<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	 xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/" >

<channel>
	<title>Lifestyle &#8211; Occhioche</title>
	<atom:link href="https://www.occhioche.it/category/lifestyle/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.occhioche.it</link>
	<description>Le ultime notizie dalla Capitale</description>
	<lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 10:06:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	

<image>
	<url>https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2024/07/cropped-occhioroma-1-32x32.png</url>
	<title>Lifestyle &#8211; Occhioche</title>
	<link>https://www.occhioche.it</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>SIS Roma, prima sfida casalinga contro la Vela Nuoto Ancona: le giallorosse cercano il bis</title>
		<link>https://www.occhioche.it/sis-roma-prima-sfida-casalinga-contro-la-vela-nuoto-ancona-le-giallorosse-cercano-il-bis/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sis-roma-prima-sfida-casalinga-contro-la-vela-nuoto-ancona-le-giallorosse-cercano-il-bis</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 10:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129440</guid>

					<description><![CDATA[La SIS Roma torna protagonista nel campionato di Serie A1 femminile di pallanuoto. Dopo il travolgente successo per&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La SIS Roma torna protagonista nel campionato di Serie A1 femminile di pallanuoto. Dopo il travolgente successo per 25-8 contro il Bogliasco, la squadra di Marco Capanna si prepara a ospitare la Vela Nuoto Ancona sabato 10 ottobre alle ore 18:00 al Polo Natatorio di Ostia. Ingresso gratuito per il pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SIS Roma, cresce l&#8217;attesa per il debutto davanti ai tifosi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La SIS Roma è pronta a riabbracciare il proprio pubblico. Sabato 10 ottobre, alle ore 18:00, le giallorosse scenderanno in acqua al Polo Natatorio di Ostia per affrontare la Vela Nuoto Ancona, nella gara valida per la seconda giornata del campionato di pallanuoto femminile di Serie A1 2026/27.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appuntamento importante per la formazione capitolina, che vuole dare seguito all&#8217;ottimo avvio di stagione e conquistare il primo successo davanti ai propri sostenitori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esordio in campionato ha già regalato indicazioni positive alla squadra allenata da Marco Capanna, capace di imporsi con un netto 25-8 sul campo dell&#8217;AGN Energia Bogliasco 1951. Una vittoria convincente, caratterizzata da una notevole efficacia offensiva e da una prestazione collettiva che ha permesso alle romane di iniziare il torneo con il piede giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adesso, però, l&#8217;attenzione è tutta rivolta alla prima partita casalinga, con l&#8217;obiettivo di trasformare l&#8217;entusiasmo della giornata inaugurale in una nuova prestazione di qualità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Contro la Vela Nuoto Ancona per confermare il buon avvio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida contro la Vela Nuoto Ancona rappresenta un&#8217;altra tappa nel percorso della SIS Roma, impegnata a costruire partita dopo partita la propria identità di squadra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il largo successo ottenuto all&#8217;esordio non deve infatti distogliere l&#8217;attenzione dal lavoro quotidiano. Per le giallorosse sarà fondamentale mantenere alta la concentrazione, trovare maggiore continuità nelle diverse fasi di gioco e perfezionare gli automatismi su cui lo staff tecnico sta lavorando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La seconda giornata offre dunque alla formazione romana la possibilità di conquistare altri tre punti e consolidare le certezze emerse nella prima uscita stagionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere ancora più significativo l&#8217;incontro sarà il fattore campo. Il sostegno dei tifosi potrà rappresentare una spinta importante per una squadra desiderosa di inaugurare nel migliore dei modi gli impegni casalinghi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Marco Capanna chiama a raccolta i tifosi della SIS Roma</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alla vigilia della partita, il tecnico giallorosso Marco Capanna ha evidenziato la volontà di proseguire sulla strada intrapresa, senza perdere di vista gli aspetti da migliorare.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«È il nostro esordio casalingo e ci teniamo a fare bene. Vogliamo dare continuità a quanto fatto nella prima giornata, cercando di migliorare alcuni aspetti della prestazione precedente. Siamo ancora all&#8217;inizio della stagione e ogni partita è importante per crescere e trovare i giusti equilibri. Aspettiamo il nostro pubblico sugli spalti, pronti a condividere insieme questo primo appuntamento casalingo della stagione. Il loro sostegno sarà importante per noi».</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un messaggio chiaro quello dell&#8217;allenatore della SIS Roma: entusiasmo per la partenza positiva, ma anche consapevolezza della necessità di continuare a lavorare per raggiungere i migliori equilibri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">SIS Roma-Vela Nuoto Ancona: sabato 10 ottobre a Ostia, ingresso gratuito</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo appuntamento casalingo della stagione sarà anche una festa per gli appassionati di pallanuoto, chiamati a sostenere le giallorosse dagli spalti del Polo Natatorio di Ostia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">SIS Roma-Vela Nuoto Ancona si giocherà sabato 10 ottobre alle ore 18:00, presso l&#8217;impianto di Via delle Quinqueremi 100, a Ostia. L&#8217;ingresso sarà gratuito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;occasione per vivere da vicino le emozioni della Serie A1 femminile e accompagnare la squadra capitolina in una nuova sfida di campionato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo i primi tre punti conquistati in trasferta, la SIS Roma vuole continuare a vincere e regalare una soddisfazione al proprio pubblico. L&#8217;obiettivo è il bis, ma soprattutto un&#8217;altra prova di crescita e maturità per affrontare con fiducia il prosieguo della stagione.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Moda, Columbia debutta nello streetwear: l&#8217;abbigliamento outdoor incontra lo stile urbano</title>
