Chi di bar ferisce di osteria perisce, se Tiffany apre il Blue Box nelle propria sede storica inserita nella cornice metropolitana di New York, allora Gucci risponde con la Gucci Osteria all’interno del nuovo spazio espositivo Gucci Garden, a Piazza della Mercanzia di Firenze. Una vera sede d’eccezione quella scelta dal direttore creativo Alessandro Michele, ossia un meraviglioso palazzo quattrocentesco completamente rinnovato e diviso in area ristorante, boutique e zona espositiva a cura della critica Maria Luisa Frisa.

Quest’ultima non è altro che un omaggio all’archivio storico del marchio attraverso le storiche campagne pubblicitarie, il focus sulle lavorazioni artigianali e gli oggetti vintage. Le diverse sale tematiche iniziano con Guccification, area dedicata all’intramontabile doppia G della Maison, per proseguire con Paraphernalia, adibita ad enciclopedia dei codici del marchio, Cosmorama, dedicata alla storica clientela Gucci del jet-set internazionale e all’evoluzione dell’elemento araldico, De Rerum Natura, altare all’amore di Michele per la natura e la storia naturale, concludendosi con un percorso attraverso la storia di Gucci tra oggetti, video e ricordi.

Un viaggio tra passato, presente e futuro, dal vecchio al nuovo in pochi metri quadrati, dalla natura rigogliosa alla preziosa artigianalità in un piccolo passo. Se parliamo di moda non può mancare di certo una boutique di oggetti esclusivi, dove trovare la propria limit way di vivere Gucci, immersi in colori variopinti e un suggestivo sapore vintage.

Ma il bello deve ancora arrivare, perché è sempre di food che stiamo parlando e se a tradurre l’immaginifico mondo del marchio ci pensa Massimo Bottura, si parla una lingua stellata. Lo chef firma tutta la proposta gastronomica della Gucci Osteria, dando vita ad un menù multietnico ispirato ai propri viaggi e alla città di Firenze, da sempre meta e base per i mercanti, senza dimenticare delle dediche speciali alla brigata e alla famiglia.

Si parte con un antipasto a base di tostada di mais con guacamole e bonito pescato nell’Adriatico, a eco della figura della chef Karime Lopez Kondo di origine messicana ma formatasi a Lima. Piatto unico a rappresentare Kondo Takahiko, storico sous chef di Bottura all’Osteria Francescana di Modena, ossia un bun classico cinese con pancia di maiale laccata al miso e salsa giapponese leggermente piccante. Cos’è un bun? Un panino cotto al vapore e per chi non ama il maiale c’è sempre l’alternativa con carne chianina o Emilia burger. Tra i contorni melanzane piccanti, carciofo alla Giudia e spinaci al parmigiano reggiano.

Il primo “sono io” dice Bottura, un tortellino con crema di parmigiano 36 mesi di vacca bianca emulsionato con acqua, né burro né panna, come vero sinonimo di verità. Acqua e Parmigiano sono, infatti, frullati ad altissima velocità per lasciare autentici gli ingredienti di qualità, dando vita ad un compromesso tra la panna e i tortellini in brodo. Presenti sul menù dei primi piatti, anche, Risotto dove la foresta di mare e Orzo e farro con brodo di cipolla arrosto. Dulcis in fundo con il Charley Marley, un omaggio al figlio di Bottura, un tortino al cioccolato e mascarpone, affiancato da tiramisù roll cake, amarena cheesecake, sorbetto di Spritz al mandarino con macedonia, Pinacolada.

Il viaggio dentro la Gucci cousin si fa dentro ai piatti di Richard Ginori e pagando un biglietto da soli 20-30 euro a piatto. Sempre di più se si parla di moda si parla di food e viceversa, i marchi seguono il trend, lo attualizzano, sperimentano, cercando di seguire il consumatore in tutte le fasi della sua esperienza plurisensoriale e onirica. Sogno o son desto? Alessandro Michele sicuramente lo è vista la sua prima posizione nella classifica dei marchi più venduti nell’ultimo anno e noi non possiamo che mangiare alla sua tavola imbandita. A Firenze ovviamente.