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Autrice, scrittrice, blogger.

Il sagace e arguto Dante Detective di Giulio Leoni sta per tornare. A tutti gli appassionati che, nel corso di questi anni, non hanno perduto neppure un’avventura del Poeta in versione investigatore non resta che attendere il prossimo mese per rivedere sugli scaffali di tutte le librerie un nuovo appassionante mistero da risolvere, nato dalla penna dello scrittore romano.

Dopo una vita dedicata all’insegnamento, alla critica letteraria e alla poesia, nel 2000 Giulio Leoni ha deciso di fare il grande passo cimentandosi nella narrativa a tempo pieno, in seguito alla vittoria del Premio Tedeschi con il romanzo “Dante Alighieri e i delitti della Medusa”. Da allora il suo Poeta è tornato più volte ad allietare il pubblico dei lettori, ammaliati dagli aspetti poco noti della sua personalità avventurosa e caparbia di infaticabile guerriero, oltre che di uomo di lettere in grado di risolvere delitti inspiegabili.

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L’ultima storia, di prossima pubblicazione, vedrà Dante in fuga e in incognito, sulle tracce di un manoscritto composto, addirittura, nella lingua degli angeli caduti, nel romanzo in uscita a fine maggio dal titolo “Il Manoscritto delle anime perdute”, Editrice Nord.

Ma Giulio Leoni non è solo Dante. La sua ricerca di autore appassionato di mistero va oltre le trame del giallo, passando dal romanzo storico, alla fantascienza, fino al fantasy, verso un’indagine sul soprannaturale a tutto tondo che lo ha portato a capire che nulla è come sembra, persino per un grande scrittore, come ci ha raccontato in questa intervista esclusiva.

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Accanto a una carriera da docente, una seconda vita da narratore tra i più amati da critica e pubblico: quando e da dove nasce questa passione per la scrittura?

 Il piacere – ma anche condanna – della scrittura, come ogni altro amore, nasce sempre nella giovinezza. Certo, esistono anche amori tardivi, ma nella generalità dei casi la scrittura segue di pari passo la lettura, comincia molto presto. Dico che scrivere è figlio del leggere, perché ogni forte lettore arriva sempre, prima o poi, al punto in cui gli pare di aver letto tutto, e cade in depressione: in quel momento comincia a chiedersi se non ci sia per caso una storia che non sia stata ancora raccontata, un personaggio di cui non si sia ancora parlato, un’idea cui non sia stata ancora data voce.  Pirandello ha descritto magnificamente questa sensazione, di essere circondati da personaggi che ci girano intorno chiedendo di essere portati alla vita: e, al di là della finzione letteraria, è proprio così! E anche per me è stato lo stesso, ho scritto da sempre: solo che nei primi anni mi sono occupato soprattutto di poesia e critica letteraria, e solo dopo sono passato alla narrativa vera e propria.    

Il fascino del mistero è il filo conduttore di tutte le sue storie, a prescindere che si tratti di romanzi storici, noir o fantasy. Cos’è realmente il mistero, secondo lei?

 Il mistero è costituito da tutto quello di cui non sono certo, o che ignoro addirittura. Ossia il novantanove per cento di tutto ciò che esiste!

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Il suo Dante Investigatore, alle prese con cose ben più terrene delle faccende in cui tutti lo abbiamo immaginato sui banchi di scuola, ha reso più umano uno dei simboli della Letteratura Italiana. Come ha costruito questo personaggio tra realtà e fantasia?

 In realtà io ho aggiunto pochissimo di mio alla reale figura del Poeta, a parte ovviamente le trame gialle, in qualcuna delle quali però non è del tutto impossibile che sia stato coinvolto. Basta una lettura un poco più attenta delle sue opere e della sua vicenda biografica per convincersi che Dante, oltre a essere stato, specialmente in gioventù, un coraggioso uomo d’azione, sarebbe stato anche un magnifico investigatore, grazie alla sua straordinaria conoscenza dell’animo umano e degli infiniti modi di manifestarsi del male nel mondo. 

Ci sveli la sua regola d’oro per scrivere il giallo perfetto

 Ce ne sono molte, e ogni scrittore ha ovviamente la sua. Quella che applico io è sempre la stessa: un delitto per essere intrigante deve avere un movente sorprendente. Il modo in cui viene commesso non deve naturalmente essere mai banale, ma è soprattutto la scoperta finale del movente che deve lasciare il lettore a bocca aperta. Perché il delitto in sé è un atto banale, ci accompagna dalla notte dei tempi, e avviene sempre per i soliti motivi, vendetta, soldi, sesso. Trovare un movente diverso e originale è la sfida per ogni nuovo romanzo

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Tra auto-pubblicazioni ed editoria tradizionale, si può vivere di sola scrittura nel nostro Paese? Che suggerimento darebbe a un aspirante esordiente?

È una domanda che mi pongono spesso i giovani, incuriositi da questo mestiere. La mia risposta è sì, se si comincia molto presto, se si è disposti a una vita modesta, se si ha qualcuno su cui contare nei momenti difficili. E soprattutto se si è disposti a svolgere un lavoro massacrante: per vivere di scrittura nell’arco di un anno bisogna riuscire a scrivere almeno un romanzo, alcuni racconti, articoli per giornali, tentare la via della sceneggiatura, provare a scrivere per i fumetti e anche oggi per i videogiochi. Ore e ore al computer, e milioni di battute di tasti, di cui gran parte alla fine risulteranno inutili. Insomma bisogna farsi prima un attento esame di coscienza. Altrimenti è meglio scegliersi un lavoro tradizionale, e dedicare alla scrittura il tempo libero.

Dal romanzo storico, alla fantascienza, se avesse una macchina del tempo dove vorrebbe dare una sbirciatina: passato, presente o futuro? E perché?

 Nel futuro: forse perché per studi fatti il passato credo di conoscerlo abbastanza, o almeno ho questa illusione. Mentre il futuro diventa sempre più misterioso, specie adesso che tutti i parametri dell’esistenza una volta validi si stanno scombussolando.  

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In Italia ci sono più scrittori che lettori: triste realtà o leggenda metropolitana? Che libro c’è sul suo comodino al momento?

In questo momento sto rileggendo “Lo spirito della narrazione”, di Andrea Bonomi, un testo magnifico sulla narratologia e la struttura del testo letterario.  È una battuta, ma non troppo lontana dal vero. L’introduzione dei computer ha sicuramente velocizzato e facilitato l’attività degli scrittori, ingenerando però anche la pericolosa illusione che il computer possa scrivere al posto nostro. In realtà la macchina si limita ad allineare caratteri sullo schermo, resta a noi la fatica di dar loro un senso originale. E questo resta oltremodo difficile.  

Quali sono i suoi programmi per il futuro? A cosa sta lavorando?

A fine maggio uscirà una nuova avventura del Poeta, “Il Manoscritto delle anime perdute”, Editrice Nord, che ruota intorno al mistero del linguaggio umano. E poi sto continuando a pubblicare in ebook altri episodi della serie M-Files, racconti misteriosi e paranormali ambientati nell’Italia tra le due guerre.