Un castello, qualche animale esotico, una passione accecante, una musica di sottofondo e il nome di una divinità greca, ma non stiamo parlando di una favola ne tanto meno di una leggenda. Si tratta di Giano Del Bufalo, un collezionista unico nel genere che si muove tra le strade del centro e del mondo in cerca di pezzi unici e stravaganti da mostrare nella sua incredibile camera delle meraviglie. A noi ha raccontato come, quando e perché.

Intervista a Giano Del Bufalo

Origini nobili, un padre noto come architetto e tra i massimi conoscitori di marmo in Italia, la residenza in un castello, la tua vita risulta già così unica nel suo genere. Come tutto questo ha influenzato il tuo percorso fino a condurti al mondo del collezionismo?

Diciamo che mio padre per primo ha spianato la strada. Dopo aver terminato degli studi privati all’Università in Giurisprudenza, una decisione presa d’istinto e più che altro per accontentare una scelta dei miei genitori, mi resi conto che c’era qualcosa che veramente mi appassionava. Iniziai così a studiare con mio padre le pietre dure e i reperti del mondo antico, innamorandomi poi della tassidermia, la tecnica dell’imbalsamazione e della concia delle pelli, fino ad entrare nel fantastico mondo delle Wunderkammer e delle collezioni rinascimentali legate alla storia naturale. Eppure tutto ha un filo conduttore, perché dal marmo alla storia naturale è un attimo.

Cosa significa per te fare il collezionista, come svolgi il tuo lavoro e nutri questa passione?

Al momento mi sto specializzando nella Wunderkammer, intesa come camera delle meraviglie di cui ne sto sviluppando una puntata sull’esoterismo, ossia che accomuna tutti gli oggetti raccolti sul piano esoterico appunto. Ovviamente per vivere ho bisogno anche di vendere e non solo di comprare, per cui mantengo nella collezione i pezzi più belli e più importanti e vendo il resto. Possiamo dire che sono un commerciante, che viaggia in continuazione e preferisce muoversi per fiere e grandi mercati antiquari. Sto costruendo ora la mia rete, in quanto sono da poco sul mercato, ma alle aste vado difficilmente poiché sempre più persone ne conoscono i meccanismi e il valore degli oggetti e non si trova più niente di interessante. Credo che scegliere un pezzo perché porti il nome di grande artista sia come vincere facile, è molto meglio studiare e tramite quello riuscire a comprare una cosa che gli altri non capiscono.

Sei amante di oggetti unici e stravaganti e tra questi hai una predilezione particolare per la tassidermia, come è nata e cosa ti affascina di questa pratica ormai quasi dimenticata?

Eh si è vero. Direi che mi affascina il fatto di preservare, il fatto di rendere unico ed eterno, come un po’ il poeta che con i versi eterna qualcosa, un significato, una passione, un sentimento anche la tassidermia e l’imbalsamazione dei corpi eterna un essere vivente. Questo accompagnato dall’amore per la natura ovviamente, perché avere a portata di mano delle specie che non potremmo mai avere vicino quotidianamente mi affascina molto. Ma faccio sempre tutto in modo lecito, perché lavoro in modo diverso dal cacciatore, prendendo quegli animali che muoiono per cause naturali direttamente dai parchi e accompagnati dalle dovute certificazioni.

Tutto è nato da un’eredità di un museo, giusto?

Sì, comprai sei anni fa all’asta una collezione di un museo belga andato a fuoco e abbandonato, che fu poi trasferito in Italia. Fu anche un trovarsi al posto giusto al momento giusto, riuscendo ad acquistare la collezione per poi portarla a Roma e restaurarla pezzo per pezzo. Alcuni erano, infatti, in condizioni abbastanza gravi mentre altri erano perfetti, ma mi sono divertito anche se è stato un grande lavoro.

Ti occupi di restaurazione esclusivamente nella tassidermia o anche di oggetti antichi in generale?

Diciamo che per il momento mi limito alla tassidermia, che conosco bene e di cui sono ormai un esperto in pelli, ma negli altri campi preferisco non addentrami. Per esempio la pittura non la conosco, magari un giorno, in quanto sono uno che studia quotidianamente, sperando di diventarne un grande conoscitore. Comunque mi sto specializzando in altro.

