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domenica, Maggio 16, 2021
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Valentina Petrillo: Una Vita OLTRE i Limiti

Una storia raccontata troppo poco, quella di Valentina Petrillo. Che è un personaggio rivoluzionario, nella vita come nello sport e che ha fatto del suo limite visivo un cannocchiale. Con questo cannocchiale infrange record e convenzioni, e Occhio Che, ha voluto incontrarla, per conoscere meglio la sua storia umana e sportiva

Hai stabilito un nuovo record, quali sono le impressioni a caldo di questo successo?
Non riesco a “godermi” il record italiano; sono troppo arrabbiata per aver perso il titolo di campionessa italiana per soli 4 centesimi!

Sei arrabbiata per aver perso il titolo di campionessa italiana nonostante tu abbia infranto un record in questa stessa competizione, essere tanto severa con te stessa è qualcosa che ti caratterizza?
Assolutamente Si! Non sono mai contenta di me stessa, voglio sempre migliorare e ho sempre l’impressione che potevo fare meglio. Non credo di essere mai arrivata al mio “limite” prestazionale. Forse se non avessi questo carattere non riuscirei a raggiungere questi risultati all’età di 47 anni. Però è anche giusto ogni tanto gioire per i buoni risultati raggiunti. Sono abituata a guardare avanti non indietro.Credo che sarò veramente soddisfatta solo quando conquisterò una medaglia in una competizione internazionale.  

Cosa ha aggiunto alla tua vita, non solo sportiva, la famiglia della Fispes?
La Fispes non mi ha fatta sentire sola e spesso, durante il percorso di transizione, capita di dover “lasciare per strada” qualcosa. Avevo poche certezze quando, quel 4 gennaio 2019, iniziai la terapia ormonale, una di queste era voler continuare a correre e la Fispes ha fatto in modo che questo sogno si realizzasse

Il motto di Fispes è #oltremodooltre in cosa hai dovuto spingerti oltre i limiti che pensavi di avere?
 La parola “trans” significa letteralmente “oltre” e io sono andata “oltre” sia per combattere la malattia agli occhi che per accettare il mio corpo. Due percorsi “simili” ma allo stesso tempo “diversi”: entrambi accumunati dalla discriminazione, dalla paura del giudizio altrui e da una profonda forza di volontà che ti nasce dentro come spirito di sopravvivenza.

Il valore dello sport nella tua vita di oggi?
Lo sport mi rende libera, ho sempre sognato di vivere come una donna e mi sono sempre immaginata vestita in tuta e scarpe da ginnastica. Oggi sono felice perché sono donna e posso fare sport al pari delle altre donne.  

Ti vorrei chiedere un parere sull’ennesima aggressione di stampo omofobo verificatasi a Roma recentemente. Il limite è politico, culturale, legislativo? cosa ci rende alla pari di paesi retrogradi rispetto al riconoscimento dei diritti LGBT?
Non è più accettabile al giorno d’oggi sentire queste storie, io come membro di una società globale me ne vergogno e mi interrogo su dove sbagliamo. Ma questi sono solo i fatti “eclatanti”, quelli che vengono alla ribalta delle cronache; esiste, però, una quotidianità di grandi e piccoli episodi, di gesti, di frasi che noi LGBT dobbiamo digerire in silenzio e che arrivano dalla “porta accanto”.
In Italia abbiamo fatto tanti passi in avanti: fino a qualche mese fa era impensabile ad esempio, la mia stessa partecipazione nella categoria femminile eppure si è realizzato. Sento che una nuova coscienza si sta formando nell’opinione pubblica ma c’e’ ancora tanto lavoro da fare. Le leggi italiane non sono al passo con il tempo e con le nuove esigenze del mondo LGBT: la legge n. 164 che consente la transizione di genere è datata 1982, il decreto Zan contro l’omotranslesbofobia, dopo l’approvazione alla Camera si è arenato. 
Ma credo ci sia anche un problema culturale: mi capita spesso di trovare i miei interlocutori impreparati nell’interfacciarsi con me: pronomi e desinenze sbagliate, definizioni confuse; è evidente che c’e’ un problema di fondo che è la mancanza di informazione sul tema e di una diffusione di informazioni spesso sbagliata. La parola Trans fa ancora tanta paura, evoca, nel pensiero comune, mondi poco edificabili, è ora di sviluppare una nuova coscienza nell’opinione pubblica; bisogna parlarne e bisogna farlo nel modo più corretto possibile; a me stessa è mancata la giusta informazione quando da adolescente avevo mille dubbi, avevo mille domande da fare ma non sapevo a chi. Sogno un mondo, una società dove ognuno possa esprimersi ed essere se stessa/o senza essere giudicata/o
.  

Occhio Che è un giornale che si pone un compito anche etico, oltre che di informazione, ovvero combattere dall’interno i fenomeni di bullismo, cyber bullismo e la violenza di genere. Siamo un giornale che si rivolge prevalentemente ai giovani, cosa ti senti di dire a un giovane, a un ragazzo, ad un adolescente, che stia vivendo una crisi dal punto di vista della presa di coscienza di sè, come possiamo, esempi e organi di informazione insieme, essere di aiuto alle nuove generazioni sul tema della discriminazione, per esempio?
Bisogna fare informazione e bisogna farla nel modo corretto. Viviamo per fortuna in un’epoca in cui c’e’ tanta informazione ed è quella che a me è mancata quando, adolescente, avevo mille dubbi ma non sapevo a chi chiedere. Oggi sul web si trova tutto e di più ma quando si tocca il tema “gender” devo constatare una certa riluttanza a trattare l’argomento. C’e’ ancora troppa stigmatizzazione e questo non aiuta i ragazz* a liberarsi delle proprie angoscia, vivere “inscatolati” senza potersi esprimere non aiuta a rendere la società più felice. Quando si trattano argomenti legati al mondo Trans* purtroppo la stampa non usa spesso le giuste convenzioni dialettiche; eppure basterebbe poco, dare i giusti pronomi ad esempio è cosa forse banale ma è, per noi persone Trans*, cosa fondamentale.Non vorrei mai più ascoltare storie come la mia, non vorrei mai più sentire di ragazz* chiusi in bagno a “travestirsi”, non vorrei mai più sentire “avevo paura”.Ognuno di noi può fare il suo; io come persona Trans, ho messo a disposizione la mia storia proprio perchè sia al servizio di tutt*, persone Trans e non solo. Spero di essere da esempio per tutt* que* ragazz*, che hanno paura, spero che il mio esempio di “normalità” possa aiutarli a liberarsi…..io mi sento assolutamente “normale” è la società che mi fa sentire “diversa”.   

E cosa possiamo dire invece a quei giovani che per emulazione sposano idee omofobe ( penso anche all’episodio di bullismo che si è verificato in quella scuola prendendo di mira una ragazza che aveva appena abortito) 
Vorrei dirgli che nessuno ha il diritto di giudicare, che nessuno ha il diritto, con il suo comportamento, di condizionare le scelte, le idee e il mondo di vivere altrui.Ognuno di noi ha una sua “diversità”, ognuno di noi ha qualcosa che nessuno non saprà mai; siamo tutti diversi e questo ci rende unici, bisogna imparare ad amare le diversità perchè sono quelle che ci rendono unici e irripetibili.  

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