il Coro dell’Antoniano, per me la musica e le luci dello spettacolo sono sempre stati un hobby che ho vissuto sempre con serenità e semplicità. Crescendo, e facendone la mia professione, ho preso consapevolezza di essere diventata un’artista del panorama italiano di musica per bambini, ma ho sempre cercato di vivermi il successo con molta naturalezza, forse perché io sono una persona molto semplice, umile.

Tu rappresenti la voce dei ricordi di moltissimi bambini, l’immaginario fiabesco più puro di chi è cresciuto con le tue sigle. Cosa ti ha spinto ad indirizzare la tua intera carriera verso l’infanzia?

È stato veramente un caso. I direttori di Mediaset, che era una nuova rete televisiva al tempo, cercavano una voce femminile per interpretare una o due sigle di un cartone animato. Rivolsero l’attenzione al coro dell’Antoniano e fui scelta io, che non mi aspettavo nulla se non divertirmi come sempre con la musica. Cantai la mia prima sigla, che era Bambino Pinocchio, e il giorno dopo tornai a scuola. Quando poi questa sigla andò in onda ed entrò in classifica, mi convocarono per la seconda, per la terza, per la quarta fino a che decisero di farmi un contratto e, senza che me ne fossi ancora resa conto, la mia passione era diventata il mio lavoro.

 

Ognuno di noi conserva un “fanciullino” come diceva Pascoli, che è lo sguardo più puro e positivo perché fatto di meraviglia e sorpresa. Come pensi che un adulto possa mantenere viva questa parte?

È molto difficile ma io lo auguro a tutti. Riuscire a tirare fuori la parte più fragile, più intima più che mai in questo momento ci aiuta a vedere la vita con gli occhi del bambino, quindi in maniera più leggera, più semplice. Bisogna cercare di emozionarsi ogni tanto e di aprirsi a noi stessi, cosa che non facciamo quasi mai perché essendo grandi facciamo gli adulti. Invece credo che tirare fuori anche le nostre debolezze ci aiuti ad addolcirci, a far emergere il lato più vero di noi.

Il 6 aprile è uscito il film I Puffi e la sigla è la 12° cantata da te dal quel 1982, quando la prima interpretazione ti valse il disco d’oro. Come è stato cantarla di nuovo?
Mi sono molto emozionata perché ho avuto un grandissimo déjà vu della mia vita. I Puffi sono stati i miei primi “amici”, quando mi hanno chiesto di reinterpretare la sigla ho avuto davvero un sussulto. Ho doppiato anche un personaggio del film e questa è stata un’ulteriore soddisfazione. Sono davvero contenta di aver avuto questa possibilitá, la sigla è molto bella, il film anche, sono molto orgogliosa.

Tra le numerose sigle che hai cantato, ce ne è una in particolare che ti è rimasta nel cuore più delle altre?

Io amo molto la sigla di Kiss me Licia perché ho interpretato Licia, quindi sono legata ai personaggi, al cartone, alle sigle. Ho ricordi meravigliosi di quell’esperienza e tutte le canzoni del film sono molto belle, credo che sia stato un piccolo grande capolavoro.