Hai intrapreso studi specifici per creare quella che è oggi la tua professione?

Si sì certo, ma essendo circondato da personaggi assurdi sono continuamente bombardato da tantissime influenze diverse, vedi mio padre, la mia tassidermista e il mio tassidermista che sono due persone squisite e che mi aiutano a conoscere questo campo. Mi sento fortunato.

Ad aprile 2016 hai inaugurato Mirabilia, una vera camera delle meraviglie, un museo che è anche sala da tè e luogo di eventi artistici di vario tipo. Quando hai sentito il bisogno di fare questo salto e come hai realizzato e seguito il progetto?

E’ stato un po’ un fulmine a ciel sereno in quanto ho sempre lavorato da casa, compravo una cosa e poi la rivendevo dopo un po’ fino a che gli oggetti da cercare sono aumentati, ma dalle mure non sarei mai diventato un professionista. Cercai, allora, il trampolino di lancio per infilarmi in un mondo  di antiquari o galleristi che fa più fico (ride, ndr) e ho avuto la fortuna di trovare un posto bellissimo qui in centro a Roma. Mi sono detto che era il fato ad aiutarmi e così sono partito con il progetto. Ho fatto tutto da solo, è stato faticosissimo, un lavoro assurdo, poiché si trattava di un posto vuoto senza pareti ne pavimenti. Così me lo sono immaginato, ho costruito questi tre bellissimi archi, ho diviso lo spazio in quattro parti per 100 mq del locale perfetti per quello che dovevo fare. E’ stata dura ma la soddisfazione è stata molta.

Ho letto che l’hai allestito completamente tu, l’hai un po’ creato a tua immagine e somiglianza?

Sì un po’ come un figlio. La passione muove il mondo e io me ne sono reso conto in prima persona, scoprendo questo grande sentimento per il mio lavoro che purtroppo non mi fa dormire la notte.

Ad un anno dalla apertura come si presenta la tua Wunderkammer e di cosa sei fiero?

Adesso è molto più vuota di quando l’ho aperte, per fortuna, ho pezzi nuovi che ho comprato proprio ultimamente e tengo segreti fino all’autunno, affacciandosi il periodo un po’ vuoto dell’estate. Sono fiero del clamore e del successo riscontrato, perché in un anno ho avuto la possibilità di conoscere delle persone incredibili ed interessantissime con cui sto facendo un sacco di cose.

Ci sono novità in arrivo?

I nuovi pezzi ancora non li svelo e penso proprio che farò una mostra dedicata.

Ma la vera domanda è: com’è vivere in un castello?

E’ un sogno, è strano anche se ormai per me è la normalità poiché ci vivo da 10 anni. Mio padre lo comprò che io andavo ancora al liceo, lo restaurò e poi mi chiese se volevo andare lì a vivere con lui poiché era talmente tanto grande che avanzavano degli appartamenti. Accettai subito ovviamente andando a vivere da solo già giovanissimo, in quanto l’appartamento di mio padre è lontano dal mio. Ci diamo appuntamento su whatsapp per vederci.

Quali sono le tue altre passioni e come riesci ad unire tutto?

Un’altra grande passione è la musica, suono tanti strumenti ed è un modo per sfogarmi. Suono invece di andare in palestra.

Cosa possiamo aspettarci ancora da un personaggio stravagante come te per il futuro? 

Adesso sto facendo una cosa che mi piace e che mi diverte molto, ossia costruire dei piccoli documentari, delle pillole di due o tre minuti realizzate con alcuni amici dell’università, dove racconto un oggetto che possiedo o che cerco o messo a disposizioni da amici collezionisti. Ne racconto tutta la storia che c’è intorno in modo anche divertente, poiché la cultura è ormai vista come una cosa dei grandi e noiosa, cercando di insegnare qualcosa che ho studiato e che conosco.

Dove si possono trovare queste pillole?

Le sto mettendo sui miei canali social e sul canale youtube “Made in pillole” creato con questi amici ed è proprio un progetto appena nato.