Secondo i dati Istat le vittime degli incidenti stradali, in Italia, sono 3.283 ogni anno. A queste si aggiungono 2.810 persone che ogni anno muoiono a causa dell’inquinamento da NOx (emesso dalla benzina diesel). Nonostante questo l’auto è uno status symbol, le pubblicità si susseguono in tv, alla radio, per strada. Tu sei la tua auto nuova fiammante, puoi dominare la città, farti scorrazzare ovunque… Ma una pubblicità che elenchi i benefici dell’andare in bici? Degli incentivi aziendali per i dipendenti che vanno a lavoro con la bici, i mezzi pubblici o condividendo l’auto?

Allarghiamo il cerchio. In Europa, ogni anno, circa 10.000 persone muoiono a causa dell’ossido di azoto, il NOx di cui prima. Un terzo delle vittime sono italiani, perché? Troppe auto, punto! Siamo la patria delle automobili, dal secondo dopoguerra in poi i veicoli a motore sono aumentati a dismisura e l’attenzione alla mobilità pubblica piuttosto che ciclabile è stata pari allo zero. Se guardiamo alle politiche adottate dalle altri nazioni europee vedremo che Copenhagen anche quest’anno vince la classifica mondiale delle città “bike friendly”, Oslo prevede di eliminare completamente le automobili dal centro cittadino entro il 2019, Madrid prevede di vietare l’ingresso alle auto in un’area di due chilometri quadrati nel centro cittadino, Amburgo progetta una “rete verde”, senza automobili, che coprirà il 40% della città, Parigi vieterà le auto a gasolio e raddoppierà la rete ciclabile.

In Italia, ogni giorno, 1 milione e 800mila persone salgono in auto per andare a lavorare. Ma avete mai osservato le auto ferme al semaforo? Sono vuote! C’è solo il conducente. E Roma detiene il record (negativo) di 76 automobili ogni 100 abitanti. Chi vive nella capitale conosce bene le conseguenze: traffico, traffico, traffico, incidenti, stress, attraversare anche se sulle strisce pedonali è sempre pericoloso, muoversi in bici è pericoloso, nonostante la sensibilità verso il mezzo sia cresciuta in termini millimesimali.

E le auto elettriche? Un bel paliativo, non sono a impatto zero. I materiali utilizzati per le batterie di queste automobili (ma anche di Pc e smartphone) , litio e cobalto, sono metalli estratti con metodi inquinanti e la stessa energia elettrica non è sempre pulita o rinnovabile, può derivare anche da una centrale a carbone.

Non è una strada senza uscita, la soluzione esiste, il cambiamento è già in atto ma le lobby mondiali delle automobili e del petrolio sono dure a morire e mettono in campo ogni tipo di strategia per non perdere il loro potere. Ma torniamo alle soluzioni: ridurre e condividere. Il concetto di proprietà di un oggetto è sempre più svuotato del suo valore. L’auto, come tutti gli oggetti utili ma dannosi per il pianeta, va condivisa. In Italia contiamo 2/3 auto per ogni famiglia, un’assurdità. Condividere le automobili, incentivare il car sharing e il car pooling è il primo passo verso la riduzione del parco auto. Contestualmente va incentivata e migliorata la rete dei mezzi pubblici affinché chi decide di disfarsi dell’auto possa avere una valida alternativa. Ultima ma non meno importate va incentivato l’utilizzo della bicicletta che deve necessariamente essere affiancato dalla messa in sicurezza delle strade, da percorsi ciclabili fatti con criterio, da un percorso educativo, perché in Italia ormai manca l’educazione e il rispetto di chi utilizza un mezzo diverso dall’automobile. È tutto più semplice di quanto immaginiamo.

Valeria Minieri