medusa

Autrice, scrittrice, blogger.

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Dopo essersi cimentato con alcuni racconti lunghi, come “Il Segno di Joao” e “Tutti gli amici di Anna” (Scrittura & Scritture), tutti caratterizzati da un profondo interesse per l’attualità e alcune tematiche sociali legate ai giovani, Enrico Pennino ha fatto il grande passo. È appena uscito, infatti, il primo romanzo scritto da questo talentuoso autore partenopeo, intitolato “Medusa”, Tabula Fati Editore. La storia è incentrata sulla figura di Luigi Medulla, detto Medusa, un ex promessa del calcio napoletano ormai quarantenne che nella vita ha avuto più rimpianti che soddisfazioni, ma che, nonostante ciò, non ha mai cercato di arginare la propria capacità di cacciarsi nei guai. Sempre ai limiti della legalità e circondato da amicizie discutibili, Medusa lavora ai grandi magazzini, cerca di prendersi cura di una madre anziana e, sentendo forte su di sé il peso di non aver sfondato nel mondo del calcio a causa del suo caratteraccio e delle sue cattive compagnie, tenta di riallacciare i rapporti col figlio appena diciottenne con cui non parla da tempo. Visto il rispetto di cui gode ancora nei campi minori, Medusa decide di aiutare il figlio, a sua volta molto promettente, a sfondare nel mondo del calcio, cercando di riscattarsi. Ma le cattive compagnie e il desiderio di un guadagno fin troppo facile rischiano di far crollare di nuovo tutti i suoi buoni propositi.
Scorrevole e diretto, Enrico Pennino ci conduce attraverso i quartieri della sua Napoli vista dagli occhi del protagonista, raccontando il sottile confine che esiste tra la frustrazione e l’indolenza, tra il sacrificio che comporta distinguere il bene dal male e l’incapacità di rifiutare i compromessi. Una storia dura e crudele sul dolore di un sogno infranto.

Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura? Cosa vuoi comunicare?

È la prima volta che mi misuro col “formato romanzo”. Sinora avevo pubblicato racconti lunghi affrontando tematiche sociali per lo più destinate ai giovani. Il tentativo era quello di avvicinarli alla lettura con argomenti interessanti e strettamente d’attualità. Questo romanzo vuole invece allargare la fetta dei lettori. “Medusa” è un libro per certi versi “cattivo”, la galleria di personaggi che propongo mostra debolezze e difetti tipici dell’animo umano. Il calcio, argomento nazional popolare, fa da sfondo a una storia che va ben oltre l’ambientazione sportiva: si parla di rapporti familiari difficili, delinquenza, disillusioni. Mi sono lasciato ispirare dalla mia esperienza personale, dalla gente che abitava il quartiere popolare nel quale sono cresciuto, le loro vicende, i loro sogni, i loro fallimenti. Ho costruito una trama che unisce e intreccia le esistenze di più protagonisti, con un finale a sorpresa che chiaramente non anticipo.

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Chi è Luigi Medulla, detto Medusa, il protagonista della storia? Come lo definiresti e, in generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi?

Medulla è il protagonista del romanzo, un quarantenne cinico e immaturo, cresciuto in un contesto degradato che lo ha sempre idolatrato per le sue doti atletiche, cosa che per molti gli avrebbero assicurato un futuro radioso in campo sportivo. In realtà, per colpa del suo carattere, Medusa non è riuscito a sfondare, il libro racconta la sua esistenza ai margini di una vita che immaginava diversa, l’ignavia e l’indolenza di un uomo che cerca comunque di riemergere attraverso il riavvicinamento a un figlio che aveva abbandonato anni prima. Tutti i personaggi che ho caricato a bordo durante il percorso di scrittura sono stati scelti ad hoc per raccontare di un contesto difficile, di soggetti poco raccomandabili che orbitano nei quartieri periferici, di attività poco chiare sempre più spesso alla ribalta nella cronaca nera.

Anche Napoli, tua città d’origine che fa da sfondo a questa storia, sembra essere un vero e proprio personaggio, elemento ricorrente nel tuo lavoro di autore sempre proteso verso tematiche socialmente complesse. Come mai questa scelta? Che legame hai con la tua città?

Napoli è casa mia, ci sono nato e cresciuto, è una città che ti sorprende sempre, in un senso o in un altro. Da sempre la considero la più grande fonte di ispirazione delle mie storie perché propone personaggi negativi e positivi, un quotidiano che ha spesso dell’incredibile, situazioni che definire border-line è poco. Mi ritengo fortunato, posso pescare senza problemi in questa complessità e, vista l’età adulta, di cose ne ho vissute molte.

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Cosa significa, al giorno d’oggi, dedicarsi alla scrittura, in uno scenario editoriale ancora in crisi? Facciamo un bilancio della tua esperienza.

La passione non conosce crisi, sebbene ci si muova in un contesto complicato. Dedicarsi alla scrittura per me significa trovare uno spazio dove potermi esprimere, soddisfare quell’esigenza che molti hanno in altri campi artistici. Sono quattordici anni che mi muovo nel mondo dell’editoria indipendente: non è stato facile. Mi piace però pensare che esiste una rete di autori ed editori che remano insieme nella stessa direzione, nel tentativo di diffondere con ancora più forza la cultura e mantenere vivo l’interesse dei lettori verso questo universo.

A cosa stai lavorando ora? E quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per il momento mi concentro su “Medusa” e sulla promozione del libro. I progetti in cantiere sono sempre tanti, sfrutterò i mesi a disposizione per approntare una nuova storia. Vorrei affrontare ancora tematiche sociali nei miei scritti, in maniera elaborata, originale. Penso sempre che la sfida più grande sia quella di proporre un testo godibile ma che lasci qualcosa al lettore, che lo inviti a riflettere.

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