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“Tutto inizia in una giornata di giugno”. Blu Tramonto è pronto a prendere la sua tazza di caffè come ogni mattina. Ma quella mattina qualcosa cambia. Il caffè non c’è. E nulla va esattamente come ogni mattina.

Blu Tramonto è lo spettacolo, scritto e interpretato da Luigi Belpulsi e diretto da Alessandro Prete, che andrà in scena al Teatro Porta Portese di Roma da giovedì 6 a domenica 9 aprile.

Intervista a Luigi Belpulsi, protagonista di Blu Tramonto

Chi è Luigi Belpulsi?

Luigi Belpulsi nasce a Termoli, una piccola cittadina sulla costa molisana. Si forma come attore prima a Pescara poi a Roma, continuando ad allenarsi e a crescere come artista presso l’acting lab studio Prete. In concomitanza ai suoi studi artistici si specializza presso la Sapienza in psicologia.

Luigi come nasce Blu Tramonto?

Blu Tramonto nasce dall’esigenza di scrivere e di lasciare su carta il meraviglioso percorso creativo che un’artista compie per superare una crisi. Vita e lavoro sono due facce della stessa medaglia. E in questa alchimia perfetta e complicata che si fa? Mi sono messo nei panni di uno scrittore e nel suo processo creativo cercando di trasferire e rendere accessibile a tutti il suo superamento.

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Cosa ti ha ispirato a scrivere questa storia?

Il pensiero semplice è stato quello di trovare una particolarità, una specificità, che avrebbe potuto contraddistinguermi nel mondo dello spettacolo, armato solamente della mia personalità, creando un monologo che è per tutti, aperto a tutti. Il teatro è un luogo sacro dove si ascolta realmente… soprattutto nei nostri giorni e per la nostra generazione è fuori tempo. Quindi ho cercato di unire la qualità e la sostanza di un mio gusto personale al mondo che ci circonda. Questo ha portato alla stesura di un Manifesto dell’Artista, così mi è stato detto. E ne sono orgoglioso.

Quanto c’è di autobiografico in Blu Tramonto?

Blu Tramonto è un nome. Il nome di uno scrittore. Di autobiografico c’è il giusto. Il giusto limite tra quello che è mio e quello che è fantasia. In fin dei conti qual è la differenza?

Vai in scena diretto da Alessandro Prete? Com’è essere diretto da un regista come lui?

Alessandro oltre ad essere un grande regista e lo sta dimostrando e lo dimostrerà sempre di più è un grande uomo. Per me collaborare con un grande uomo e un grande regista è un orgoglio senza fine! E’ un figlio d’arte ed è cresciuto con un gusto altissimo, oltre che una coerenza epica. Lavorare con lui e con la sua coerenza è come prendere un taxi magico che percorre delle strade fantastiche dove però la destinazione è un mistero per entrambi.

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Quante verità hai scoperto tu passeggiando da casa fino al supermercato?

Quello lo scoprirete venendo a teatro. Lo spettacolo parla proprio di quel tragitto. Diciamo che sono un grande osservatore, prima di me stesso, poi degli altri! Adoro guardare quello che mi circonda, da un senso di infinito ai minimi gesti. Il flusso di pensieri che c’è in una semplice passeggiata per ognuno di noi è ricco, ricco di stimoli che possono prendere o non prendere la nostra attenzione ma comunque immagazziniamo tutto. Ci sono giorni in cui basta poco per stravolgere tutto o per mettere in ordine ogni cosa.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Sto scrivendo un nuovo testo, che non sarà un monologo, ma vedrà in scena due protagonisti, due fratelli. Non posso dirvi altro.

Come ti vedi da “grande”?

Da “grande” mi vedo in tanti modi, non posso dirteli tutti altrimenti non basterebbe un’intervista, ho un’infinità di obiettivi e di sogni. Poi c’è da dire che pensare al domani serve poco, almeno per il mio carattere. Diciamo che so dove puntare la vela ma sono mosso sempre da quello che sento in questo momento. Sicuramente impegnato in teatro e come sento in questo momento punterò anche verso il cinema.