		<link>https://www.occhioche.it/moda-columbia-debutta-nello-streetwear-labbigliamento-outdoor-incontra-lo-stile-urbano/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=moda-columbia-debutta-nello-streetwear-labbigliamento-outdoor-incontra-lo-stile-urbano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:43:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129427</guid>

					<description><![CDATA[Il marchio americano presenta Street Tech, una nuova linea che trasferisce tecnologie e materiali dell&#8217;abbigliamento tecnico nel guardaroba&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il marchio americano presenta Street Tech, una nuova linea che trasferisce tecnologie e materiali dell&#8217;abbigliamento tecnico nel guardaroba cittadino</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Roma, 8 ott. (Adnkronos) &#8211; Il confine tra abbigliamento outdoor e moda urbana diventa sempre più sottile. A inserirsi in questa evoluzione è Columbia, marchio statunitense specializzato nell&#8217;abbigliamento tecnico, che fa il suo ingresso nel segmento streetwear con Street Tech, una collezione che reinterpreta l&#8217;esperienza maturata nel settore dell&#8217;outdoor attraverso capi pensati per la vita quotidiana in città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Presentata a Londra il 15 settembre, la nuova linea segna un ampliamento della proposta del brand, tradizionalmente associato alle attività all&#8217;aria aperta. Al centro del progetto c&#8217;è il trasferimento di soluzioni tecniche sviluppate per affrontare condizioni atmosferiche variabili verso un contesto urbano, dove funzionalità, comfort ed estetica assumono un ruolo sempre più integrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;iniziativa si inserisce nel più ampio dialogo tra moda e abbigliamento tecnico, caratterizzato dalla contaminazione tra linguaggi sportivi e stili metropolitani. Materiali impermeabili, tessuti traspiranti, sistemi di isolamento termico e trattamenti idrorepellenti vengono così applicati a silhouette e volumi riconducibili allo streetwear.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La collezione comprende giacche imbottite, capispalla impermeabili, felpe, pantaloni cargo e accessori. Tra gli elementi che caratterizzano il progetto figurano l&#8217;impiego di tessuti ripstop, strutture multistrato e materiali elasticizzati, insieme a dettagli funzionali come cappucci protettivi e passamontagna integrati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ruolo centrale è affidato alle tecnologie già utilizzate da Columbia nell&#8217;abbigliamento outdoor, tra cui Omni-Tech per l&#8217;impermeabilità e la traspirabilità, Omni-Shield per il trattamento idrorepellente, Thermarator per l&#8217;isolamento termico e Omni-Wick per la gestione dell&#8217;umidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione rappresenta per il marchio, fondato nel 1938 e parte della Columbia Sportswear Company con sede a Portland, in Oregon, un&#8217;estensione del proprio linguaggio stilistico oltre l&#8217;ambito tradizionale dell&#8217;abbigliamento per le attività all&#8217;aperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con Street Tech, disponibile dal 15 settembre, Columbia punta dunque a declinare il proprio patrimonio tecnico in una dimensione metropolitana, evidenziando come la distinzione tra capi progettati per l&#8217;outdoor e abbigliamento destinato alla quotidianità urbana sia sempre meno netta.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Farfa celebra la sua storia: “C’era un Tessuto” riconosciuta Bottega Storica del Lazio</title>
		<link>https://www.occhioche.it/farfa-celebra-la-sua-storia-cera-un-tessuto-riconosciuta-bottega-storica-del-lazio/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=farfa-celebra-la-sua-storia-cera-un-tessuto-riconosciuta-bottega-storica-del-lazio</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 12:40:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129424</guid>

					<description><![CDATA[Sabato 10 ottobre la posa della targa alla presenza del sindaco Roberta Cuneo e dell’assessore Pamela Martini. Un&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Sabato 10 ottobre la posa della targa alla presenza del sindaco Roberta Cuneo e dell’assessore Pamela Martini. Un riconoscimento per l’attività di Elisabetta Scipioni e del marito Fabio, custodi dell’antica tradizione tessile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>FARA IN SABINA</strong> – Un pezzo di storia e di tradizione artigianale della Sabina riceve il riconoscimento ufficiale della Regione Lazio. Sabato 10 ottobre 2026, nel cuore del borgo di Farfa, sarà scoperta la targa che identifica <strong>“C’era un Tessuto”, la bottega di Elisabetta Scipioni, come Bottega Storica del Lazio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia si svolgerà in mattinata davanti all’attività, in via di Porta Montopoli 13, alla presenza del sindaco di Fara in Sabina, <strong>Roberta Cuneo</strong>, e dell’assessore <strong>Pamela Martini</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un appuntamento significativo per Elisabetta e il marito Fabio, che portano avanti l’attività di famiglia con l’obiettivo di custodire e tramandare un patrimonio di conoscenze, tecniche e tradizioni legate alla lavorazione dei tessuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Botteghe Storiche del Lazio, il riconoscimento all’attività di Farfa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’inserimento di “C’era un Tessuto” nell’elenco regionale delle <strong>Botteghe Storiche del Lazio</strong> rappresenta un importante traguardo per una realtà che negli anni ha saputo coniugare tradizione, artigianato e valorizzazione del territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bottega è stata riconosciuta nelle sezioni <strong>“Botteghe d’Arte e di Antichi Mestieri” e “Attività Storiche e Tradizionali”</strong>, riservate alle attività che contribuiscono a preservare la memoria e l’identità culturale delle comunità locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel borgo di Farfa, l’attività della famiglia Scipioni continua a rappresentare un punto di riferimento per chi desidera conoscere l’antica arte della tessitura e scoprire il valore delle lavorazioni artigianali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un telaio dell’Ottocento ancora funzionante nella bottega di Farfa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">A rendere particolarmente preziosa la bottega è anche la presenza di <strong>un raro telaio dell’Ottocento tuttora funzionante</strong>, custodito all’interno dei locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno strumento che racconta la storia di un mestiere antico e che permette ancora oggi di osservare da vicino le tecniche tradizionali di tessitura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“C’era un Tessuto”, specializzata nella produzione, confezione