International Tatoo Expo

Una tre giorni di inchiostro e aghi, la pelle come tela dove dare vita a vere opere d’arte. Questo il fulcro della XVIII edizione dell’International Tatoo Expo, ospitato a Roma lo scorso week end, dal 5 al 7 maggio. Nella location marmorea del Palazzo dei Congressi all’Eur oltre 400 tatuatori provenienti da tutto il mondo, nuove tecniche e tecnologie e tanta creatività.

Appassionati, addetti ai lavori o semplici curiosi, hanno avuto modo di osservare numerosi professionisti all’opera: l’inglese Paul Talbot, con il suo stile punk collage, unione tra avantgarde e trash polka con la caratteristica commistione tra saturazione e sfumature.

Colorato e realistico lo stile di Anton e Marina Avtonomova, sfondi watercolor con l’unione di elementi reali e cartoon. La precisa ritrattistica in bianco e nero o a colori del polacco Karol Rybakowski e, ancora dalla Russia, il surrealismo di Tomasz Tofi Torfinski, con la sapiente fusione di colori caldi e freddi.

E poi ancora le opere di Maya Sapiga lo stile americano di Myke Chambers, Carlos Perez, Aaron Francione e Jeff Miller. Il bianco e nero con un tocco orientale di Zoseon, lo street style di Abey Alvarez e Kalmone. Non è mancato il tocco tribale di Thomas Clark e Jason Teitinga.

Degno di nota l’italiano Marco Manzo, inventore dello stile ornamentale, esperto del tribale e dello stile 3d. Il suo è un tratto talmente caratteristico e originale da essere stato esposto in importanti musei italiani e stranieri. Vere opere d’arte che ricreano le maglie di pizzi direttamente sulla pelle.

Altra eccellenza italiana Snt Simo, re del lettering, unico tatuatore europeo a far parte della World Wide Letter Gang (il più importante gruppo di lettering al mondo).

Pratica millenaria diventata espressione eterogenea dell’età contemporanea. Quella del tatuaggio è una tradizione che affonda le radici nelle culture più antiche, quando i segni sulla pelle avevano una forte valenza simbolica per esprimere fertilità, raggiungimento dell’età adulta, oppure l’appartenenza ad una certa casta o famiglia.

Dalla civiltà Maori a quella dell’antico Egitto, la filosofia del tatoo si è diffusa fino ai giorni nostri acquisendo valenze di volta in volta diverse, in base al momento storico e alle tendenze. Negli ultimi decenni le tecniche si sono affinate sempre di più, i materiali sono migliorati, la strumentazione si è evoluta e i pigmenti sono stati perfezionati.

Da 18 anni l’International Tatoo Expoo vuole essere vetrina internazionale per i migliori tatuatori del mondo, che possono mettere in atto la loro arte sui visitatori, esibendo creatività tecnica ed evoluzioni del mondo del tatoo, come ha dichiarato l’organizzatore Paolo Core:

Una manifestazione che ha ormai 18 anni, come è nata e come si è evoluta nel tempo?

Questa è la XVIII edizione dell’International Tatoo Expo, il successo avuto anche quest’anno ci conforta perché per noi è stata un po’ una scommessa diciotto anni fa iniziare una manifestazione di questo tipo. Dobbiamo ringraziare prima di tutto gli artisti che partecipano per la loro fiducia e per l’impegno che dedicano nel decorare la pelle delle persone. E poi tutte le persone che contribuiscono alla riuscita dell’evento, perché non è facile organizzare una manifestazione con 400 tatuatori da tutto il mondo e l’affluenza che abbiamo avuto ripaga tutta la fatica.

Come è cambiato il mondo del tatuaggio negli ultimi anni?
Sono migliorati prima di tutto i mezzi, le macchinette hanno avuto una grande evoluzione, soprattutto negli ultimi dieci anni. Se pensiamo che il primo brevetto di una rotativa risale alla fine dell’800 possiamo capire quanto la tecnologia si sia evoluta oltre che l’elettromeccanica. La classica macchinetta a bobina, infatti, ha avuto un grandissimo sviluppo e questo permette di rendere sempre migliori i tatuaggi, oltre naturalmente ai pigmenti e agli aghi, che sono sempre più raffinati e si avvalgono di una realizzazione sempre più accurata anche grazie ai nuovi materiali.

E per quanto riguarda tecniche e stili nuovi?

Tutti i cambiamenti di cui ho parlato sono evidenti nella riuscita dei tatuaggi, sempre più precisi e particolari. Per quanto riguarda gli stili credo sia complicato riuscire a proporre qualcosa di davvero differente: tra gli ultimi inventati uno molto bello a mio avviso, perché molto decorativo, è il dotwork che permette di adattarsi mi modo davvero incredibile alle forme del corpo. Poi ci sono anche tatuatori che riescono ad inventare un modo di proporre diverso, mi piacerebbe molto citare Marco Manzo perché è riuscito a trasformare il tatuaggio decorativo molto simile alle linee e alla logica dei pizzi, è stato talmente innovativo che è stato esposto al MAXXI di Roma e al MOMA di New York. È lì che il tatuaggio si sublima in forma d’arte.

Perché i tatuaggi attirano così tante persone?

Non sono un sociologo quindi non posso trovare una spiegazione scientifica. Di una cosa però sono sicuro, credo che fin dai primordi dell’umanità l’uomo prima di imparare a vestirsi abbia imparato a decorare il proprio corpo, perché in fin dei conti questo è il senso del tatuaggio. Noi gli diamo una valenza diversa, è anche un modo di manifestare noi stessi nei confronti degli altri, di rappresentare qualcosa che abbiamo dentro proiettato sulla pelle. Sono tanti i fattori che vanno a concorrere. A me piace dire che la gente si tatua perché è bello.