martedì, Maggio 24, 2022
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La Dipendenza Da Videogiochi. Quando si Parla di Patologia e Cosa Accadrà Nel Futuro dei Nostri Figli

La Dipendenza da Videogiochi è un fenomeno conclamato in Italia, eppure se ne parla sempre decisamente troppo poco.
A Livello internazionale tutti gli studi che si concentrano sulle nuove dipendenze, includono la dipendenza da videogames online e offline insieme alla ludopatia, come un male contemporaneo.

I testi scientifici ritengono che queste siano le nove caratteristiche che definiscono la dipendenza da videogames/internet

  1. Forte preoccupazione a riguardo del gioco (salienza cognitiva);
  2. Comportamenti di isolamento quando il gioco non è possibile;
  3. Tolleranza (bisogno di aumentare il tempo di gioco per sperimentare soddisfazione);
  4. Tentativi infruttuosi di controllare/ridurre l’uso;
  5. Perdita di interesse per altri hobbies o attività (salienza comportamentale);
  6. Uso eccessivo nonostante la consapevolezza che sussista un problema;
  7. Menzogne a riguardo del tempo trascorso giocando;
  8. Uso del gioco per sedare/regolare/ridurre un vissuto emotivo spiacevole;
  9. Perdita o compromissione di relazioni interpersonali rilevanti; compromissione del rendimento scolastico o lavorativo a causa del gioco.

Per diagnosticare il disturbo di dipendenza da videogiochi come clinicamente rilevante è sufficiente riscontrare almeno cinque delle nove manifestazioni sopra elencate

In Cina è stato limitato per legge l’uso dei videogames nei minori di 18 anni ed è stata proposta una legge che punisca e proponga percorsi formativi per i genitori di ragazzi/bambini che si macchiano di episodi di Bullismo e Cyberbullismo.

Il problema è poco conosciuto e sopratutto sembra sia poco temuto. Ma se volessimo proiettarci in avanti nel tempo, per capire quali effetti avrà il lavoro che stiamo facendo sulle generazioni degli attuali bambini/adolscenti? Cosa scopriremmo?

Ci chiediamo quando, anche in Italia, verrà attenzionato questo problema e verrà riservata attenzione, anche da parte delle istituzioni a questo fenomeno. A come ci stiamo occupando dell’educazione di quelli che saranno gli uomini e le donne di domani

Abbiamo raggiunto, per un confronto sul tema Gianluca Marasca, terapista, appassionato di Neuroscienze, ricercatore in ambito neurocognitivo.
Gianluca Marasca, 46 anni, romano, si laurea a Tor Vergata in Riabilitazione Neurocognitiva. Attualmente è laureando in antropologia alla Sapienza.

Gianluca Marasca, Terapista

La sua visione del futuro ci aiuta a capire un pò meglio il fenomeno attuale e quali saranno gli effetti di questa cultura digitalizzata, sul nostro futuro e soprattutto sul futuro dei nostri figli.
Gli chiediamo per prima cosa se ci sono dei numeri che ci parlano di questo fenomeno in Italia:

Adesso le cifre che abbiamo secondo me non sono sufficienti a fare una stima reale, credo che le manifestazioni più importanti saranno registrate nel prossimo decennio anche perchè aumenteranno gli studi di settore. 
Quello che secondo me viene precluso dal taglio degli articoli usciti sulla scelta della Cina, per esempio, è che viene completamente escluso il concetto di complessità
Il concetto di complessità prevede una reiterazione continua tra i sistemi all’interno del dispositivo che si sta analizzando. Non si può perciò analizzare la famiglia e basta. Bisognerebbe studiare in termini anche economici ad esempio l’aspetto del Capitalismo Di Sorveglianza. Questo è un elemento che manca. Io posso prevedere tutta una serie di “punizioni”.
Ma se non integro con il Capitalismo di Sorveglianza, se non tengo conto di tutte quelle infrastrutture che girano intorno al sistema Famiglia depotenzio il concetto di Stato e Politica e vediamo le famiglie come uniche responsabili di un comportamento che potrebbe essere imputabile non solo alle famiglie.
Ricordiamoci che gli adolescenti vanno poi in sistemi di gregge, gli adolescenti possono essere formidabili dal punto di vista dell’educazione ma poi si trovano in situazioni di impasse che fa emergere un comportamento divergente frutto di un ambiente circostante che influenza la crescita.
Stessa cosa nella fascia 5-10 anni: i bambini oggi sono vittime di un allarmismo eccessivo verso il mondo “esterno”. Si sta tendendo sempre di più a far consumare le abitudini delle persone all’interno delle proprie mura domestiche rispetto all’imprevedibilità dell’esterno, come se per strada chissà possa accadere.

Tutta l’economia mondiale si sta dirigendo sulla cultura e l’encomia domestica: tablet, telefoni, serie tv a discapito di una sana conoscenza e scoperta del mondo al di fuori.

I Danni Che oggi possiamo riscontrare sulla base di tutto questo, quali sono:
è ancora molto più subdolo e invisibile il fenomeno, proprio perchè non abbiamo i danni reali e concreti che questi aspetti produrranno in seguito. Non è tanto il problema dell’attenzione che si sta perdendo, non è tanto l’aspetto dissociativo, ma il problema è come quella dissociazione produrrà degli effetti peggiorativi nella strategia mondiale sulle politiche di educazione. Sul senso di etica, cittadinanza e di comunità. 
Nei giovani è altamente visibile cosa sta accadendo: Le tecnologie sono progettate per produrre nei cervelli quei livelli di dopamina che caratterizzano la sostituzione per esempio dell’approvazione della madre. L’attesa del Like e poi il successivo appagamento per averlo ricevuto provoca una scarica di dopamina che si sostituisce ad un rapporto sano con i genitori per esempio. 

Questi fenomeni produrranno disattenzione, frammentazione degli apprendimenti, disocciazione, disistima, una falsa idea di sé, conflitti, picchi di rabbia, devianza, microcriminalità

Cosa possiamo fare per non perdere il contatto con questa tematica?
Sarebbe importante fare una tavola rotonda non con specializzati o scienziati. Per capire anche che percezione hanno la commessa, la mamma, la cassiera del supermercato su questo tema. Una tavola rotonda rilassata e che possa avere un tempo dilatato

 

 

Serena Basciani
Serena Bascianihttp://www.serenabasciani.it
Appassionata di Letteratura, critica letteraria e affascinata da tutti i Mass media a partire dalla smemoranda passando per la tv e arrivando ai social network. Giornalista. Content Editor e Consulente in Comunicazione per piccole e grandi aziende e per i liberi professionisti che vogliono investire nel lavoro di Personal Branding. Per 15 anni ufficio stampa di Annalisa Minetti ed al suo fianco in tutte le imprese sportive e musicali come Sanremo 2005, le paralimpiadi di Londra e la maratona di New York, Tale e Quale Show e Ora o Mai Più (trasmissioni di punta della prima serata Raiuno). Il lavoro in cui c’è tutta la sua anima è il libro di medicina narrativa, Prendersi Cura di Sè con le Parole di Simona Amorese, curato per Edizioni Gribaudo. Oggi al timone di Occhio Che come Direttore Editoriale e di altri portali tematici. Nel 2012, quando era Direttore del mensile Vivessere, è stata premiata come Direttore Responsabile più giovane in Italia dal circolo della stampa di Milano. Oggi studia e si aggiorna continuamente per applicare la passione della scrittura al mondo digitale.
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