Federico Baroni

La chitarra come band, la strada come palco e tutta la passione per la musica, in uno scambio reciproco attraverso gli occhi di chi si ferma ad ascoltarlo. Questa la dimensione ideale di Federico Baroni, ventiduenne riminese, arrivato a Roma quattro anni fa per studiare Economia e Management e concorrente della decima edizione di XFactor Italia. Una scintilla scoccata qualche anno fa quando, arrivato nella Capitale, Federico ha iniziato a studiare canto e chitarra scoprendo un nuovo mondo, quello della musica, che è finito per diventare un vero amore. Dopo un viaggio in Inghilterra una nuova rivelazione: la strada. “Una magia che nessun palco riesce a darti”, ha dichiarato il cantante riminese, un’atmosfera suggestiva, semplice, diretta, vera. Gli sguardi, le espressioni, le emozioni di chi ti guarda, creano una cornice di sensazioni inspiegabili.

Federico Baroni

Un percorso artistico giovane ma promettente quello di Federico, nato tra locali, street live e tv. Nel 2015 un tour musicale attraverso numerose città italiane, poi l’esperienza ad X Factor Italia, l’esibizione ad Edicola Fiore, la collaborazione con Noemi in occasione della festa di Natale della AS Roma.

Numerose soddisfazione che il cantante vive con la freschezza di un giovane, consapevole degli strumenti e delle potenzialità della rete e dei social, ma anche con la maturità di chi ha le idee chiare, di chi vuole costruire un’identità definita e riconoscibile nel mondo variegato e complesso della musica. A noi  dell’Occhioche ha raccontato il suo rapporto con questa passione, con la strada, i progetti in corso  e i sogni futuri.

L’intervista a Federico Baroni

Studente di Economia e Management con il sogno di diventare musicista e cantante. Due passioni apparentemente lontane tra loro, oppure c’è una logica di fondo?

Ho conseguito la laurea triennale, poi mi sono fermato un anno per provare a fare solo musica e nel caso con la musica non dovesse andare; inoltre sto avendo la possibilità di conoscere molti professori e professionisti del settore e questo mi permette di crescere e di crearmi contatti e competenze.

Federico Baroni

Ti sei avvicinato alla musica da grande, come è nata questa passione improvvisa?

Quando sono arrivato a Roma, quattro anni fa, non avevo ancora nessun rapporto con la musica, ero venuto solo per studiare e per cambiare ambiente, visto che il mio lavoro nelle discoteche a Rimini mi aveva stancato. Poi, su consiglio di un mio amico, ho iniziato a fare lezioni di canto, in modo saltuario, senza nessun progetto finché la mia insegnante mi ha consigliato di studiare anche uno strumento. Nel momento in cui ho iniziato a suonare la chitarra ho sentito un vero cambiamento, è scattato qualcosa. Mi si è aperta una nuova visione della musica, una passione profonda.

Il tuo palco preferito è la strada. Come è nata questa scelta, come hai scoperto questa dimensione?

La scintilla decisiva che ha innescato tutto è stato un viaggio in Inghilterra: ho fatto un interrail di due mesi, da solo con la chitarra. Un giorno, dopo essere rimasto per molto tempo ad ascoltare un artista di strada, sono stato invitato a provare: ero emozionatissimo, mi tremavano le mani ma in quel momento è scattato di nuovo qualcosa. Ero rimasto talmente colpito che a sera stessa ho fatto un open mic al Cavern Club di Liverpool ed è stata una delle esperienze più significative della mia vita. Così ho deciso di portare questa mia scoperta in Italia e ho iniziato a suonare per le vie di Roma.

Perché la strada, cosa ha di più rispetto al palco di un locale o della televisione?

Suonare per strada genera un’emozione che nessun palco riesce a creare, è una situazione magica. Le persone che si fermano ad ascoltarti lo fanno perché hanno davvero il piacere di farlo, è uno scambio istantaneo e fortissimo di energie. Due ore di live in strada mi riempiono il vuoto di numerosi giorni storti, ormai è un bisogno, una scarica di emozioni di cui non posso più fare a meno.

 

Tu sei molto giovane, sei un vero nativo digitale. La musica ha subito un grandissimo cambiamento negli ultimi anni con il web, dalla fruizione alla produzione. Quale idea hai di questa spinta travolgente della rete sulla musica?