e vendita di tessuti, non è soltanto un’attività commerciale, ma anche uno spazio dedicato alla conoscenza e alla trasmissione dei saperi artigianali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elisabetta Scipioni: «Un riconoscimento che porta con sé la storia della nostra famiglia»</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La cerimonia del 10 ottobre avrà un valore profondamente personale per Elisabetta e Fabio. La targa rappresenta infatti anche un tributo alla memoria di <strong>Gustavo Scipioni, padre di Elisabetta</strong>, e all’eredità umana e professionale che ha lasciato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Vedere questa targa davanti alla nostra bottega sarà per noi una grande emozione. È un riconoscimento che ci riporta anche a mio padre, Gustavo Scipioni, alla sua storia e a quello che ci ha trasmesso. C’è tanto di lui in ciò che facciamo ancora oggi e sapere che questa attività viene riconosciuta come parte del patrimonio del territorio rende questo momento ancora più speciale”, dichiarano Elisabetta e Fabio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Dietro questa targa ci sono la storia della nostra famiglia, tanti anni di lavoro e la volontà di continuare a far vivere e conoscere un mestiere al quale siamo profondamente legati. Ringraziamo l’Amministrazione comunale di Fara in Sabina per il sostegno e per l’attenzione che ha dedicato alla nostra realtà”, proseguono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’auspicio è che il riconoscimento possa contribuire a far conoscere ulteriormente la bottega e ad attirare nuovi visitatori nel borgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ci piacerebbe che sempre più persone venissero a Farfa per entrare nella nostra bottega, vedere il telaio in funzione e scoprire da vicino un’arte che ha ancora moltissimo da raccontare”, aggiungono.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Farfa, in arrivo una scuola di tessitura per tramandare gli antichi mestieri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento regionale non rappresenta soltanto un traguardo, ma anche un punto di partenza per nuovi progetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le iniziative in programma figura infatti <strong>l’apertura di una scuola di tessitura nel borgo di Farfa</strong>, pensata per avvicinare adulti e bambini a una delle più antiche forme di artigianato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Laboratori per bambini, adulti e scolaresche</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La futura scuola offrirà laboratori pratici, attività per singoli e gruppi e percorsi dedicati agli istituti scolastici, con l’obiettivo di far conoscere strumenti, tecniche e lavorazioni tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’iniziativa che punta a mantenere viva la cultura della tessitura, creando nuove opportunità di formazione e incontro nel territorio di Fara in Sabina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La posa della targa di sabato 10 ottobre sarà quindi un momento di festa non soltanto per la famiglia Scipioni, ma anche per il borgo di Farfa, che vede riconosciuto e valorizzato un altro tassello del proprio patrimonio storico e artigianale.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Giovanni Angeletti, l’arte dell’ospitalità tra Assisi, il vino e la memoria</title>
		<link>https://www.occhioche.it/giovanni-angeletti-larte-dellospitalita-tra-assisi-il-vino-e-la-memoria/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=giovanni-angeletti-larte-dellospitalita-tra-assisi-il-vino-e-la-memoria</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 13:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129417</guid>

					<description><![CDATA[Una vita dedicata all’accoglienza, alla valorizzazione dell’Umbria e alla cultura enologica. Per vent’anni alla guida dell’Associazione italiana sommelier&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Una vita dedicata all’accoglienza, alla valorizzazione dell’Umbria e alla cultura enologica. Per vent’anni alla guida dell’Associazione italiana sommelier dell’Umbria, Giovanni Angeletti ha lasciato un’eredità che oggi continua attraverso la famiglia, il Fontebella Palace Hotel e un vino che porta il segno della sua storia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono eredità che non si misurano soltanto attraverso ciò che è stato costruito. Vivono piuttosto nel modo di affrontare le difficoltà, nelle relazioni coltivate nel tempo e nella capacità di immaginare una strada anche quando il futuro appare incerto. È in questa dimensione che si inserisce la storia di <strong>Giovanni Angeletti</strong>, figura profondamente legata all’Umbria, alla sua cultura dell’ospitalità e al mondo del vino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uomo determinato e rigoroso, ma anche padre affettuoso e presenza costante per la propria famiglia, Angeletti ha attraversato alcune delle stagioni più complesse dell’economia regionale. Crisi e terremoti hanno segnato il territorio e le sue attività, senza però modificare il principio che ne guidava le scelte: <strong>trasformare le difficoltà in occasioni per ripartire</strong>, affidandosi alla concretezza, alla tenacia e a uno sguardo sempre rivolto al futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modo di intendere il lavoro ha trovato una delle sue espressioni più significative nel <strong>Fontebella Palace Hotel</strong> di Assisi. Nel tempo l’albergo è diventato qualcosa di più di un’impresa familiare: una realtà costruita intorno alle persone, dove il rapporto con i collaboratori si è consolidato attraverso fiducia, rispetto e senso di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di dipendenti che hanno accompagnato la famiglia per decenni racconta meglio di qualsiasi formula manageriale una concezione dell’impresa fondata sulla continuità dei rapporti e sulla capacità di sostenersi nei passaggi più difficili. Un’idea di accoglienza che Giovanni Angeletti portava anche fuori dalla dimensione strettamente professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La tavola era infatti uno dei suoi luoghi prediletti.</strong> Amava riunire amici e ospiti, scegliere personalmente le bottiglie da condividere e raccontare attraverso piatti e vini la ricchezza dell’Umbria. Non era soltanto convivialità, ma una vera cultura dell’ospitalità, alimentata da una conoscenza profonda del vino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per <strong>vent’anni Angeletti ha guidato l’Associazione italiana sommelier dell’Umbria</strong>, accompagnandola in una stagione di forte crescita. Durante la sua presidenza, la realtà regionale divenne un importante punto d’incontro per protagonisti della sommellerie italiana e internazionale e per personalità che hanno segnato la cultura gastronomica del Paese, tra cui <strong>Gualtiero Marchesi</strong> e <strong>Luigi Veronelli</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo impegno nel settore vitivinicolo si tradusse anche in un’attività istituzionale. In sede di commissione agricola regionale contribuì infatti al percorso che portò al <strong>riconoscimento della DOCG del Sagrantino di Montefalco</strong>, uno dei vini che più di altri avrebbe finito per identificare l’Umbria nel panorama enologico italiano.