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Il mondo della moda è sempre al passo con i tempi, rapido e in evoluzione come la realtà. Prima ancora che in Italia s’iniziasse a parlare di bio ed olio di palma, case di moda con iniziative sulla sostenibilità del fashion erano già comparse nel mondo. Emma Watson, giovane attrice e donna intraprendente, si fa ambasciatrice della causa, attraverso Instagram ed abiti eco-friendly.

Emma Watson, una donna dai mille interessi: l’abbiamo vista ambasciatrice ONU, indaffarata nella difesa delle donne e pronta a difendere l’eguaglianza di genere. In questo caso, si fa testimonial di grandi firme come per Calvin Klein al MET Gala del 2016 e spiega come e cosa viene usato per creare i suoi abiti; lo fa attraverso Instagram così che i suoi fan possano comprendere l’importanza della causa. I suoi abiti, non solo sono fatti con materiali sostenibili, ma sono composti da più elementi così da poter essere mixati e riutilizzati. Grazie a lei, Dior ha mostrato di essere al passo con i tempi nel film “La Bella e la Bestia”, attraverso il meraviglioso vestito giallo completamente realizzato con materiali organici. Molte altre star apprezzano questa nuova frontiera; sono soprattutto donne generalmente più sensibili e predisposte a cause sociali.

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Un’eco-woman è Isabelle Quéhé, la prima che ha costruito il più grande network internazionale di esperti di moda e sartoria etica, per promuovere l’eco-chic con la sua associazione Universal Love. Il suo segno distintivo è la fiera annuale a Parigi e Berlino, un’occasione per conoscere nuove proposte di stile catalogate in base al materiale di riferimento usato.

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Sulle passerelle non si nota la differenza, ma molte grandi firme hanno sposato il progetto della sostenibilità e del riciclaggio. La grande Vivienne Westwood, stilista d’avanguardia, pochi mesi fa ha presentato la sua collezione ecologica e dal sapore retrò. Il pensiero di base della green-mood è quello di comprare meno e riciclare di più, riutilizzare per far fronte al prezzo che sicuramente non è basso, ma è reale, vicino ai costi di fabbricazione. I prezzi bassi dei capi, portano con loro conseguenze che sembrano lontane da noi ma che sono importantissime, ma ci sono brand che abbracciano la filosofia del “high quality, low price” come: Vetta Capsule, Ethica o Elegantees, ma si può anche attingere dalla propria personalità e creare qualcosa di nuovo affidandosi al vintage.

La moda eco sostenibile è diventata parte del mondo dell’haute couture mentre invece prima era associata agli hippie. Grandi aziende di pret-à-porter hanno capito dove sta girando il mondo e si sono adeguati: HeM ha studiato una collezione “Conscious” proponendo fabbriche locali per sottolineare il cerchio veloce della produzione senza sacrificare lo stile Svedese che rimane comunque cheep and cool; Zara e Mango si danno da fare, in questo senso, non solo producendo collezioni d’impronta eco ma sostenendo anche i giovani stilisti con borse di studio e progetti dedicati.

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Anche Milano si è avvicinata alla causa grazie alle fashioiste tra i 35 e i 50 anni curiose ed aperte alle novità. Una nota boutique ha lanciato griffe che seguono precetti biologici, prodotti che fanno da padrone nella nuova vetrina smart. E’ nato anche un progetto tra Regione Emilia Romagna e l’associazione Impronta Leggera: 10 donne hanno organizzato una scuola che insegni ai giovani stilisti a fare eco-moda. Un’altra iniziativa che sta crescendo sempre più è FashionForGood nata per rendere l’industria della moda un punto di riferimento per la sostenibilità dell’economia mondiale. La casa base è ad Amsterdam, dove l’associazione ha creato una piccola mostra per “The 5 Goods”, i cinque pilastri usati per diffondere quest’idea ormai con più di 900 seguaci.

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Un nuovo stile di vita, un cambiamento d’epoca che non si ferma alla dieta vegan ma valore per aiutare l’ambiente e ripensare l’economia mondiale; quel che dall’esterno viene visto come frivolo, si rivela punto fondamentale nel progresso.