Autrice, scrittrice, blogger.

Chi è il vero padre del Principe? Il Re, naturalmente, le fiabe parlano chiaro. Ma, questa volta, non siamo qui per raccontarvi storie, né per alimentare gossip su qualche fantomatica casa reale vicina o lontana. Dobbiamo confessarvelo: si tratta di un vero e proprio esperimento. Quello che vi ha spinto a cliccare su questo articolo è un titolo-esca per dimostrarvi concretamente come funziona il meccanismo delle cosiddette fake news in rete, articoli i cui contenuti non corrispondono a fatti reali o che sono introdotti da titoli sensazionalistici che non rispecchiano fedelmente la verità.

Ed ecco come sono andate le cose, ammettetelo: ci siete cascati di nuovo. Avete adocchiato un titolo ambiguo, ma credibile, che vi ha ricordato una notizia che sta circolando ultimamente e non avete saputo resistere. Avete cliccato e avete iniziato a leggere un articolo che sta deludendo completamente le vostre aspettative. Quel che è peggio è che vi capita sempre più spesso, soprattutto scrollando le Home Page dei vostri Social Network preferiti. È sempre più difficile trovare articoli i cui titoli, ingannevoli e discutibili, rispecchino un contenuto reale e di qualità, tanto che, anche le grandi testate iniziano a scivolare nel sempre più variegato panorama delle fake news. Lettori, editori, redattori: proprio nessuno sembra essere immune a questo circolo vizioso.

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Ma cosa si nasconde dietro a questa battaglia a suon di click? Quali interessi muovono questo fenomeno legato al mercato delle mezze verità online? E, soprattutto, come difendersi dalle bufale sempre in agguato?

Innanzitutto bisogna distinguere vari tipi di fake news. Esistono le bufale vere e proprie. Quelle DOC, per intenderci, che periodicamente spopolano sulle bacheche dei nostri profili Social. Notizie senza fondamento riprese da tanti piccoli siti, non sempre in buona fede, che si allargano come macchie di petrolio nell’oceano. È morto Tizio, è scomparso Caio, si tratta quasi sempre personaggi famosi ai quali, ci piace pensarlo, si finisce per regalare qualche ora in più di popolarità, per non dire altro.

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Oltre a questo tipo di notizie dai contenuti fasulli, è interessante analizzare la crescente quantità di articoli introdotti da titoli fake. Il titolo di un articolo, infatti, è importante come la cravatta per un venditore di auto. Più è di pessimo gusto e più, usciti dal concessionario, ci ritroveremo un preventivo pieno di optional che non ci serviranno affatto, ma che, inspiegabilmente in quel momento, hanno destato a tal punto la nostra curiosità, da spingerci ad acquistarli.

Il meccanismo istintivo per cui la maggior parte di noi si ritrova a cliccare e a leggere articoli fittizi, semplicemente grazie a un titolo accattivante, è il medesimo. Il più delle volte si tratta di titoli allusivi che ci attraggono col potere dello scandalo in agguato, magari promettendo foto, video e quant’altro e facendo leva su quell’emotività latente che ci caratterizza quando abbassiamo le nostre difese di attenzione e diffidenza. Nei siti più onesti tutto finisce per esplodere come una bolla di sapone. Tutto fumo e niente arrosto, come si dice, e il mirabolante titolo rimanda a notizie vere, ma molto più banali di quel che ci aspettiamo. Nei portali più furbetti, invece, il lettore viene attirato da un titolo che lascia immaginare un determinato contenuto e si ritrova a leggere tutt’altro, vedendo del tutto disattese le sue aspettative e annullandone l’importanza della veridicità. Un po’ come il nostro Principe di partenza che, a questo punto, è diventato molto più simile a un rospo!

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In alcuni casi, a rendere l’inganno ancor più subdolo, sono perfino i nomi delle pseudo-testate che ospitano questi finti articoli. Si tratta, infatti, di nomi che storpiano e distorcono i nomi di giornali importanti per acchiappare più click possibile. Il fine ultimo, infatti, è proprio che l’utente ignaro faccia click. L’obiettivo principale è quello di attirare il maggior numero di lettori e fare soldi attraverso i banner pubblicitari inseriti tramite note piattaforme di annunci. Per evitare il disappunto degli utenti, questi sistemi di pubblicità condivisa stanno cercando di correre ai ripari, proprio come molti Social Network, e si stanno dotando di sistemi informatici sempre più sofisticati che siano in grado di smascherare chi, fino a oggi, si è approfittato di un mondo senza spese e senza controlli per accumulare cifre da capogiro, difficilmente quantificabili. Ma non sempre questi filtri sono efficaci quanto l’abilità di chi confeziona fake news sempre più credibili, proprio come falsi d’autore.

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Sembra assurdo che, in un mondo dell’editoria digitale che sta strangolando anche le testate più autorevoli, si possano inserire realtà così ai limiti della legalità, ma in grado non solo di accantonare facili guadagni, ma anche di mettere in crisi l’attendibilità di chi fa vera informazione. Eppure accade quotidianamente e una formula magica o un algoritmo matematico in grado di individuare la balla per difenderci da tutto ciò pare proprio non esistere per il momento. A parte il buon senso, naturalmente.