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un vino per trasformare il ricordo in continuità</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi quella storia prosegue anche attraverso la figlia <strong>Elena Angeletti</strong>, che ha scelto di racchiudere parte dell’eredità paterna in una bottiglia dal nome emblematico: <strong>“Impronta”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vino nasce dall’incontro in parti uguali tra <strong>Sagrantino, presente al 50 per cento, e Cabernet Sauvignon</strong>. Da una parte il vitigno profondamente radicato nel territorio umbro, dall’altra una varietà internazionale: due identità che si incontrano in un’etichetta pensata per raccontare memoria, appartenenza e apertura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la veste grafica richiama direttamente Giovanni. L’immagine di un’impronta digitale racchiude al centro un piccolo cuore: un segno semplice, scelto per rappresentare una presenza che non appartiene soltanto al passato, ma continua idealmente ad accompagnare le scelte della famiglia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla cantina alla cucina, il racconto dell’Umbria</h3>



<p class="wp-block-paragraph">La stessa continuità si ritrova nella cucina del <strong>ristorante Il Frantoio</strong>, dove il legame con la tradizione passa attraverso ricette, gesti e materie prime. I <strong>cappelletti al tartufo fatti a mano</strong>, per esempio, diventano parte di una memoria condivisa, mentre l’attenzione dedicata agli ingredienti mantiene saldo il rapporto con il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un modo di custodire la tradizione senza trasformarla in qualcosa di immobile. L’identità viene preservata facendola vivere nel presente, attraverso l’ospitalità, il vino e una cucina capace di riconoscere le proprie radici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando arriva la sera e le luci del ristorante si accendono, mentre <strong>Assisi si disegna contro il cielo del crepuscolo</strong>, il paesaggio sembra completare il racconto. Dalla collina, lo sguardo si allunga sulla pianura umbra e restituisce il senso di una storia costruita intorno a un principio tanto semplice quanto impegnativo: accogliere significa prendersi cura delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È forse questa l’eredità più riconoscibile lasciata da Giovanni Angeletti: <strong>un’idea di ospitalità fatta di attenzione, territorio e relazioni</strong>, capace di far sentire chi arriva non semplicemente ospite, ma parte, almeno per qualche momento, di una casa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Info</h4>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Struttura:</strong> Fontebella Palace Hotel<br><strong>Ristorante:</strong> Il Frantoio<br><strong>Indirizzo:</strong> Via Fontebella, 25 – 06081 Assisi (PG)<br><strong>Contatti e prenotazioni:</strong> sito ufficiale del Fontebella Palace Hotel</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sotto il casco nessuna è Santa: Federico Fashion Style lancia il nuovo format TV</title>
		<link>https://www.occhioche.it/sotto-il-casco-nessuna-e-santa-federico-fashion-style-lancia-il-nuovo-format-tv/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=sotto-il-casco-nessuna-e-santa-federico-fashion-style-lancia-il-nuovo-format-tv</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 13:20:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129414</guid>

					<description><![CDATA[L’attesa è finita. Dopo una calda estate di lavoro, tutto è pronto per il lancio di “Sotto il&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L’attesa è finita. Dopo una calda estate di lavoro, tutto è pronto per il lancio di <strong>“Sotto il casco nessuna è Santa”</strong>, il nuovo format televisivo ideato e condotto da <strong>Federico Lauri, in arte Federico Fashion Style</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un programma innovativo che porterà davanti alle telecamere <strong>Vip e Nip</strong>, pronte a raccontarsi senza filtri e ad affrontare le domande provocanti e piccanti del celebre hairstylist.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Federico Fashion Style conduce “Sotto il casco nessuna è Santa”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cuore del format sono le interviste realizzate in una location decisamente particolare. Le protagoniste, comodamente sedute <strong>sotto il casco di un salone di bellezza</strong>, si metteranno in gioco rispondendo alle domande di Federico Fashion Style.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vita privata, carriera, curiosità e confessioni saranno al centro delle puntate. Le ospiti saranno chiamate a raccontare tutto, ma proprio tutto, lasciandosi coinvolgere dall’ironia e dall’eccentricità del padrone di casa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando e dove vedere “Sotto il casco nessuna è Santa”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzata in uno <strong>studio super glamour</strong>, la prima stagione di “Sotto il casco nessuna è Santa” partirà <strong>domenica 18 ottobre alle ore 21 su Canale Dieci</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma terrà compagnia al pubblico per <strong>35 puntate</strong>, tutte caratterizzate dalla presenza di ospiti speciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Rita De Crescenzo, Flavia Vento e Floriana Secondi tra le prime ospiti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le prime a sedersi sotto il casco saranno <strong>Rita De Crescenzo, Flavia Vento, Floriana Secondi, Aida Jespica e la Principessa Conny Caracciolo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A loro si aggiungeranno molte altre signore che hanno deciso di affidarsi alle domande provocanti e piccanti di Federico Fashion Style e di raccontare davanti alle telecamere aspetti della propria vita personale e professionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il “domandone” finale e la penitenza piccante</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni puntata riserverà una sorpresa finale. Il format prevede infatti un <strong>super domandone</strong> al quale l’ospite dovrà rispondere correttamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se la risposta sarà sbagliata? La protagonista della puntata dovrà affrontare una <strong>penitenza piuttosto “piccante”</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Divertimento e curiosità saranno quindi gli ingredienti principali di un programma che punta a sorprendere il pubblico. L’interesse sembra essere già molto alto: le liste di attesa delle partecipanti risultano infatti già sold out.