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5 curiosità che (forse) non conoscevi sul fungo più pregiato d’Italia

Il tartufo è da sempre considerato uno degli ingredienti più affascinanti e misteriosi della cucina italiana. Apprezzato dagli chef stellati, ricercato nei mercati internazionali, celebrato nei piatti della tradizione, il tartufo racchiude una storia lunga secoli. Eppure, nonostante la sua fama, resta ancora in parte avvolto nel mistero. Ecco cinque curiosità che potrebbero sorprenderti.

1. Non è un tubero, ma un fungo ipogeo

Contrariamente a quanto il nome potrebbe far pensare, il tartufo non è un tubero, ma un fungo sotterraneo. Vive in simbiosi con le radici di alcune piante — querce, lecci, noccioli — e cresce a diversi centimetri di profondità. Non ha bisogno di luce per svilupparsi, ma dipende completamente dall’ambiente in cui si trova: terreno, umidità e albero ospite.

2. È uno degli alimenti più antichi della storia

Già gli Etruschi conoscevano e apprezzavano i tartufi. Li consideravano un dono della terra, misterioso e carico di energia. Anche nella Roma imperiale erano considerati una prelibatezza riservata alle classi nobili. Plinio il Vecchio li citava come “prodotti spontanei della natura, nati da fulmini e pioggia”.

3. Il suo profumo cambia a seconda della pianta ospite

Una delle caratteristiche più sorprendenti del tartufo è che il suo profumo non dipende solo dalla varietà, ma anche dall’albero con cui vive in simbiosi. Un tartufo nero estivo che cresce vicino a una quercia avrà note aromatiche diverse da uno cresciuto accanto a un nocciolo. Ecco perché, anche all’interno della stessa specie, i tartufi non sono mai identici.

4. Cani e… maiali? Solo uno dei due viene ancora usato

Nell’immaginario comune, il tartufo si cerca con i maiali. In passato era così, ma oggi solo i cani addestrati vengono utilizzati per la cerca. I motivi sono semplici: i cani sono più facili da controllare, non mangiano il tartufo una volta trovato, e possono essere educati fin da cuccioli a riconoscerne il profumo.

5. Non può essere coltivato come un ortaggio

Sebbene esistano tartufaie controllate, il tartufo non è un prodotto “coltivabile” in senso stretto. La sua crescita è frutto di un equilibrio ecologico fragile e imprevedibile. Anche nelle migliori condizioni, non c’è garanzia di raccolta. Per questo resta uno degli alimenti più rari — e di conseguenza, più costosi — della cucina naturale europea.

Il consiglio della redazione

Chi desidera conoscere meglio il tartufo e assaggiarlo sotto forma di creme, carpacci o conserve artigianali, può visitare il sito di Raparelli Tartufi, azienda agricola del Lazio specializzata nella lavorazione naturale e stagionale del tartufo e dei funghi spontanei. Una realtà che coniuga rispetto per la terra, passione per la qualità e cultura gastronomica italiana.

Emiliano Belmonte

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