Dal 1 al 18 Febbraio, Giancarlo Nanni e Manuela Kustermann insieme alla loro storica compagnia La Fabbrica dell’Attore, nata dai fermenti storici del teatro d’avanguardia della fine degli anni 60 nella loro prima sede il Teatro la Fede, portarono in scena, dopo un lavoro di studi e laboratori durato circa 3 anni dal 1995 al 1997, al teatro Vascello di Roma, il loro primo Cechov- Il Gabbiano. Sicuramente uno degli spettacoli più rappresentativi di Giancarlo Nanni e del suo modo di fare teatro. Nanni ha utilizzato il testo di Cechov per sviluppare due temi a lui cari e sempre molto attuali: “l’arte scenica e la memoria” e “il nuovo attore e la scena”. La sua messa in scena ebbe tantissimi consensi di pubblico e di critica con un’importante tournée internazionale come il Caffè la Mama di New York dove il suo lavoro “Il Gabbiano” fu apprezzato da molti membri dell’Actors Studio fra cui il direttore artistico Estelle Parsons, che chiese per la prima volta a un regista italiano di dirigere un acting workshop presso l’Actors Studio con Harvey Keitel moderatore. Un’esperienza questa che ha sicuramente dato lustro alla sua lunga carriera di artista. Giancarlo Nanni, nato a Rodi nel 1941, si dedica all’età di 18 anni alla pittura iniziando a esporre alla Galleria Arco D’Alibert e partecipando con happenings nel 1965 a varie manifestazioni: Urbs Rosa a Monaco, nel 1966  al Carnevale di Rieti, e nel 1967 24 ore No Stop Teatro alla Libreria Feltrinelli di Roma. Girò nel 1968 un happening sul Tevere per la Televisione Tedesca.

Alla fine degli anni 60 inizia la sua attività teatrale con Manuela Kustermann, e fonda il Teatro La Fede, da cui escono artisti come Memè Perlini, Giuliano Vasilicò, Valentino Orfeo, Pippo di Marca, Gianni Fiori, ecc. che insieme a Nanni sono il nucleo principale del movimento conosciuto come la Scuola Romana. Al suo attivo un gran numero di regie teatrali, operistiche, cinematografiche e televisive. Mette in scena spettacoli significativi per l’immaginario giovanile e non solo, nascono produzioni storiche come A come Alice, Risveglio di Primavera, L’imperatore della Cina, che provocano la nascita di quel movimento teatrale che privilegia l’immagine alla parola. Al Teatro la Fede passano artisti internazionali come Steve Lacy, John Cage, Gèrard Gelas, The Living Theatre. Nel 1989 acquista e restaura, insieme a Manuela Kustermann, il cinema Vascello trasformandolo in uno dei teatri più belli e moderni di Roma inaugurato con un grande spettacolo internazionale Qui non ci torno più di Tadeusz Kantor e il suo Teatro Cricot di Varsavia, che indica la linea di tendenza di un nuovo teatro di sperimentazione e ricerca di linguaggi teatrali innovativi

Il Gabbiano di Nanni è un ulteriore testimonianza di una modalità di lavoro che si basa sull’improvvisazione e sulla ricerca di nuovi linguaggi teatrali. A partire da Il Gabbiano di Cechov, citava Nanni, tentiamo un volo immaginario verso la storia delle rappresentazioni cechoviane, dalla prima edizione di Stanislavskij attraverso le grandi regie del passato, sino al presente remoto di Visconti, Strehler e Peter Brook. Un laboratorio di immagini. Un tentativo di andare ancora più in profondità, liberando la scrittura cechoviana dal suo modello interpretativo. Attraverso un processo di rimandi, improvvisazioni, di uso di moderne tecnologie e con passaggi improvvisi di tempo e spazio, abbiamo cercato di comporre e scomporre questo affresco della vita umana, dove gli eccessi artistici e la loro caduta, i fallimenti, le angosce, gli stati sublimi della creazione si fondono in una scrittura scenica senza schemi prefissi.

Pur rappresentando uno spaccato sociale della borghesia russa di fine ‘800, Il Gabbiano, è un’opera di grande attualità, sia per l’intreccio tra natura, sentimenti umani e complessità dell’arte, sia per il conflitto generazionale tra i personaggi. La protagonista Irina Arkadina è un’attrice famosa, il suo amante Trigorin, un noto scrittore. Anche il figlio di Irina, Kostya, aspira a diventare scrittore e Nina, la ragazza da lui amata (e che si innamorerà di Trigorin), sogna di fare l’attrice, mentre Masha, da sempre innamorata di Kostya, perderà ogni illusione d’amore. Tutti i personaggi sono dominati dalla stessa voglia di vivere e di amare, ma anche quando riescono a realizzare i loro sogni, pagheranno con l’infelicità ed il cinismo. Tuttavia lo sguardo dell’autore è ironico: in villeggiatura sulle rive di un lago vari personaggi si incontrano, leggono, si riposano, pescano e soprattutto si annoiano: i drammi e le tragedie accadono fuori scena.