Come ogni grande rivoluzione anche quella digitale ha i suoi pro e i suoi contro. Prima si compravano cd e vinili, quindi si sceglieva di ascoltare un artista; oggi invece siamo bombardati, il nostro ascolto è veicolato dalle radio e dalle tv. Tutte le piattaforme musicali sono piene di playlist che propongono hit e che noi ascoltiamo senza neanche rendercene conto. Inoltre la libertà del web ha fatto crescere in modo esponenziale il numero di persone che fanno musica e, di conseguenza, si è abbassata la qualità. Tuttavia credo molto nei lati positivi di questo cambiamento, per gli artisti è un modo accessibile per arrivare ad un pubblico vasto senza dover investire in un produttore o in un’etichetta. Poi, nonostante la crisi del supporto fisico, credo che anche per le case discografiche, il fatto di poter lanciare un singolo semplicemente caricandolo in rete, sia una grande opportunità, oltre che un risparmio. Quindi dopo una prima fase di impasse, penso che ora ci si stia adattando al mercato attuale e che si riuscirà a progredire e, il progresso, è sempre positivo.

Hai partecipato alla scorsa edizione di X Factor e hai quindi conosciuto un mondo totalmente diverso dalla strada. In un post di qualche mese fa sulla tua pagina Facebook hai scritto: “Lo sapete cosa mi fa ridere? Vedere che in Italia oggi un artista viene giudicato e preso davvero in considerazione solo quando va in tv”. Cosa era una critica al format talent?

Era un po’ uno sfogo, perché mi dispiace vedere tantissime persone con un grandissimo talento che fanno numerosi live nei piccoli locali ma che nessuno nota. Al contrario, basta un’apparizione in tv e, anche chi non ha grandi qualità, riesce ad emergere. È un po’ quello che è successo a me: quando suonavo per strada, prima di X Factor, ricevevo moltissimi complimenti ma non c’è mai stato un produttore disposto ad investire davvero su di me quando mi presentavo da loro. Poi è bastata un’esibizione in televisione e sono stato contattato da moltissime persone. Di talent scout veri ne sono rimasti davvero pochi, si guarda troppo ai numeri su Youtube, ai like su Facebook e poco alla qualità dell’artista a mio avviso.

L’esperienza ad X Factor quindi è stata un po’ una delusione?

Parto da un presupposto, non sono assolutamente contrario ai talent, credo che oggi siano un’ottima vetrina e spesso l’unica possibilità di arrivare al grande pubblico. Nel mio caso specifico non mi è piaciuto molto come sono uscito, diciamo che per come sono stati montati i pezzi è sembrato che avessi scelto brani “furbi”, per arrivare in un certo modo al pubblico. In realtà sia il mio brano sulla mamma che quello di Justin Bieber mi erano stati fortemente suggeriti dallo staff, nonostante alcuni miei dubbi. Questi sono i rischi della televisione, grande visibilità ma anche meccanismi che spesso non lasciano emergere la tua vera immagine. Al di là di questo è stata un’esperienza bellissima, ho conosciuto moltissimi ragazzi con i quali continuo a suonare.

Tornando alla tua grande passione, scoperta da grande come hai detto, un vero colpo di fulmine. Ci spieghi cosa è la musica per te ora?

In questo momento la musica è come se fosse la mia “morosa”. Ha bisogno di cure, di attenzione, di tempo e anche di soldi…proprio come una ragazza (ride). Con questo paragone voglio dire che la musica è diventata il mio primo pensiero, l’interesse nelle mie giornate al quale dedico più tempo, tutto il resto passa un po’ in secondo piano, ho bisogno di stare con lei e se non suono ne sento davvero la mancanza. Una passione viscerale che richiede dedizione assoluta.

Che progetti hai in questo momento?

Diciamo che in questo periodo sto rivoluzionando tutto il mio repertorio. Mentre prima facevo cantautorato folk – pop acustico, chitarra e voce stile Damien Rice, Ed Sheeran, ora sto cercando un mio nuovo stile. Vorrei fare una cosa che in Italia non ha fatto ancora nessuno: una sorta di Bruno Mars o Maroon Five in italiano, quindi stile funky – dance con sonorità attuali, con innesti anche di elettronica. Da qualche mese ho messo su una band e vorrei realizzare un progetto fresco, ballabile, un vero show. Ho intenzione di costruire una mia identità ben definita per arrivare pronto, con uno stile riconoscibile, a presentare i miei pezzi.

Dove ti possiamo ascoltare?

Ho voglia di suonare e di incontrare tante persone. Quindi ho intenzione di organizzare dei mini tour anche fuori Roma e far conoscere la mia musica dal vivo. Intanto sto facendo molte serate in giro per i locali e poi, appena mi riprenderò da un piccolo incidente in scooter che ho avuto, tornerò a suonare in Via del Corso a Roma nel week end.