Joe-Balluzzo

Joe Balluzzo è uno degli artisti più promettenti e talentuosi del panorama musicale italiano. Cantautore pieno di storie da raccontare e voce pura e intensa capace di arrivare dritto al cuore dell’ascoltatore, Joe ha partecipato ad eventi di rilievo come Area Sanremo e Tour Music Fest di Mogol, classificandosi primo al Cantagiro con la sua bellissima Scivola, di cui è autore e compositore.

Nel 2015 è uscito il suo primo album Tra i miei colori, da cui sono estratti i singoli Scivola, Amami per sempre e We’ve Found Love, l’unico pezzo in inglese che ha conquistato gli australiani con le sue sonorità reggae.

Intervista a Joe Balluzzo

Joe-Balluzzo

Chi è Joe Balluzzo?

Joe Balluzzo è un ragazzo appassionato di musica e di scrittura. Un fanatico dei viaggi e della compagnia ma anche un po’ della solitudine, Q.B. Un sognatore che si obbliga a restare coi piedi per terra ma che non rinuncia mai a vivere la vita con quel pizzico di fantasia che ci permette di assumerci dei rischi.

Com’è nata la passione per la musica?

Io dico sempre che la passione per la musica è nata insieme a me. Iniziai a partecipare ai primi concorsi a 3 anni, iniziando per puro divertimento. Non facevo altro che cantare tutto il giorno. A circa 5 anni mi regalarono la prima tastiera giocattolo, con 2 ottave scarse. Per imparare a suonarla avevo passato del bianchetto sui tasti per poi scriverci sopra a penna i nomi delle note. A 8 anni le mie prime lezioni di pianoforte. In casa avevo un piccolo stanzino dove avevo la mia tastiera, il mio microfono, i miei spartiti e i miei cd, dove passavo intere giornate a provare e a riprovare.

Cosa ti ispira quando scrivi le tue canzoni?

Ad ispirarmi è sempre la mia vita e le esperienze che vivo. Non scrivo mai di cose che non vivo prima sulla mia pelle perché uscirebbe qualcosa di vuoto e la musica deve essere pienezza. Mi ispira la poesia, dietro un gesto, una parola. A volte capita che parlando qualcuno dice una parola o una frase, magari anche semplice e che ad altri non susciterebbe nulla, ma che a me smuove qualcosa dentro. Allora prendo immediatamente un pezzo di carta e penna (quante canzoni scritte sui tovaglioli di un bar o di un pub!) e incomincia il mio flusso di coscienza. Altre volte invece è la melodia a nascere per prima e in quel caso uso il registratore sul cellulare e poi scrivo le parole in base a quello che le note mi ispirano. Ci sono poi quelle volte in cui melodia e testo nascono insieme, come se la canzone già esistesse in qualche universo parallelo e io avessi solo il compito di riprodurla. Ecco, quella la chiamo magia.

Joe-Balluzzo

Nel 2015 è uscito il tuo primo album, Tra i Miei Colori. C’è un pezzo a cui sei particolarmente legato?

 A dire la verità ogni brano dell’album contiene un pezzo di vita a cui sono molto legato, quindi sceglierne uno sarebbe un po’ come rinnegare un proprio figlio. Quando mi capita di risentirlo faccio sempre un viaggio temporale che mi riporta a momenti e a sensazioni che mi hanno segnato. Se proprio dovessi scegliere, però, forse il brano a cui sono più legato è Scivola, perché ha segnato il esordio, è la canzone grazie a cui ho firmato il mio primo contratto discografico e che mi ha permesso di calcare palchi importanti come quello del Roxy Bar di Red Ronnie, l’Arena di Fiesole in apertura del concerto di Stef Burns e di Marco Masini e molto altro.

C’è un cantante che ti ha ispirato nella tua carriera?

Ce n’è più di uno in verità. Sin da piccolo sono stato sempre un amante delle voci black come Stevie Wonder, Whitney Houston, Aretha Franklin, all’estero, Giorgia in Italia. Col tempo poi ho imparato anche ad apprezzare altri generi e altri artisti con una personalità artistica diversa, come Janis Joplin, Jeff Buckley, ma sempre strizzando l’occhio alla particolarità vocale. Però, credo che l’artista che ha lasciato un segno indelebile dentro di me, per la sua capacità di unire una voce incredibile ad una sensibilità musicale e testuale da brivido, sia stato Alex Baroni.

Come ti senti quando canti nei tuoi concerti?

Prima di salire sul palco vengo sempre sopraffatto da una certa ansia, ma è una sensazione che non cambierei per nulla al mondo. Mi ricorda che sono vivo, che sono umano e che mi piace dare sempre il meglio di me. Poi ci sono il timore di sbagliare, di non essere abbastanza, di deludere chi è venuto a sentirmi. Una volta emessa la prima nota, però, dimentico dove sono e mi lascio guidare dalla musica, dal calore del pubblico. Mi sento al posto giusto. Mi sento a casa. E tutto quanto torna ad assumere un senso.

Joe-Balluzzo

Qual è il ricordo più bello da quando hai iniziato la tua carriera da cantante?

Il ricordo più bello è stato sentire annunciare per la prima volta un mio brano alla radio, con tanto di presentazione. È stato emozionante perché per uno che fa il mio “mestiere” certi traguardi non sono affatto scontati, ce n’è di sale da mangiare. In quel momento, invece, ho visto i risultati della mia capa tosta e della mia tenacia diventare realtà, ho capito di essere sulla strada giusta ed a quel ricordo che penso sempre nei momenti un po’ più incerti.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?

Il mio sogno nel cassetto è quello di girare il mondo grazie alla mia musica e, perché no, quello di poter collaborare con alcuni miei idoli musicali che hanno contribuito alla mia crescita artistica.

Se ti chiedessi di riassumere in tre parole cosa rappresenta per te la musica cosa mi diresti?

 Libertà, espressione, vita.

Progetti per il futuro?

Sto lavorando già da un po’ ad un nuovo progetto discografico. Ho scritto molte canzoni ultimamente, sia per me sia per altri artisti, imbattendomi così anche l’avventura dell’autore e compositore per altri. Di solito sono molto geloso di ciò che scrivo perché ogni brano racchiude una parte di me, quindi riuscire a separarsi e a donare qualcosa di me a qualcun altro è stata un’ottima scuola. Con il prossimo lavoro mi piacerebbe raccontare musicalmente e testualmente tutto quello che mi è successo e che ho capito dall’ultimo album ad oggi, magari esplorando territori nuovi, e perché no, anche collaborazioni. In ultimo, ma non meno importante, continuare a suonare dal vivo quanto più possibile, che è una delle parti di questo lavoro che più amo perché mi dà modo di fare quello che poi mi piace di più: cantare.