Se attraversassimo le immagini che hanno fatto la storia della bellezza femminile, noteremmo come le forme del corpo hanno subito apprezzamenti e critiche in base al periodo storico in cui venivano giudicati, piuttosto che alla luce delle sue dimensioni. Così, è possibile osservare come la storia dell’arte abbia raccontato le grazie delle donne attraverso le abbondanti pennellate di Tiziano, Klimt, Botero, mentre i cartoni animati Disney abbiano prevalentemente promosso principesse dai corpi filiformi.

Le bellezze da passerella dagli anni 80’ in poi hanno detto le nuove taglie slim, ridefinendo i contorni antropomorfi e dettando le regole della moda. Il boom di diete, palestre, specialisti dell’alimentazione, palestre, personal trainer hanno amplificato l’attenzione rivolta al fisico, mentre dopo poco più di un decennio, un nuovo trend ha spalancato le porte di ristoranti, cucine disastrose nel piccolo schermo, programmi culinari che danno uno schiaffo morale ai sacrifici di chi tenta di restare nella taglia 42.
Si arriva così ai giorni nostri, quando un nuovo orgoglio “curvy”, sostituisce la mortificazione delle cosiddette fino a qualche tempo prima “taglie forti”. Certamente, il potere del web ha agevolato il far capolino delle modelle plus size, pronte e agguerrite a puntare la propria corpulenza contro chi osa denigrarle. Questo è stato, infatti, il caso di Natalie Hage, bullizzata per anni per il suo fisic du role, che ha deciso di riscattarsi strumentalizzando proprio quello stesso corpo, a suo di scatti conturbanti su Instagram.

Analogamente a questa reazione, nella metropolitana di New York, una modella formosa ha attirato la curiosità dei passeggeri occupando il vagone in biancheria intima e dando voce al suo curvy proud. Ma le copertine patinate hanno già da qualche tempo dato spazio, senza ironia alcuna, a modelle del calibro di Ashley Graham, invidia di molte donne esili a cui le passerelle restano comunque inaccessibili. Molti altri segnali sono stati dati a sostegno di chi fa della magrezza una caratteristica da demonizzare, dalle rivendicazioni di una coppia di fidanzati, in cui lei è oversize e lui è un palestrato follemente innamorato “dei suoi rotolino ben distribuiti”, al calendario “Beautiful Curvy 2017”, voluto da Barbara Christmann, fatto di immagini ma anche di storie dolorose, all “Curvy Pride” di Bologna.


È così che anche nel regno della bellezza “tradizionale”, come può essere lo storico programma di Miss Italia, che nel 2017 sono state selezionate 15 morbide ragazze, luminose in prima serata nei loro strizzati costumi da bagno.
Ma dietro a tanto coraggio non si cela solo il potere dell’autostima, il rispetto del proprio corpo e il codice non scritto delle misure di una donna. Sarah Rout, per esempio, fiera è accanita sostenitrice dei movimenti a tutela della bellezza corpulenta, nega di sostenere una bieca restrittiva volta alla perdita di 30 kg, per scongiurare il grande rischio che sta correndo di morire per diabete o cancro, per non inimicarsi la realtà umana di cui fa parte, come già successo qualche anno a un’altra modella, costretta a perdere peso, per via dei danni di salute prodotti dal sovrappeso.


A scoraggiare gli eccessi, però, ci ha pensato un nuovo programma televisivo che ha lasciato incollato agli schermi migliaia di telespettatori, per lo più insonni, che deve la sua fortuna allo spietato dr. Nowzaradan, chirurgo di una clinica di Houston. Nel suo “Vite a limite”, non c’è spazio per il grasso in eccesso e le molteplici vite salvate danno un forte segnale a chi tende a trascurare la propria alimentazione optando per l’antisalutare junk food.
Chissà lui cosa ne pensa di queste nuove modelle 2.0!