martedì, Maggio 24, 2022
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Ghost Lover Scam – La Truffa Dei Fidanzati Immaginari. Perchè Questo Fenomeno non Accenna a Diminuire?

Ghost Lover Scam – La Truffa Dei Fidanzati Immaginari
Perché Sono Sempre Più Diffuse le storie di Truffe Sentimentali in Rete?

Ghost Lover Scam. Di che cosa si tratta? Come può succedere di innamorarsi e pensare di avere una relazione con qualcuno che in realtà non esiste?

In principio fu Mark Caltagirone nell’infinita querelle con Pamela Prati che fu più una questione di gossip. Non sapremo mai se Pamela Prati fu complice o vittima di quanto accaduto, non spetta a noi dirlo. Quello che sappiamo è quanto ha portato alla luce l’accaduto di allora: esiste un vero e proprio mercato di fidanzati immaginari.

A seguire lo scandalo legato al fidanzato immaginario di Pamela Prati, Mark Caltagirone, si scoperchiò un vero e proprio buco nero virtuale nel quale sono finiti Vip, Nip, Sportivi e persone comuni. Tanto che una compagnia assicurativa sul territorio nazionale ha attivato un servizio di copertura solo per quelli che sono ormai noti come casi di Love Scam  

Il Ghost Lover Scam, nello specifico, si verifica quando non solo dietro a dei profili social si nascondono persone diverse da come sono in realtà; ma nei casi più assurdi vengono inventate delle vere e proprie identità digitali, totalmente inesistenti nella realtà e spesso costruite a più mani, nel tentativo di estorcere denaro alla Vittima

Il caso di Mark Caltagirone portò alla luce una serie di esperienze in cui nel tempo anche personaggi più o meno noti, come Alfonso Signorini, Manuela Arcuri, Sara Varone, denunciarono di essere state vittime.

Ultimo delle cronache è il caso del pallavolista Roberto Cazzaniga, che è arrivato a versare oltre settecentomila euro in quindici anni nelle “tasche” di una fidanzata virtuale mai vista e alimentata da un profilo gestito ad arte.

Cosa si nasconde in realtà dietro questo bisogno di relazioni che non corrispondono a niente di concreto? Che non corrispondono a persone ma a manipolazioni della realtà, reale e digitale.

La società contemporanea sembra avere appena scoperto le infinite possibilità della sessualità, dell’omo ed eterosessualità, e della complicata natura delle relazioni. Il proibizionismo fa la sua parte nel non aiutare una sana scoperta della sessualità, delle identità e delle relazioni nei nostri adolescenti.

Sempre più spesso ci troviamo a doverci districare con interi mondi, purtroppo spesso anch’essi digitali, in cui vengono declinate tutte le possibilità lessicali e psicologiche delle relazioni: Dipendenza Affettiva e Narcisismo Patologico sono al momento le etichette più diffuse. Di tendenza oserei dire.

Allargando un minimo lo spettro di osservazioni, e dimenticandoci delle etichette, ci possiamo facilmente accorgere del perché un fenomeno come il Ghost Lover Scam sia così diffuso e come sia facile incorrere in questo tipo di truffa

Se allora ci permettiamo di capire che si tratta di una società fragile, di una struttura familiare fragile, e di una fragilità che parte da lontano, anche dai “meravigliosi” anni Sessanta, forse riusciremo meglio a comprendere come il demone non sia dentro lo schermo dei nostri smartphone, ma probabilmente nello specchio delle nostre case.

Abbiamo contribuito a creare una società patriarcale, in cui le donne sono al margine di diritti e possibilità. Abbiamo alimentato il mito del consumismo e del possedere.
Abbiamo tenuto i figli più vicini possibili e abbiamo attraversato interi decenni a smantellare istruzione e sanità pubblica. Sminuendo la cultura e coltivando l’esibizionismo.

Vi mostro qualche screen di articoli facilmente consultabili in rete, che raccontano di App, prodotte e riconosciute formalmente, adibite a creare fidanzate/i digitali

Ghost Lover Scam
Avvenire Parla di XIAOICE la “Fidanzata Virtuale”

Ghost Lover Scam
Su La Stampa la Sessuologa Valeria Randone parla di una app che si finge “fidanzato”

Ghost Lover Scam
Su La Stampa si racconta di come in Cina le ragazze preferiscano giocare al “fidanzarsi” piuttosto che fidanzarsi

Non si tratta di cadere nelle trame di un truffatore seriale, non si tratta di essere ingannati passando attraverso una fragilità del singolo. Quello che passa da questa analisi assolutamente superficiale è che si tratta di un male della società e che parte da lontano nel tempo, per citare Tenco.

