“La verità non sta in un solo sogno ma in molti sogni” P. P. Pasolini. Non c’è frase più adatta a rappresentare la logica che muove il progetto dell’ Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini, un vero laboratorio professionale, una bottega dei mestieri che vuole offrire una formazione professionale nell’ambito del teatro, della musica e del multimediale. Un istituto di Alta Formazione attivato dalla Regione Lazio che mira a creare nuovi professionisti nel mondo della cultura attraverso lezioni teoriche e pratiche, esercitazioni, laboratori, seminari, incontri con docenti ed artisti di alto livello. Un’iniziativa ad accesso libero le cui attività sono totalmente gratuite. Un polo di aggregazione culturale, uno spazio pubblico integrato che ha portato anche alla riqualificazione di un polo storico della capitale, quello del Cineporto, diventato base operativa dell’Officina Pasolini oltre che luogo di attività, concerti, mostre, proiezioni, spettacoli teatrali, presentazioni, incontri. Ieri si è aperta la rassegna OFF – l’Estate non si spegne che continua i numerosi appuntamenti dell’HUB culturale di Officina Pasolini, inaugurato lo scorso autunno è coordinato da Tosca, Massimo Venturiello e Simona Banchi. Una speciale apertura dal 15 settembre all’8 ottobre che precede l’inizio del nuovo bando. “È lì che attecchisce l’abbruttimento, nel non fare per lo scoraggiamento. I giovani devono capire che hanno loro il potere culturale e che il sistema e la crisi possono essere spezzati solo da loro”, ha dichiarato Tosca, coordinatrice della sezione canzone della Pasolini. Un vero servizio pubblico, un sostegno culturale per i ragazzi che vogliono fare dell’arte il proprio lavoro, un passaggio di testimone alle future generazioni di artisti, una scuola per tutti i giovani che vogliono ancora sognare.

L’Officina delle Arti Pier Paolo Pasolini è un vero laboratorio di arte e cultura, una bottega dei mestieri che vuole sostenere i giovani ad intraprendere la strada del mondo della musica e del teatro. Mi parli di come è nata l’iniziativa e quali obiettivi si pone?

Questo è nato come progetto sperimentale, anche per noi è stata una bellissima sorpresa. Era iniziato come un percorso di sei mesi, eravamo poggiati in un piccolo teatro alla Garbatella e nasceva dall’esigenza di poter dare un luogo di appartenenza a giovani artisti e anche a noi professionisti che con l’avvento della televisione sulla musica abbiamo vissuto una rivoluzione non sempre positiva. Grazie alla Regione Lazio, che ha accolto il progetto, abbiamo creato questo laboratorio senza sapere dove saremmo arrivati. Quei sei mesi sono stati fantastici ed è nata l’idea di creare un corso biennale e anche di avere una sede vera e propria. Questo ha portato alla riqualificazione della ex casa dello studente nonché ex Cineporto.

Come si articola il percorso?

Tutti ragazzi sono presi per bando pubblico, i corsi sono completamente gratuiti. Il percorso è diviso in tre sezioni: teatro, coordinata da Massimo Venturiello, che accompagna il passaggio dalla scuola alla formazione completa, la canzone coordinata da me che è sperimentale perché non esiste, è una sorta di sezione popular del conservatorio ma più approfondita e la sezione multimediale seguita da Simona Banchi. I ragazzi hanno la possibilità di collaborare con dei professionisti, di partecipare a concerti, spettacoli, premi, molti di loro già lavorano e collaborano con noi. La terza sezione, quella multimediale, è stata fondamentale perché ci ha permesso di veicolare tutto quello che facevamo.

Un’occasione di riqualificazione di un importante polo culturale come quello del Cineporto oltre che un’occasione di scambio con numerosi artisti e professionisti del settore.

Esatto. Dopo questo biennio è nata l’esigenza di avere uno spazio nostro, che potesse coinvolgere  i ragazzi in tutte le attività e anche accogliere degli artisti che raccontassero la loro storia e la loro esperienza. Abbiamo avuto Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, Danilo Rea e tanti altri. C’è proprio la voglia di “smerciare cultura” dico io, una sorta di compravendita di sapere, è tutto gratuito, non ci sono biglietti di ingresso, è voluto dalla regione Lazio per non far sottostare anche questo posto a delle regole commerciali che impediscono alle persone di avvicinarsi al mondo artistico e culturale. Ci tengo a sottolineare l’ottimo lavoro della regione che con Zingaretti e Smeriglio hanno appoggiato questo progetto, quando c’è buona politica bisogna dirlo, non si può sempre solo criticare. Un’occasione per riaprire quello che è stato un polo culturale importantissimo a Roma per troppo tempo dimenticato, che è il Cineporto e riapre con musica, teatro, proiezioni con ospiti, registi, protagonisti, presentazioni di libri, di dischi, una sorta di palestra per giovani artisti che possono fare il loro spettacolo, insomma quello che deve fare un vero e proprio centro culturale

Dal 15 settembre all’8 ottobre avrà luogo la rassegna OFF – L’Estate continua, un ciclo di appuntamenti culturali realizzati nell’ambito dell’HUB culturale dell’Officina Pasolini. Venerdì ha aperto la musica, anche con la tua partecipazione!

