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Ryan Spring Dooley nato a Madison (USA) nel 1977, vive la sua vita allo scopo di un’arte totale in cui tutto si contamini. Si è stabilito in Italia nel 2000 e la vita nelle nostre realtà, messe a confronto con la dispersione e la spersonalizzazione delle metropoli americane, gli ha fatto capire quanto sia importante mettere costantemente in relazione la Street Art con il luogo e la storia locale, cercando di creare un dialogo armonioso tra le due.

Il suo alter ego è Marvin Crushler e in Italia ha sviluppato le sue abilità artistiche sempre attraverso un’infinita ricerca scandita dalla partecipazione a jam, mostre collettive e personali, in cui ha cercato un contatto e un confronto con il pubblico per creare un rapporto emozionale, per comunicare in modo completo soprattutto attraverso pittura e video.

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Sono temi impegnati quelli usati nei corti da Ryan Spring Dooley: la vanità, il controllo mediatico, la sanità e i programmi sanitari nel nord degli Stati Uniti. Nell’ultimo video, “Yo”, Ryan ha l’obiettivo di presentare le notizie come condivisione di storie e ri-descrivere i media come responsabilità immediata della realtà che caratterizza il nostro tempo. Ogni corto è basato su una città diversa, con caratteristiche diverse, ma tutti facenti parti dello stesso progetto: “All city animation projet”.

L’ultima città protagonista è stata Napoli, un’esperienza raccontata anche da Federica De Stasio, regista emergente finalista al Festival dei tulipani di seta nera con il corto “Vicolo Street” che parla di questa città in termini inusuali: “Gli spazi pubblici e di quartieri diffamati diventano luoghi per la diffusione di arte da parte di street artist famosi e non. Le città sono spazi per immaginare ed osservare opere di alto contenuto artistico anche laddove la camorra o la delinquenza abbia deturpato i loro volti.”

La musica è uno specchio sulla vita

“La musica, come la pittura sui muri, produce una soddisfazione istantanea. Non è come una mostra in una galleria, dove la gente si reca appositamente; in strada tutto accade perché deve accadere; è naturale. Mi piace dare energie alle persone.”

Ryan Spring Dooley s’ispira alla musica per le sue opere d’arte e nella sua vita. Usa come soggetto musicisti e persone che ballano, perché la musica è uno specchio sulla vita dell’energia creativa delle persone. Consiglia di fare una passeggiata a Napoli negli orari più strani e racconta delle sue avventure notturne: “Mi è capitato di essere quasi schiacciato dalla spazzatura, un po’ come in guerre stellari. Una macchina, parcheggiata lì forse per motivi ambigui, in retromarcia ha spinto contro di me questo masso di spazzatura…”.

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Dice che Napoli gli ha dato delle spinte verso un’eleganza anche degradata che è un paradosso che però crea una bellezza immensa. Racconta che però il suo lavoro non è solo questo, Ryan organizza, progetta, pensa e poi realizza nel mondo. La parte più divertente è uscire e creare le sue idee con una bomboletta spray. “Al nord, una volta, mi è capitato di essere fermato; avevo realizzato un angelo e gli agenti in questione mi hanno lasciato andare perché hanno apprezzato l’opera.”

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Ryan non ama le definizione né le etichette ed è per questo che non si definisce un street artist, a lui piace disegnare: “Penso che il compito principale dell’arte sia quello di coinvolgere il pubblico e le persone. Ho ancora l’idea di un’arte che sia tenerezza, che sia come la nonna che ti canta qualcosa.”.

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