Se vengono “autorizzate” , dalle famiglie in primis, applicazioni in cui ragazze e ragazzine dai 9 ai 15 anni possono fingersi fidanzate con una app, atteggiarsi a adulte, fotomodelle, stiliste e imprenditrici digitali è chiaro che le stesse ragazzine da adulte si sentiranno autorizzate ad avere una relazione in rete con qualcuno che somiglia di più al gioco che facevano in pre-adolescenza e meno alla mamma ed al papà.

E’ il modello che proponiamo che dovrebbe fare la sua parte nella crescita di una società sana. Anche il ruolo che svolge il gioco, nei bambini, è centrale. Non lo dico io, ma una certa Montessori, 

Il gioco è il lavoro del bambino.

L’ambiente deve essere ricco di motivi di interesse che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze.

Se l’esperienza che i bambini-ragazzi hanno con la relazione comincia, anche, con una app che si sostituisce ad un’esperienza fatta di carne, ossa, anima ed emozioni, come possiamo pensare che il cosiddetto Ghost Lover Scam non sia la naturale evoluzione di quanto hanno appreso?

L’ultima storia, quella di Roberto Cazzaniga, ci racconta qualcosa di diverso, sicuramente. Anche a livello generazionale. L’ex nazionale quarantaduenne, non è cresciuto a pane e app, e sicuramente sarà stato vittima di una fragilità che deve essere accolta, anche dall’opinione pubblica e ricercata nel suo tempo d’infanzia.

Noi. Mass media, famiglie e scuola, mi chiedo, invece: cosa possiamo fare?
Demonizzare il mezzo (social, rete, app) è la cosa giusta?

O sarebbe forse utile interrogarci su quanto lasciamo che questi mezzi si sostituiscano anche a noi, alla noia dei bambini, alla necessità di sperimentare e di trovare delle emozioni di cui li stiamo privando?

E se da una parte abbiamo visto come alcune delle maggiori testate nazionali riportino la fredda cronaca, ovvero le notizie relative a queste App, vi invito a riflettere su questo invece:

Un Portale Propone una Classifica delle 8 Migliori App per Fidanzate Virtuali

Un portale che chiunque, anche i nostri figli adolescenti, possono trovare in rete ed in cui è possibile consultare addirittura una classifica delle otto migliori App per trovare una fidanzata virtuale, e solo per cellulari. Una fidanzata tascabile oserei dire.

L’evoluzione tecnologica non è da condannare a mio avviso; ricordo nei primi anni Duemila quanto fosse sotto l’occhio del ciclone il famosissimo Tamagotchi

Sembrava infatti che molti bambini vivessero come un lutto insanabile la morte del pulcino virtuale, la leggenda narra che si fossero verificati anche dei suicidi al seguito.
Io continuo a pensare che il Tamagotchi fosse divertente ma che nessun bambino sano, cresciuto in modo sano, lo avrebbe mai scambiato con un cucciolo di Labrador o con il proprio gatto.

La domanda, perciò, ancora una volta andrebbe posta alle famiglie, alle scuole, alle istituzioni: Cosa Stiamo Facendo Per Crescere in Modo Sano e Consapevole i Nostri Figli?

Serena Basciani
Serena Bascianihttp://www.serenabasciani.it
Appassionata di Letteratura, critica letteraria e affascinata da tutti i Mass media a partire dalla smemoranda passando per la tv e arrivando ai social network. Giornalista. Content Editor e Consulente in Comunicazione per piccole e grandi aziende e per i liberi professionisti che vogliono investire nel lavoro di Personal Branding. Per 15 anni ufficio stampa di Annalisa Minetti ed al suo fianco in tutte le imprese sportive e musicali come Sanremo 2005, le paralimpiadi di Londra e la maratona di New York, Tale e Quale Show e Ora o Mai Più (trasmissioni di punta della prima serata Raiuno). Il lavoro in cui c’è tutta la sua anima è il libro di medicina narrativa, Prendersi Cura di Sè con le Parole di Simona Amorese, curato per Edizioni Gribaudo. Oggi al timone di Occhio Che come Direttore Editoriale e di altri portali tematici. Nel 2012, quando era Direttore del mensile Vivessere, è stata premiata come Direttore Responsabile più giovane in Italia dal circolo della stampa di Milano. Oggi studia e si aggiorna continuamente per applicare la passione della scrittura al mondo digitale.
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