gabbiani-roma

Autrice, scrittrice, blogger.

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Candido, etereo, simbolo di libertà ed equilibrio. Ce lo immaginiamo tutti così il gabbiano: stagliarsi in volo contro un cielo terso con un mare limpido all’orizzonte e qualche scoglio qua e là su cui si infrangono le onde. La fiaba moderna del coraggioso e indomito Jonathan Livingston, infatti, ha segnato per sempre il nostro immaginario collettivo da quando, nei primi anni Settanta, l’aviatore e scrittore statunitense Richard Bach ha dato alle stampe il suo romanzo divenuto un cult in tutto il mondo, grazie anche alle splendide fotografie di Russel Munson e al successivo film diretto da Hall Bartlett. La metaforica storia del gabbiano Jonathan, così diverso dai suoi compagni di stormo, da dedicarsi esclusivamente al volo e sempre meno alla ricerca di cibo, lo vede crescere ed evolversi, fino a diventare un maestro di vita per gli altri reietti come lui, esclusi a causa delle loro singolari aspirazioni.

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Se, col passare delle generazioni, sono state moltissime le interpretazioni date al racconto che ha per protagonista questo volatile con un cuore e una coscienza, proprio come ogni essere umano, come sarebbe il gabbiano Jonathan Livingston se vivesse nella nostra bella e complicata Capitale? In qualità di aspirante mentore di tutti i gabbiani romani, il povero Jonathan avrebbe senza dubbio un bel da fare. È di poche settimane fa, infatti, la notizia che, in seguito ad alcuni spiacevoli episodi, all’ingresso dei Musei Capitolini e di altri siti, gli attoniti turisti hanno trovato un cartello, scritto anche in inglese, con cui venivano messi in guardia dall’esuberanza degli uccelli nostrani. “Attenzione ai gabbiani, possono attaccare”, recitava il monito ufficiale del Campidoglio che, impotente contro la prepotenza dei volatili, particolarmente aggressivi in questa stagione, si è arreso all’evidenza e ha avvisato turisti e cittadini, sollevando un gran polverone, soprattutto su Blog e Social, dove le foto dei cartelli hanno generato ironia e prese in giro.

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Ma cosa si potrebbe fare, in concreto, contro questi uccelli sempre più attirati nelle nostre città dalla spazzatura e dalla sporcizia e diventati così battaglieri da aggredirci? Premesso che Jonathan si metterebbe le ali nelle piume per la vergogna, il tipico gabbiano romano, che per comodità chiameremo Spartaco, è senza dubbio un materialista che ha abbracciato in tutto e per tutto la filosofia romanesca dell’indolenza e della pigrizia. Gli piace magnà e beve, tanto che è sempre più in carne e, si sa, volare in alto con qualche chilo di troppo non è proprio il massimo. Eccolo, dunque, a bazzicare tra i secchioni della spazzatura e a ringraziare il cielo per il fatto che per i romani la raccolta differenziata è ancora una chimera. A forza si spiluccare resti di trippa e coda alla vaccinara, Spartaco sente di aver fallito la prova costume per quest’anno. Ecco perché si tiene ben lontano dal mare e resta in città, prendendo di mira chiunque capiti, assieme alla sua banda di bulletti che, di fatto, ha conquistato la Capitale, mettendoci in ginocchio. Insomma, uno scenario così surreale, da aver costretto il Comune ad alzare bandiera bianca, avvertendo turisti e cittadini del fatto che oggi, a Roma, il pericolo è dietro l’angolo. Anche mentre si è in fila per visitare musei e monumenti, soprattutto se, magari, si sta mangiando un gelato.

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Non ci resta, dunque, che fare un appello proprio a Jonathan Livingston: fai un salto nella Capitale e salvaci da Spartaco & Companies! Mostra loro che essere gabbiani è molto di più che svolazzare tra i cassonetti. E, già che ci sei, ricorda la lezione sul rispetto per il prossimo anche ai romani, ai turisti e alle amministrazioni. Chissà che, con un po’ di impegno e senso civico, si possa imparare tutti insieme che per volare in alto è necessario ricordare quanto siano preziose le nostre radici.