“Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione”, diceva Ovidio. E la passione è stato certamente un ingrediente fondamentale per la buona riuscita della ricetta del “vino al femminile”.L’Associazione Nazionale le Donne del Vino, infatti, nasce 29 anni fa dall’intuito, inconsapevolmente geniale, della produttrice toscana Elisabetta Tognoni. Una pioniera che nel 1988 si inserì nella filiera vitivinicola italiana facendosi strada con la forza dell’impegno e dell’intelligenza. Quello del vino è sempre stato un mondo prettamente maschile nonostante numerose erano anche le donne produttrici e imprenditrici che lavoravano nella zona d’ombra e in una marginalità non ben definita.

Negli ultimi 29 anni si è assistito ad un’inversione di tendenza e la suddetta Associazione è nata sulla spinta di almeno tre fattori socio-culturali determinanti: innanzitutto una presa di coscienza da parte delle produttrici delle proprie capacità imprenditoriali, anche grazie a circostanze particolari come il fatto di ereditare aziende vitivinicole, passaggio che prima avveniva solo in linea maschile. Le donne, in secondo luogo, hanno iniziato a ricoprire ruoli importanti anche negli ambienti limitrofi alla filiera, come enoteche e ristoranti. L’ultimo aspetto determinante deriva dal cambiamento delle consumatrici che sono diventate sempre più attente alla scelta di prodotti di alta qualità e alla consapevolezza delle caratteristiche dei vini in modo da abbinarli nel modo corretto ai cibi.

Oggi questa organizzazione conta oltre 700 iscritte che portano avanti un approccio particolare al prodotto vino che rende riconoscibile la loro attività: dall’attenzione al bere responsabile e all’impatto ambientale, alla concentrazione sull’aspetto culturale e sulla tradizione anche familiare del prodotto.

La valorizzazione del territorio e della storia, unite ad un particolare linguaggio anche nella comunicazione e nel marketing, rendono l’attività delle “donne del vino” inconfondibile e sempre più affermata nell’ambito di un settore che rappresenta ancora una delle maggiori eccellenze italiane. Ci siamo fatti raccontare qualcosa di più sull’Associazione Donne del Vino dalla responsabile del Lazio Maria Cristina Ciaffi.

 

L’Associazione Nazionale Le Donne del Vino è nata nel 1988 e oggi conta più di 700 iscritte. Ci parli della nascita e dell’evoluzione di questo progetto?

Sì, siamo nate nel 1988 dall’intuizione della produttrice toscana Elisabetta Tognoni e oggi l’associazione vede una grande partecipazione di molte donne in tutta Italia. L’obiettivo fondante è quello di valorizzare il ruolo delle donne in tutta la filiera vitivinicola che comprende le produttrici, le enologhe, le ristoratrici, le giornaliste, le sommelier. Miriamo a coprire tutte le fasi e gli aspetti riguardanti il prodotto vino, dalla produzione alla vendita, dal vigneto al ristorante, ponendo grande attenzione anche alla comunicazione per la quale abbiamo un nostro stile ben definito e riconoscibile.

Quindi c’è una caratteristica distintiva delle donne produttrici di vino e i colleghi uomini?

Credo che la differenza stia proprio nel modo di comunicare il prodotto vino ponendo grande attenzione all’aspetto culturale. Noi tendiamo ad utilizzare un linguaggio particolare, sicuramente più poetico, più legato al territorio e alla storia, noi raccontiamo di più quelle che sono l’origine familiare e le tradizioni. Si tratta di un approccio diverso, le donne hanno saputo proporre una visione nuova e un modo diverso di interpretare una delle eccellenze del nostro paese che è il vino.

La vostra logica è quella del “vino al femminile”. A che punto è oggi il pregiudizio verso le donne che si occupano di questo tema?

Fino a qualche anno fa, in effetti, questo pregiudizio era ancora molto evidente perché l’argomento vino era molto declinato al maschile. Devo dire che ancora oggi succede che nelle presentazioni di una sommelier ci sia diffidenza, oppure nella parte commerciale, quando si deve chiudere un contratto, può capitare che il cliente chieda un confronto con un referente uomo. Questa disparità, tuttavia, è sempre più leggera e anche le donne che producono, vendono o promuovono il prodotto vino sono apprezzate ed affermate nell’ambiente.

Lo scorso 4 marzo si è svolta La Festa delle donne del vino, la prima manifestazione nazionale dedicata alle donne che consumano, producono, vendono e promuovono il vino. Come è andata?

Questa era la prima edizione e quelle iscritte erano ancora solo 4 aziende. Il Lazio non ha partecipato per motivi organizzativi ma ci stiamo già preparando per la prossima edizione. L’organizzatrice è Donatella Cinelli Colombini che ha voluto portare anche all’interno dell’Associazione Donne del Vino il format delle “cantine aperte”. Ci sono state molte adesioni nelle altre regioni e la prima prova di questa iniziativa è riuscita molto bene.

Tu sei la delegata del Lazio, quali sono i prossimi eventi nella nostra regione?

Innanzitutto partecipiamo al Vinitaly con il programma nazionale: una delle nostre produttrici è tra le figure che presentano un vitigno raro, nella degustazione guidata da Daiane D’Agata domenica 9 aprile. Si tratta di una degustazione importante perché la platea è formata da giornalisti e da master wine, quindi personalità molto qualificate. Poi stiamo organizzando una serata di degustazione in abbinamento a formaggi particolari prodotti nel Lazio e ad ottobre abbiamo già in calendario una manifestazione a Rieti. Gli appuntamenti sono molti, dobbiamo solo selezionarli e organizzarli nel modo migliore.