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La produzione del nuovo programma di Federico Fashion Style</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro “Sotto il casco nessuna è Santa” c’è il lavoro di una squadra di professionisti composta da <strong>truccatori, parrucchieri e sarte</strong>, oltre al comparto tecnico che svolge un ruolo fondamentale nella realizzazione del programma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Direzione di Produzione è affidata a Carlo Senes</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Federico Fashion Style porta glamour ed eccentricità su Canale Dieci</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà Federico Lauri a dare alla trasmissione quel tocco di mondanità che caratterizza il suo personaggio. <strong>Glamour ed eccentricità</strong>, caratteristiche ormai inconfondibili di Federico Fashion Style, accompagneranno le interviste e le confessioni delle protagoniste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’appuntamento con <strong>“Sotto il casco nessuna è Santa”</strong> è quindi fissato per <strong>tutte le domeniche alle ore 21 su Canale Dieci</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E ricordate: <strong>“SOTTO IL CASCO NESSUNA È SANTA”</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Orme Festival dei Sentieri 2026, oltre 5.000 presenze a Fai della Paganella</title>
		<link>https://www.occhioche.it/orme-festival-dei-sentieri-2026-oltre-5-000-presenze-a-fai-della-paganella/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=orme-festival-dei-sentieri-2026-oltre-5-000-presenze-a-fai-della-paganella</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 11:25:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129411</guid>

					<description><![CDATA[La nona edizione di Orme – Festival dei Sentieri ha richiamato a Fai della Paganella, in Trentino, visitatori&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La nona edizione di <strong>Orme – Festival dei Sentieri</strong> ha richiamato a <strong>Fai della Paganella</strong>, in Trentino, visitatori provenienti da diverse regioni italiane e anche dall’estero. Al centro del programma 2026 il tema <strong>“Sentiero è dialogo”</strong>, scelto per raccontare il cammino non soltanto come esperienza outdoor, ma come occasione di incontro con la natura, con gli altri e con sé stessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un filo conduttore che ha attraversato i 27 appuntamenti del Festival e che ha confermato la vocazione di Orme: trasformare i sentieri e i boschi della Paganella in luoghi di ascolto, scoperta e condivisione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Giovanni Allevi nel Parco del Respiro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli appuntamenti più significativi dell’edizione 2026 c’è stato <strong>“Armonie Invisibili” con Giovanni Allevi</strong>, ospitato nella cornice naturale del <strong>Parco del Respiro di Fai della Paganella</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Musica, natura e riflessione si sono incontrate nel bosco, dando forma a uno degli eventi simbolo di un Festival che punta a proporre un modo diverso di vivere la montagna, dove attività outdoor e cultura possono convivere con esperienze dedicate al benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad arricchire il programma anche la musica di <strong>Andrea Cerrato</strong>, insieme a escursioni, attività per famiglie, iniziative legate alla cultura locale e numerose occasioni per scoprire il territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Forest bathing e benessere: debutta “Dialoghi nel Bosco Bootcamp”</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle novità di <strong>Orme Festival 2026</strong> è stata “Dialoghi nel Bosco Bootcamp”, iniziativa dedicata alla relazione tra ambiente naturale e benessere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il programma ha combinato <strong>forest bathing, movimento e approfondimento scientifico</strong>, offrendo ai partecipanti la possibilità di esplorare il rapporto con il bosco attraverso attività ed esperienze differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema del benessere nella natura rappresenta ormai uno degli elementi caratterizzanti dell&#8217;offerta di Fai della Paganella e, in particolare, del Parco del Respiro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Main Sponsor dell’edizione 2026 è stato <strong>2117 of Sweden</strong>, brand svedese del mondo outdoor. La collaborazione si è sviluppata intorno a una visione condivisa della montagna come ambiente da vivere con rispetto, consapevolezza e spirito di scoperta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre 5.000 partecipanti per Orme Festival 2026</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I numeri confermano la crescita dell&#8217;appuntamento: <strong>oltre 5.000 presenze in cinque giorni</strong>, con partecipanti arrivati da varie parti d’Italia e dall’estero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un risultato che consolida Orme come momento di incontro per chi cerca un rapporto con la montagna capace di andare oltre la sola attività sportiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere simbolicamente l’edizione è stata la tradizionale <strong>Desmontegada</strong>, festa legata alla comunità e alle tradizioni locali che ha riportato l’attenzione sulle radici di Fai della Paganella e sul rapporto tra territorio, abitanti e montagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la nona edizione, il Festival ribadisce così l’idea che ne ha accompagnato la crescita: <strong>il sentiero non è soltanto qualcosa da percorrere, ma uno spazio nel quale incontrarsi, ascoltare e costruire nuove connessioni</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Foliage a Fai della Paganella: l’autunno nel Parco del Respiro</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Archiviato Orme Festival, la stagione nella natura di Fai della Paganella prosegue con uno dei periodi più suggestivi dell’anno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dal 15 ottobre al 15 novembre il foliage colora il Parco del Respiro</strong>, trasformando il bosco in un paesaggio autunnale dominato dalle tonalità calde delle foglie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un periodo particolarmente indicato per chi desidera scoprire Fai della Paganella con ritmi più lenti e immergersi nell&#8217;ambiente naturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la stagione del foliage sarà inoltre possibile prenotare <strong>sessioni private o di coppia di Forest Bathing</strong>, pensate per vivere il bosco attraverso l’ascolto e una maggiore attenzione all’ambiente circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ideale proseguimento dell’esperienza proposta da Orme: rallentare, camminare e riscoprire il rapporto con la natura anche dopo la conclusione del Festival.