Ad-Amsterdam-con-mamma-e-papà

Amsterdam è la città alla quale si pensa per fare un viaggio con la solita comitiva, con gli amici divertenti, in coppia al massimo. In questo caso, invece, si tratta di un weekend in famiglia. “Surreale ma bello”, diceva qualcuno.

Tre giorni a disposizione: una città che sembra tranquilla, taciturna e, a tratti, romantica. Innanzitutto, la sfida più grande è convincere i tuoi, ormai più che cinquantenni, ad entrare in coffee shop: “Mà, andiamo a vedere!”. Padri che negli anni ’80 ne combinavano di tutti i colori, si dissociano dalla tua curiosità di persona per bene e se ne stanno nei negozi di souvenir che non sono poi così lontani dai coffee-shop, ma tu spiegaglielo che: “Tanto è uguale!”.

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Ovviamente, dipende dal tipo di genitore preso in considerazione: fossero una coppia hippy, rimembrante dei bei tempi di Woodstock e del “Peace and Love”, sarebbe stato tutto molto più semplice. In questo caso, però, parliamo di una mamma del sud adottata da Roma ai tempi che furono, abbastanza rigida ed inquadrata, che lavora con i bimbi e pensa al futuro del mondo. Parliamo di un papà, cresciuto tra i cortei di Pannella ed i camperos che però ormai è adatto alla vita tranquilla di paese e che non osa più di tanto. Parliamo di una ragazza che, cresciuta con un’educazione ferrea, non ha mai osato neanche provare una qualsiasi droga leggera per paura di un collasso e dell’ira funesta della madre. Insomma: una famiglia tranquilla senza troppi problemi. Segni particolari: non è il primo weekend passato in una capitale europea, ci sono già state Copenaghen e Sarajevo.

Tornando ad Amsterdam, il giorno d’arrivo è stato pieno di sorprese: prima fra tutte quella che a gestire l’hotel c’era una famiglia di cinesi, cosa strana per un italiano in trasferta, e che l’entrata sembrava più quella di una vecchia bettola che di un hotel pagato anche troppo. Anche il fatto che i mezzi pubblici funzionino alla perfezione di domenica e nei giorni di festa, non è da sottovalutare, soprattutto quando la città è visitabile a piedi tranquillamente. La giornata è passata tra il magnifico mercato dei fiori e una piccola crociera tra i canali conclusasi alla fermata della casa di Hanna Frank con una fila troppo lunga per essere fatta. Incredibilmente all’acquisto di un lollipop alla marjuana, il massimo della trasgressione di questo viaggio, i genitori in questione non hanno fatto una piega, se non una smorfia per il disgusto.

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Il Van Gogh Museum, il 1° maggio, ha visto una lunghissima attesa di due ore e mezza, per poi sfociare in un pranzo, una visita senza audio-guida e un sentimento di perplessità su i quadri presenti che comprendevano anche opere di altri autori, tutte molto belle e che sicuramente hanno ispirato il buon Vincent, che vale la pena di ammirare. Accompagnati da un’espressione di stupore causata dalle migliaia di biciclette parcheggiate in fila, il pomeriggio, è stato all’insegna di Albert Cuypstraat Market, uno dei tanti mercatini delle pulci presenti in città con mille stand, mille odori e mille lingue diverse che aleggiano intorno. Non si tratta della stazione Termini, ma di una città multiculturale e senza taboo. Per esempio, una cosa insolita presente in questo quartiere, “de Piyp”, è il fatto che dietro una pesante tenda in velluto c’è un’ex chiesa copta, oggi ristorante.

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L’ultimo giorno, rapido check al museo delle scienze: NEMO. Un museo interamente dedicato ai bambini, una sorta di Explora su cinque piani, con esperimenti e marchingegni scientifici adatti a tutte le età tanto che i genitori si divertono più dei figli tra bolle di sapone, specchi deformanti, simulatori ed effetti ottici. Il ritorno in patria ha suscitato un’ansia generale causata dal ritardo del volo per Monaco, dov’era lo scalo, ed un momento d’attività ginnica per spostarsi, con i bagagli a mano, da un gate all’altro. Insomma: la città era bella, piena di spunti e punti d’interesse ma i genitori, quelli ligi al ruolo, non sono corruttibili, possono variare dal divertente all’esilarante ma non si prestano alle bravate giovanili che Amsterdam richiederebbe.

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