13-la-serie

13 o Thirteen reasons why che dir si voglia è una delle serie tv più controverse del momento. Prodotta da Netflix la serie ha spaccato a metà l’opinione pubblica visti i temi scottanti che tocca come quelli del suicidio giovanile, della violenza e del bullismo ma anche quelli dell’omertà, di chi sa e non parla per salvare le apparenze, dei gay e di tutti coloro che nel pieno dello sviluppo vorrebbero dire tante cose ma rimangono zitti per paura di non essere capiti. Temi di tutto rispetto insomma, alcuni dei quali forse trattati con troppa leggerezza e non tenendo conto del fatto che molti adolescenti si potrebbero riconoscere in molte problematiche a avere così uno spunto per reagire ma potrebbero anche emulare le gesta dei protagonisti immedesimandosi in loro.

Per questo motivo vi proponiamo 5 motivi per vedere o non vedere questa serie tv (se ancora non lo avete fatto).

Tutti noi siamo stati adolescenti e si sa che è un periodo molto delicato per qualsiasi ragazzo/a. E’ l’età in cui si entra prepotentemente nella vita dei grandi, ci si sente grandi e sembra che il mondo sia nelle nostre mani. Eppure le fragilità sono molte e spesso vengono tenute nascoste: i genitori non sono quasi mai la valvola di sfogo giusta e tante volte si preferisce andare alle feste, fare uso di droga o alcol per avere una parvenza di serenità. Ecco questo è uno dei temi principali di 13, il chiedere aiuto, quello che Hannah la protagonista, non ha avuto la forza e il coraggio di chiedere e che forse le avrebbe salvato la vita.

Temi come quello del bullismo sono ciò che di più attuale esiste nella nostra epoca. Bullismo non vuol dire solamente violenza fisica, anzi, spesso sono le parole a far più male, le prese in giro, il gruppo che si scaglia contro il singolo per il solo gusto di dimostrare la supremazia. E così anche il semplice andare a scuola può diventare un inferno.

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Come il bullismo anche la violenza è qualcosa a cui purtroppo siamo abituati a convivere, ecco in 13 ci sono due storie di abusi, di violenza sessuale e non da parte di chissà che losco individuo ma da parte di un compagno di scuola, di colui che non diresti mai, che ha i soldi, la fama, buoni voti, ma che in fondo è un violentatore. La cosa che fa riflettere, più che la violenza in se, è come tutti sanno e nessuno ha il coraggio di denunciare, nessuno tanto meno le vittime riescono a far venire a galla la storia e nessuno soprattutto le aiuta a farlo. Come spesso accade quando si rimane vittima di violenza il silenzio sembra la via più facile per dimenticare.

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Le relazioni con i genitori sono un altro dei temi cardini della serie, Hannah ha una bellissima famiglia ma che spesso è troppo presa dal quotidiano per soffermarsi sulla figlia, così come invece altri protagonisti sono figli di una coppia gay, di genitori severi, di genitori che ci tengono alle apparenze, oppure di mamme con un compagno diverso ogni sera. Tutti in un modo o nell’altro sono influenzati dalla propria famiglia ed è quello che succede nella realtà a tutti noi. Siamo in un certo modo perché la nostra famiglia ci ha educato così, reputiamo importanti determinate cose per lo stesso motivo e spesso ci relazioniamo con gli altri nel modo in cui siamo stati cresciuti sin da bambini. Spesso però i figli non sono la copia dei genitori e anzi a volte assumono comportamenti completamente opposti proprio per contrastare le loro figure, per uscire dagli schemi.

Nella serie c’è spazio anche per parlare di relazioni omosessuali, completamente sdoganate al giorno d’oggi ma che ancora in molti casi sono vittime di secoli e secoli di cliché. L’esempio lampante? La figlia di una coppia gay che ha il terrore di dire ai suoi compagni che anche lei è omosessuale per paura di non essere accettata.

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Tutti temi attuali e interessanti che la serie prodotta da Netflix porta in risalto, eppure ci sono anche motivi per i quali questi episodi non dovrebbero essere visti.

Come detto prima il tema del suicidio giovanile è qualcosa di molto complesso e forse inserirlo così prepotentemente in una serie tv potrebbe essere pericoloso. Stiamo comunque guardano un prodotto televisivo che rischia appunto di semplificare troppo il concetto riducendolo e circoscrivendolo solo a quella realtà.

Tutti noi almeno una volta nella vita siamo stati vittime di battute, di prese in giro magari anche perpetrate nel tempo che è quello che succede alla protagonista che alla fine della serie sopraffatta decide di uccidersi. Eppure vien rabbia guardandola perché la si vorrebbe aiutare, le si vorrebbe dire: “Dai reagisci, lotta” e invece si può solo rimanere inermi a guardarla, e la rabbia che ti assale è tanta da portarti a spegnere, a non voler più vedere il seguito.

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I temi trattati sono temi pesanti, delicati e forse sono troppi, tutti insieme, troppa confusione, troppe realtà che si incrociano, insomma troppo. Perché di tutti quelli che abbiamo elencato ce ne sarebbero almeno altri dieci che si evincono negli episodi come: guida in stato di ebbrezza, il problema delle armi in America ecc.

Certo è che i protagonisti sono dei liceali ma a volte alcuni passaggi risultano scontati e a tratti banali, ne è un esempio il personaggio di Clay, l’unico vero amore di Hannah, che è la classica storia della bella della scuola e dello sfigato nerd.

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Ecco, l’ultimo motivo per il quale non la guarderei è perché le ragioni che hanno spinto la protagonista al suicido sono 13, 13 sono le persone che in un modo o nell’altro l’hanno portata al limite. Eppure nella serie, pochissimi di loro provano un senso di colpa, la loro unica preoccupazione è quella di continuare con la loro vita e nella realtà. Beh io non credo che possa essere così semplice, sapere di essere una delle cause di una morte e nascondere tutto sotto il tappeto per continuare a vivere felice e contento.