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Orme Festival dei Sentieri: informazioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Orme – Festival dei Sentieri si svolge a Fai della Paganella e propone ogni anno un calendario di incontri, escursioni, musica ed esperienze nella natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per conoscere il Festival, il programma e le prossime iniziative è possibile consultare il sito ufficiale di <strong>Orme – Festival dei Sentieri</strong> e i suoi canali social.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Manzo e la legittimazione del tatuaggio: un metodo che porta i tatuaggi nei musei di tutto il mondo</title>
		<link>https://www.occhioche.it/marco-manzo-e-la-legittimazione-del-tatuaggio-un-metodo-che-porta-i-tatuaggi-nei-musei-di-tutto-il-mondo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marco-manzo-e-la-legittimazione-del-tatuaggio-un-metodo-che-porta-i-tatuaggi-nei-musei-di-tutto-il-mondo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 11:46:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129399</guid>

					<description><![CDATA[Dal MACRO e dalla Biennale di Venezia fino a New York: il percorso dell’artista romano e il Manifesto&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Dal MACRO e dalla Biennale di Venezia fino a New York: il percorso dell’artista romano e il Manifesto del Tatuaggio Artistico Contemporaneo</h2>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="806" height="585" src="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827.png" alt="Screenshot 2025 01 27 174827" class="wp-image-129401" title="Marco Manzo e la legittimazione del tatuaggio: un metodo che porta i tatuaggi nei musei di tutto il mondo 1" srcset="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827.png 806w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827-300x218.png 300w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827-767x557.png 767w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827-331x240.png 331w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827-663x481.png 663w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-174827-688x499.png 688w" sizes="(max-width: 806px) 100vw, 806px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Per comprendere il percorso che negli ultimi anni ha portato il tatuaggio a confrontarsi sempre più apertamente con musei, istituzioni e categorie proprie dell’arte contemporanea, il lavoro di <strong>Marco Manzo</strong> costituisce un caso particolarmente significativo. Artista visivo, tatuatore, scultore e designer, Manzo ha costruito la propria ricerca intorno a una tesi precisa: <strong>il supporto non determina il valore artistico dell’opera</strong>. Se l’artista contemporaneo può intervenire sulla tela, sul marmo, sul metallo, sullo spazio o attraverso il video, anche il corpo e la pelle possono diventare supporti di una ricerca artistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questa impostazione nasce quello che si potrebbe definire un vero e proprio <strong>“metodo Manzo”</strong>: non limitarsi ad affermare che il tatuaggio sia arte, ma inserirlo concretamente nei luoghi nei quali l’arte viene esposta, studiata e discussa. Musei, Biennali, monumenti, cataloghi, tavole rotonde e performance diventano così strumenti di un processo di legittimazione culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un percorso sviluppato attraverso tappe successive, nel quale il tatuatore non viene più considerato esclusivamente come esecutore tecnico e il tatuaggio non è più osservato soltanto come decorazione corporea. Entrambi vengono messi in relazione con il sistema e con i linguaggi dell’arte contemporanea.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dall’esclusione all’“accoglimento ufficiale” nel mondo dell’arte</h3>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="853" height="702" src="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632.png" alt="Screenshot 2025 01 27 160632" class="wp-image-129402" title="Marco Manzo e la legittimazione del tatuaggio: un metodo che porta i tatuaggi nei musei di tutto il mondo 2" srcset="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632.png 853w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632-300x247.png 300w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632-768x632.png 768w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632-332x273.png 332w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632-663x546.png 663w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2025-01-27-160632-688x566.png 688w" sizes="(max-width: 853px) 100vw, 853px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle prime questioni affrontate da Manzo è stata quella sociale. Nel materiale che ricostruisce il suo percorso viene ricordata, tra le prime esperienze di contaminazione, una performance legata all’Alta Moda Roma ospitata al MAXXI, nella quale modelle tatuate con lo stile ornamentale dell’artista venivano presentate in relazione all’alta moda, trasformando idealmente il tatuaggio in un “abito” permanente sul corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma uno dei passaggi istituzionali più importanti arriva nel 2016 con <strong>Tattoo Forever</strong>, alla Pelanda del MACRO di Roma dal 2 giugno al 24 luglio. Il sito ufficiale del museo la presenta come una grande mostra internazionale dedicata al tatuaggio inteso come espressione artistica e parla esplicitamente di un suo <strong>“accoglimento ufficiale nel mondo dell’arte”</strong>. La direzione artistica venne affidata proprio a Marco Manzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un passaggio importante perché il tatuaggio non entra nel museo soltanto attraverso fotografie di corpi tatuati o come fenomeno antropologico e di costume. Viene posto in dialogo con pittura, grafica, fotografia, scultura e con il lavoro di artisti contemporanei. Il corpo, supporto vivo e inevitabilmente temporaneo, entra così nella riflessione museale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel progetto erano coinvolti artisti italiani e internazionali e differenti discipline. Nel