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Helmuth Köcher nasce a Merano il 24 Luglio 1959. Consegue la laurea in Scienze Politiche, Media e Storia Contemporanea all’Università di Innsbruck ma la sua strada cambierà presto direzione nel 1989 quando si innamora a Bordeaux del vino francese.

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Da qui inizia la sua avventura che lo porterà nel 1992 ad organizzare il primo Merano WineFestival che oggi è giunto alla sua 25esima edizione. Helmuth, intervistato ai nostri microfoni ci ha spiegato come è nata la sua passione: Alcune cose nella nostra vita nascono per amore, per passione e per dedizione. Anche solo bevendo un bicchiere di vino volevo sapere di più, sono di natura una persona che non si accontenta, voglio sempre scoprire quello che sta dietro soprattutto sui prodotti. Voglio andare a fondo ad ogni cosa in cui sono interessato, questo fa parte della mia personalità, il vino non è stato solo un prodotto che ho approfondito ma che mi ha incuriosito in maniera talmente forte che mi ha catturato, questo mondo mi ha rapito”.

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“Se noi vediamo l’espressione in un prodotto come l’uva che parte da una radice e cerca di trovare il suo habitat in un terreno che è diverso da una zona all’altra e quello che trova nel terreno ci offre la possibilità di assaggiare questo prodotto che viene trasformato poi in una bottiglia di vino. Tutto questo è stato alla base della mia curiosità, ed è diventata un ‘ever ending story’ perché il bello è poi vedere tutti i cambiamenti della natura, le differenze tra i vari vini in base alle tipologie di terreno, alle condizioni climatiche. E’ come quando ti innamori di una donna, in un bicchiere di vino mi piace chiudere gli occhi, assaggiare un vino ed immergermi nel territorio per cercare di decifrarlo.

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Nel 1992 poi arriva la svolta con la prima edizione del Merano WineFestival. “La mia passione nasce alla fine degli anni ’80 in un periodo in cui non ci sono i cellulari, non c’è internet e quindi non c’è il ritmo che c’è oggi. Il vino in quel periodo non era visto sotto una buona stella, c’erano stati tutti gli scandali del metanolo, di persone decedute per un vino che era tutt’altro vino, la sua immagine non era positiva. C’era quindi la necessità di dare importanza a questi prodotti di grande pregio che non venivano considerati. Da li è nata l’idea: dopo aver fatto vari assaggi, aver parlato con i produttori e aver visto che nel mondo del vino in quegli anni c’erano solo eventi locali come le classiche sagre, c’era una fiera come il Vinitaly che però non aveva un forte appeal perchè mancava l’approccio al vino”.

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“Noi, a suo tempo eravamo in due, volevamo fare qualcosa per questo prodotto notevole e volevamo trasmettere questa esperienza che avevamo fatto negli ultimi 2 anni anche ad altre persone, volevamo far capire il concetto di alta qualità. Per fare questo abbiamo deciso di far venire i produttori a Merano. Anche all’estero non c’erano eventi di questo genere, solo alcune fiere a Monaco e a Francoforte, per questo abbiamo deciso di farlo in un periodo dell’anno in cui il produttore ha tempo e quindi a conclusione della vendemmia, Merano a suo tempo non era facilmente raggiungibile come oggi, da Bolzano ci si impiegava quasi un’ora in macchina allora, altra cosa importantissima, abbiamo deciso di farlo in un periodo in cui non ci fossero flussi turistici. Le persone che partecipano a questo evento devono essere persone affini alla nostra passione e per questo abbiamo scelto novembre”.

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Anche la parola Wine Festival nasce dal voler creare qualcosa che non fosse una fiera ma più un forum, un luogo in cui scambiarsi esperienze tra produttori, tra produttore e giornalista, produttore e consumatore creare un fermento per cercare di lanciare e comunicare questa volontà del produttore di credere nel proprio territorio e dall’altra parte anche di richiamare l’attenzione sui prodotti. L’altra cosa che abbiamo inventato era un sistema che oggi è normalissimo di degustazione, siamo andati a suo tempo in queste poche fiere che facevano all’estero non trovando nulla che ci piacesse, allora abbiamo deciso di assegnare un tavolo ad ogni produttore per esporre i vini selezionati con al massimo tre etichette. Per il pubblico abbiamo deciso di assegnare un calice ciascuno e con il quale avrebbero fatto tutte le degustazioni, su ogni tavolo poi una caraffa d’acqua per risciacquare il bicchiere. Questo sistema è stato inventato da noi, non c’era nel 1992, sicuramente ne in Italia ne nei posti che avevamo visitato in Europa, se l’avessimo fatto brevettare a suo tempo oggi saremmo stati milionari“.

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Quale sarà il futuro del Merano WineFestival? “Cerco sempre di mantenere una linea che rispetti da un alto l’azienda e il territorio e che dia a chi viene a trovarci una chiave per riuscire a capire la selezione che è basilare. I prodotti che vengono messi in degustazione devono essere di massima qualità, questo è il criterio base. Poi l’evoluzione la vedo anche spostando l’asse sulla parte internazionale, che è già presente a Merano, facendo un confronto tra i vini nazionali e quelli esteri. Se noi vediamo oggi nel mondo chi ha creato il brand è la Francia con tre marchi forti: Champagne, Bordeaux e Borgogna che oggi dominano il mercato. I vini made in Italy per me vanno comunicati ancora meglio perchè sono alla pari se non addirittura superiori la differenza è che noi abbiamo iniziato a chiedere la qualità negli ultimo quarant’anni mentre la Francia lo fa da ormai duecento anni. Il Merano WineFestival  ha dato la chiave a tutti i produttori per credere nella qualità, vedo quindi il Festival come un riferimento per eventuali evoluzioni che nei prossimi 10-20 anni possano avvenire. Il Merano vuole soprattutto per quanto riguarda il prodotto vino, ma anche il prodotto tipico dare un’impronta nazionale ma sempre più internazionale”.