Din don la strega è morta, o lo stregone se vogliamo essere precisi, ma non parliamo di qualcosa di tragico o magico. L’ennesimo cambio di poltrona ha avuto luogo pochi giorni fa tra i quel della moda, vedendo il direttore artistico ormai decennale Kris Van Assche lasciare le redini del marchio Dior Homme, a favore di vuittoniano Kim Jones. Non di certo un neofita, selezionato dall’esperienza di Pietro Beccari, anch’esso nuovo amministratore delegato di Dior, che ringrazia Van Assche per la creazione di una silhouette moderna ed elegante per la linea Homme.

E’ stato comunicato che lo stilista belga ricoprirà comunque un nuovo ruolo all’interno del gruppo LMVH, che vanta i brand sopracitati e molti altri nel proprio portafoglio, ma che la notizia verrà comunicata successivamente. Insomma non si può mai stare tranquilli se appartieni all’olimpo dei grandi nel mondo del lusso, un giorno sei qui e domani chissà, l’importante è renderti riconoscibile ed è proprio quello che Kim Jones ha conquistato nella sua carriera.

L’ex head director della moda uomo firmata Louis Vuitton nacque a Londra nel 1979, ma crebbe tra Ecuador, Caraibi e Africa per seguire il lavoro del padre geologo. Da qui il suo interesse per la diversità, che si riflette direttamente sulla sua moda e creatività. Diplomato alla Central Saint Martins (una delle scuole più prestigiose nell’ambito del fashion, ndr), fu scoperto e notato per primo da niente di meno che Jhon Galliano, che acquistò metà della collezione realizzata da Jones per il diploma sotto l’insegna del suo marchio omonimo. Eppure questo progetto già di successo fu felicemente accantonato dal giovane stilista londinese a favore di ruoli primari all’interno di marchi come Dunhill e Louis Vuitton. Il suo stile street e commerciale nell’accezione positiva del termine lo ha portato non solo ad essere sulla bocca e nella moda di molti, ma anche a dare vita a collaborazioni di successo come quella tra Vuitton e il marchio streetwear Supreme. La moda di strada è una sua vera passione, basti guardare la sua maniacale collezione di sneakers che tiene sparse tra la casa di Londra e quella di Parigi, associata però a un piccolo archivio di pezzi vintage di importanti stilisti. Eclettico forse questo verrebbe da dire a suo proposito e distante dal predecessore Van Assche.

Questo strinse ancora di più i fili che legavano Dior Homme alla sartorialità, proponendo l’intramontabile tre pezzi da uomo sempre attualizzato e riletto collezione dopo collezione. Eppure lo street-style non mancava tra le sue creazioni, ma comunque saldamente ancorato a quell’idea di lusso ed eleganza intrinseca nel marchio francese. Molto disparate furono le sue muse per le campagne pubblicitarie editate durante il suo trono e il suo sguardo si rivolse spesso alla realtà dei giovani. I codici di Dior e l’eccellenza erano i cardini, la modernità l’olio leggero per evitare cigolii in una creatività così ordinata e fondamentalmente riconoscibile.

Sarà un Kris contro Kim? Noi restiamo curiosi del risultato.