materiale fornito per questo articolo viene ricordata anche la sezione <strong>Tattoo for Peace</strong>, concepita per mostrare come il tatuaggio potesse superare la dimensione strettamente individuale e farsi veicolo di messaggi e questioni sociali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che emerge uno degli aspetti centrali del “metodo Manzo”: <strong>non chiedere al sistema dell’arte di accettare astrattamente il tatuaggio, ma costruire occasioni nelle quali esso possa essere valutato attraverso gli stessi strumenti culturali utilizzati per gli altri linguaggi contemporanei</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">TATU-ART(I) e il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;altra tappa del percorso è rappresentata dalla rassegna <strong>TATU-ART(I)</strong> al MACRO di via Nizza, dove Manzo ricoprì il ruolo di artista e curatore e presentò il <strong>Manifesto del Tatuaggio Ornamentale</strong>. Nel materiale preparatorio viene ricordata anche una tavola rotonda dedicata al tatuaggio come espressione artistica, alla quale parteciparono figure provenienti dalla storia dell’arte, dalla sociologia e dal giornalismo culturale, tra cui Giorgio Di Genova e Pietro Zocconali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Manifesto diventa fondamentale perché trasforma una pratica artistica in una <strong>posizione teorica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non basta più produrre tatuaggi artisticamente complessi: occorre formulare un pensiero sul tatuaggio, sul corpo e sul rapporto tra autore, opera e supporto. Il corpo non è semplicemente la superficie sulla quale viene trasferita un&#8217;immagine, ma parte integrante dell&#8217;opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La rassegna segnò inoltre un passaggio simbolicamente rilevante: secondo la documentazione fornita, Manzo, nella sua qualità di curatore, consegnò ad alcuni tatuatori attestati di valore artistico all&#8217;interno di un museo d&#8217;arte contemporanea, mentre la rassegna e il Manifesto furono documentati nel relativo catalogo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modo cambia anche la posizione del <strong>tatuatore</strong>. Non più soltanto professionista di una tecnica, ma possibile autore di una ricerca artistica riconoscibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Biennale di Venezia: dal corpo all&#8217;architettura</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il passaggio successivo porta il tatuaggio in uno dei contesti internazionali più significativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2018 Marco Manzo figura ufficialmente tra gli espositori del <strong>Padiglione Guatemala alla 16ª Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia</strong>, intitolato <em>Stigma</em>. La documentazione ufficiale della Biennale indica Manzo tra gli artisti del Padiglione insieme a Regina Dávila, Adriana Padilla Meyer, Studio Domus, UR Project ed Elsie Wunderlich.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui la ricerca si amplia: il tatuaggio dialoga con l&#8217;architettura e con la struttura stessa del corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che trova spazio anche il progetto <strong>Lastre</strong>, composto da 66 radiografie sulle quali la ricerca di Manzo mette in relazione struttura anatomica, segno e tatuaggio. Il principio è concettualmente potente: se lo scheletro può essere assimilato alla struttura portante di un edificio, il tatuaggio può diventarne idealmente la facciata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un anno dopo, nel 2019, Manzo partecipa anche al <strong>Padiglione Guatemala della 58ª Esposizione Internazionale d&#8217;Arte della Biennale di Venezia</strong>. La pagina ufficiale della Biennale conferma la presenza di Marco Manzo ed Elsie Wunderlich nel progetto <em>Interesting State</em>, dedicato in particolare alla violenza contro le donne e alla possibilità dell&#8217;arte di trasformarsi in strumento di denuncia e riscatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tatuaggio acquista così anche una dimensione sociale: non soltanto espressione individuale, ma linguaggio capace di affrontare violenza, identità, libertà e condizione femminile. Nel materiale relativo a questa esperienza viene ricordato come il Manifesto del Tatuaggio Ornamentale fosse legato proprio a una diversa rappresentazione del corpo femminile: non più soltanto soggetto dell&#8217;opera, ma esso stesso forma artistica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il Vittoriano e l&#8217;“Apoteosi del Tatuaggio”</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel dicembre 2018 arriva un&#8217;altra tappa significativa: <strong>Apoteosi del Tatuaggio</strong>, personale di Marco Manzo al Complesso del Vittoriano – Ala Brasini di Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esposizione mette insieme tatuaggi, sculture in bronzo, alluminio, ceramica e marmo, fotografia, arte digitale, videoarte, installazioni e performance. Non viene quindi presentato il tatuaggio come universo separato, ma come elemento di una produzione artistica capace di attraversare materiali e discipline differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è precisamente questa trasversalità a spiegare il metodo costruito negli anni da Manzo: <strong>se il segno dell&#8217;artista mantiene una propria identità passando dalla pelle al marmo, dal bronzo alla radiografia, dalla performance alla scultura, allora il tatuaggio può essere letto come uno dei supporti possibili della ricerca dell&#8217;autore e non come una categoria culturalmente separata dall&#8217;arte</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il confronto con le istituzioni ecclesiastiche</h3>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="562" src="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-1024x562.jpg" alt="8007031 20150930 tatuatore" class="wp-image-129403" title="Marco Manzo e la legittimazione del tatuaggio: un metodo che porta i tatuaggi nei musei di tutto il mondo 3" srcset="https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-1024x562.jpg 1024w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-300x165.jpg 300w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-768x421.jpg 768w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-332x182.jpg 332w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-664x364.jpg 664w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-687x377.jpg 687w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore-1045x573.jpg 1045w, https://www.occhioche.it/wp-content/uploads/2026/09/8007031_20150930_tatuatore.jpg 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso ha coinvolto persino uno spazio apparentemente molto distante