Eugenio-Durante

Influencer su Instagram – “Così dicono”, replica ironicamente – conta 15mila follower. L’amore innato per la recitazione e il teatro. Un sorriso stampato e una solarità che contagiano, da buon ragazzo del Sud. Questo è Eugenio. Trapiantato a Roma dalla Sicilia perché gli “stava stretta” e per inseguire il suo sogno, la crescita in ambito artistico e teatrale, ha costruito col tempo una community consistente sui social. “Non ho mai comprato follower, non serve a nulla”, dice Eugenio. Allora qual è il “segreto” per conquistare un tale seguito? Ce lo spiega in questa intervista.

Nasci a Siracusa ma attualmente vivi a Roma. Perché questa scelta?

Ho iniziato qui l’università sette anni fa e poi sono finito a lavorare. E’ una scelta che ho fatto perché la Sicilia me la sentivo un po’ stretta, per quanto sia una bellissima terra. Non avevo possibilità di fare quello che mi piaceva, soprattutto recitare. Ora quando torno sto benissimo. Faccio su e giù frequentemente. Ho trovato il mio equilibrio.

 

La passione per la recitazione. Come nasce? La coltivi ancora?

La passione per la recitazione mi accompagna da sempre. E’ innata. All’asilo già conducevo le recite. Ho iniziato a recitare davvero alle scuole medie, grazie ad un laboratorio teatrale e da lì ho capito che era amore folle. Poi ho esplorato tutti i campi del teatro. Ho recitato ma ho fatto anche regia, assistente alla scena, ho scritto uno spettacolo. Non mi manca nulla. E’ un amore a 360 gradi. Non faccio spettacoli da tanto tempo. Negli ultimi anni sono stato impegnato più sul versante della conduzione che, attualmente, mi appaga molto. Però sicuramente vorrei ricominciare a fare spettacoli. Il teatro continua a essere parte della mia vita.

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Sei impegnato nel ruolo di moderatore al Gay Village di Roma per le presentazioni letterarie. Come nasce questa collaborazione?

Sono già diversi anni che collaboro in vario modo con il Village. Lo scorso anno come volontario, caring. Quest’anno mi è stata proposta questa collaborazione e ho accettato subito perché amo il Gay Village. Aldilà del divertimento mi piace il fatto che si dia spazio alla cultura.

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Sei un influencer. Conti 15mila followers su Instagram. Come ti spieghi questo grande seguito sui social? C’è un segreto per avere visibilità su questi canali?

Segreto forse non c’è. Quando inizio a seguire una persona mi chiedo sempre “Perché la sto seguendo?”. La risposta è “Perché è sincero, spontaneo e mi piace quello che racconta”. Quindi mi sono detto anziché pubblicare foto random di cosa mi capita, voglio costruire un racconto. Forse il segreto è proprio questo, creare un’unità di racconto attraverso le fotografie.

Ti ci rivedi nel ruolo di influencer? Com’è sapere che “influenzi” qualcuno?

Mi piace raccontare quello che faccio, che mi succede. Se quello che faccio piace e ispira altri a fare lo stesso io sono molto contento. Per esempio mi è capitato di fare un viaggio a Dubai e in quell’occasione molte persone mi hanno scritto dicendomi di aver visto le foto e chiedendomi di più al riguardo. In quel caso non ho spinto un brand ma fatto una cosa per me stesso. E’ piaciuta e ben venga se è stata utile anche ad altre persone. Poi c’è tutta la parte commerciale dell’influencer, quindi promuovere brand, farsi foto. Ma attualmente non è la mia priorità.

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Sul tuo profilo Instagram ci sono pochi scatti da shooting fotografico. Con la tua gallery offri uno spaccato della tua quotidianità. Non sei un “markettaro”, non dispensi consigli di stile. Qual è il tuo obiettivo/criterio di impiego dei social?

Il mio obiettivo con Instagram è raccontare la mia storia. E sicuramente acquisire una visibilità che possa essere funzionale a portare avanti la mia passione per la recitazione. Che possa darmi maggiori possibilità. E’ capitato qualche volta di farmi delle foto per promuovere brand, eventi, ma è un product placement “buono”, non troppo marcato. La mia priorità rimane raccontarmi.

A proposito dei tuoi seguaci. C’è feedback da parte loro? Si instaura uno scambio comunicativo?

Sicuramente. Ricevo molti commenti, soprattutto in risposta alle storie di Instagram. Alcuni ci provano spudoratamente, altri chiedono consigli. Assolutamente c’è un bel rapporto di scambio, feedback. Ed è quello poi che ti tiene in vita. Con alcuni ci siamo perfino incontrati, quindi si esce anche al di fuori dell’ambiente social.

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Dimmi la verità, hai mai comprato qualche follower?

No. Comprare follower per me significa sporcare, rovinare il proprio profilo. Perché si tratta poi di seguaci non attivi. Significa avere semplicemente un numero che poi non mi genera nulla. Non è facile far crescere i follower, è vero. Io ho iniziato a veder crescere la mia community nel momento in cui ho cambiato strategia comunicativa, ovvero raccontare qualcosa. Mi piace vedere nei profili altrui una bella foto, un bel racconto. Che è quello che sto cercando di fare io. Foto buttate lì a caso fanno perdere appeal ad un profilo. Seguirei un profilo del genere soltanto se fosse un mio amico.

Sogni nel cassetto, progetti futuri?

Mi piacerebbe tornare nuovamente a lavorare sul versante artistico, in maniera un po’ più forte. Che sia in termini di conduzione o nel teatro. Quindi riaccendere il fuoco di questa mia passione, che forse ho lasciato assopire un po’ troppo.