“Non smettere mai di sognare”. Fino al 5 maggio a Roma, nei suggestivi spazi del Chiostro del Bramante, una mostra attraverso cui “sognare ad occhi aperti” con cui si completa la trilogia ideata e curata da Danilo Eccher, iniziata con Love (2016) e proseguita con Enjoy (2017).“Dream, l’arte incontra i sogni”, questo il nome dell’esposizione pensata e allestita per accompagnare il visitatore in un viaggio ultrasensoriale, onirico, introspettivo, durante il quale ad essere continuamente stimolati sono diversi sensi.

La vista, perché il percorso, che comincia nel cortile interno del Chiostro, si snoda tra venti opere visionarie attraverso cui altrettanti protagonisti dell’arte contemporanea offrono all’ospite la loro personale interpretazione del sogno. L’udito, perché a “cullare” il visitatore per farlo immergere completamente nel viaggio nell’inconscio, ci sono le “voci del sogno”. Tanti personaggi illustri (Valeria Solarino, Alessandro Preziosi, Cristiana Capotondi, Alessandro Roja, Carolina Crescentini, Isabella Ferrari, Marco Bocci e molti altri) diventano l’eco delle parole dello scrittore Ivan Cotroneo, dei suoi quattordici racconti, ispirati alle opere in mostra. Una guida per il “viaggiatore” dei sogni, che, immedesimandosi nelle situazioni descritte, può ripercorrere a ritroso le tappe di un possibile percorso di vita, o, addirittura trovare risposte a futuri dubbi esistenziali.

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Magia, superstizione, passione, dolore, smarrimento, desideri, aspettative, paure esorcizzate, fantasie, simboli, questi i temi e, al contempo, le sensazioni suscitate dalla mostra, in un percorso da portare avanti a occhi aperti oppure chiusi. Procedendo tra gli innumerevoli stimoli per la psiche, in un continuo dejavu, un ritorno all’esperienza di sensazioni già provate, si raggiunge la sala della pioggia. Una cascata di oro scintillante, un passaggio attraverso migliaia di “gocce di memoria”, a rievocare uno dei sogni più comuni e ricorrenti. Mai banale. Sì perché il verbo sognare è uno tra i più complessi, ricco di sfaccettature, da declinare, di volta in volta, secondo il proprio, personale significato.

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In un’altra sala un monitor enorme a offrire una gigante rappresentazione del battito cardiaco, fonte di vita, e sinonimo delle emozioni, dei sentimenti incontrollabili. Ancora la stanza della vertigine. Un labirinto della psiche, in cui perdersi nel ricordo di persone conosciute, luoghi visitati, che hanno rappresentato per la nostra vita motivo di incertezza, instabilità. Anche qui, ognuno potrà dare la propria chiave di lettura a questo “senso di smarrimento”, fonte di insicurezza se vi si abbandona, senza reagire, o di grande forza di volontà, se diventa sprono per trovare la propria via d’uscita.

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Poi le stelle, ricordo di qualcosa o qualcuno già vissuto, di cui rimane lo scintillio, ancora ardente, attraente, vivido, tanto da rimanerne ogni volta incantati. “Ho usato le mie notti per cercare di essere Dio per te”, sussurra nelle orecchie la voce del sogno, del nostro sogno, o comunque del sogno di molti. I numeri, per i più superstiziosi, l’affanno e il turbamento di chi corre senza bussola, senza direzione, senza meta, ma sa che deve correre, senza fermarsi, per sentirsi ancora vivo, libero. I mille aghi che pungono, simbolo di un passato fatto di dolore, da cui trovare gli stimoli per la propria rinascita.

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Insomma una mostra che riesce a scavarti dentro, che lo si voglia o meno. Una mostra grazie a cui esplorare le proprie “stanze” dell’anima, in cui far riaffiorare sensazioni e ricordi lontani, in cui abbandonarsi totalmente, senza paura, al nostro io più profondo, in un viaggio dentro noi stessi.