Sì, venerdì abbiamo aperto con uno spettacolo che ho curato io insieme a Felice Liperi e Paolo Coletta, la regia di Massimo Venturiello e la supervisione musicale di Piero Fabrizi. È un viaggio in Italia, ripercorriamo tutte le nostre radici attraverso la musica popolare del nostro paese, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, è uno spettacolo particolare che sa di paese e di alto teatro fatto da giovani artisti, eccezionalmente ho partecipato anche io perché per l’inaugurazione ho voluto esserci.

Tu sei una grande professionista, con un importante bagaglio di esperienza in questo ambito. Come stai vivendo il ruolo di docente, cosa significa per te collaborare con i giovani, pieni di sogni e di speranze?

Non mi sento di essere entrata in un altro ruolo, è un po’ come la bottega del Rinascimento quando gli artisti passavano le competenze e i segreti dell’arte a giovani artisti, che è fondamentale perché ci deve essere un ricambio generazionale importante. Il lavoro che un tempo faceva la casa discografica o il produttore oggi i ragazzi in qualche modo devono farlo da solo perché l’industria, l’indotto televisivo o teatrale che  non fa parte di una certa cerchia inconsciamente ti blocca, quindi il giovane non suona più, non scrive più, non sogna più. Per me invece è importante riuscire a passare i ferri del mestiere, ma facendolo questo mestiere, condividendolo con i giovani, ad esempio due ragazze suonano le percussioni in tournée con me, un’altra verrà prodotta da uno dei docenti. Ci sono professionisti che si mettono al servizio dei giovani e li aiutano ad immettersi nel mondo del lavoro, rispettando le loro caratteristiche. Per me è un onore, lavorare con i ragazzi è come riaffondare le mani nella verità, nella musica, nella spontaneità, nella speranza, nella voglia di fare.

Il nostro paese si è sempre distinto per le eccellenze nel mondo della cultura e dell’arte. In particolare la musica, negli ultimi anni, sta vivendo una trasformazione, se da un lato c’è una contrazione del mercato, dall’altro c’è un grande fervore tra i giovani. Come vedi il futuro in questo senso?

Credo ci sia una divisione netta in questo momento, c’è una parte che si chiama indipendente, che in realtà è quella che è andata a coprire tutto il filone cantautorale dei grandi esempi italiani; è una fioritura di artisti che per tanto tempo sono stati nel sottobosco e si sono creati la loro strada. Dall’altro lato c’è una parte commerciale con regole ben precise più legate al mondo televisivo che non all’arte stessa. Io credo che ad un certo punto ci sarà di nuovo una scoperta della bellezza, che per me e l’unica cosa che ci salverà, ogni canzone bella, ogni pièce teatrale bella, anche fatte in un piccolo teatro o su youtube, piano piano strada se la fanno.

L’Officina Pasolini è la prova che la crisi della cultura può essere combattuta solo con la cultura anche se c’è grande scoraggiamento tra i giovani. Tu sei fiduciosa?

L’importante a mio avviso è rendere liberi e consapevoli determinati giovani artisti che si può fare, perché altrimenti l’arte non nasce, è lì che attecchisce l’abbruttimento, nel non fare per lo scoraggiamento. È difficile, lo spazio è poco però la storia insegna che provando  ed essendo coerenti con quello che si fa alla fine i risultati arrivano e io ne sono convinta. La crisi, i problemi non devono diventare scuse, i giovani non devono farsi influenzare troppo, devono essere consapevoli delle difficoltá ma non devono perdere la voglia di tentare, di lottare. Anche perché così si rischia di fare il gioco di chi ha il potere in mano, ma il potere culturale ce l’ha chi fa cultura, quello che dico sempre durante i laboratori ai ragazzi è che dipende tutto da loro, il sistema può essere spezzato da loro e bisogna renderli coscienti del fatto che solo loro possono spezzarlo. La cosa che non tollero è la mancanza di rispetto nei confronti dei giovani, io ho grande stima per loro, sono al servizio delle loro speranze e credo che abbiamo il dovere di incoraggiarli e sostenerli tra i numerosi ostacoli.