dalla cultura del tatuaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2024 la chiesa di <strong>Santa Maria dei Miracoli</strong>, in Piazza del Popolo a Roma, ha ospitato un&#8217;installazione di Manzo con opere quali <em>La Maddalena pacificata</em> e <em>Croce gloriosa dei miracoli</em>, incentrate anche sui temi della violenza, della riconciliazione e della speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel materiale fornito per ricostruire questa storia viene attribuita a don Pino Lorizio, direttore dell&#8217;Ufficio Cultura del Vicariato di Roma, una dichiarazione sul tatuaggio come forma d&#8217;arte. L&#8217;episodio viene interpretato come un ulteriore incontro tra realtà tradizionalmente considerate lontane: cultura ecclesiastica e arte del tatuaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche questo rientra nella logica del metodo: <strong>portare il tatuaggio nei luoghi dai quali storicamente ci si sarebbe aspettati la sua esclusione</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">New York: dal Metropolitan Museum al MoMA</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni il percorso di Manzo si è spostato sempre più decisamente negli Stati Uniti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel maggio 2024 al <strong>Metropolitan Museum of Art di New York</strong> si è tenuto un approfondimento sulla sua carriera nell&#8217;ambito della presentazione dell&#8217;Atlante dell&#8217;Arte Contemporanea. In quella circostanza è stata presentata anche l&#8217;installazione <em>Lastre</em>, composta da 66 opere e già collegata all&#8217;esperienza della Biennale di Architettura di Venezia; fonti giornalistiche riferiscono inoltre della donazione dell&#8217;installazione proveniente da una collezione privata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pochi mesi dopo la ricerca di Manzo approda anche nel contesto di <strong>Art Basel Miami Beach 2024</strong>, proseguendo quel processo di internazionalizzazione che lega la riflessione sul tatuaggio non soltanto ai musei ma anche al sistema espositivo e al mercato dell&#8217;arte contemporanea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 2026 segna quindi una nuova tappa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>19 giugno 2026</strong>, nell&#8217;ambito di un evento al <strong>Museum of Modern Art di New York dedicato all&#8217;Atlante dell&#8217;Arte Contemporanea</strong>, è stato previsto un approfondimento sulla ricerca artistica di Manzo e la presentazione del suo <strong>Manifesto del Tatuaggio Artistico Contemporaneo</strong>. La notizia è stata riportata, tra gli altri, da Sky TG24 e ANSA.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Atlante accoglie un estratto del Manifesto, mentre l&#8217;appuntamento newyorkese ne porta al centro la formulazione complessiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante il significato teorico di questa nuova fase. Se il primo Manifesto era concentrato sul <strong>tatuaggio ornamentale</strong>, quello del 2026 allarga la prospettiva al <strong>tatuaggio artistico contemporaneo</strong> nel suo complesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione diventa quindi sistemica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tatuaggio, secondo la prospettiva proposta da Manzo, deve poter essere considerato <strong>opera d&#8217;arte viva</strong>, studiabile e documentabile, ma anche certificabile, tracciabile, conservabile nella documentazione e potenzialmente collezionabile. Il Manifesto assume la forma di una lettera aperta indirizzata alle istituzioni museali internazionali e pone questioni destinate a diventare sempre più rilevanti: come si cataloga un&#8217;opera il cui supporto è un essere umano? Come se ne certifica l&#8217;autenticità? Come si conserva un&#8217;opera destinata biologicamente a trasformarsi e, infine, a scomparire?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui il paradosso del tatuaggio diventa il suo elemento artisticamente più interessante: <strong>l&#8217;opera può aspirare alla permanenza del segno, ma il suo supporto è inevitabilmente temporaneo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dal tatuaggio al tatuatore: la vera portata del “metodo Manzo”</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato più interessante del percorso non riguarda quindi esclusivamente il tatuaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguarda anche <strong>chi lo realizza</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Portare un tatuaggio in un museo significa inevitabilmente porre una seconda domanda: se esiste un tatuaggio riconoscibile come opera artistica, quale posizione deve essere attribuita al suo autore?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso costruito da Marco Manzo tenta di rispondere attraverso i fatti prima ancora che attraverso le definizioni: mostre museali, curatele, cataloghi, Manifesti, performance, Biennali, tavole rotonde, sculture, installazioni, riconoscimenti e contaminazioni con moda, architettura e design.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo, in definitiva, il nucleo del <strong>“metodo Manzo”</strong>: spostare il problema dalla domanda generica <em>“il tatuaggio è arte?”</em> a una questione più propriamente storico-artistica: <strong>quando un tatuaggio possiede ricerca, linguaggio autonomo, riconoscibilità autoriale, contenuto concettuale e capacità di dialogare con le istituzioni culturali, perché dovrebbe essere giudicato con criteri radicalmente differenti da quelli utilizzati per gli altri linguaggi dell&#8217;arte contemporanea?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa sostenere che ogni tatuaggio sia automaticamente un&#8217;opera d&#8217;arte, così come non ogni oggetto dipinto, scolpito o fotografato acquisisce automaticamente valore artistico. Significa rivendicare la possibilità che il tatuaggio venga <strong>valutato</strong> come arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è probabilmente qui che si trova il punto decisivo dell&#8217;intero percorso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal MACRO alla Biennale di Venezia, dal Vittoriano alle esperienze romane, dal Metropolitan Museum fino all&#8217;evento del 2026 al MoMA, Manzo ha perseguito una strategia coerente: <strong>far uscire il tatuaggio dalla categoria nella quale era stato storicamente confinato e sottoporlo al confronto diretto con il sistema dell&#8217;arte contemporanea</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Manifesto del Tatuaggio Artistico Contemporaneo rappresenta così non soltanto una dichiarazione poetica personale, ma il tentativo di codificare una battaglia culturale iniziata anni prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una battaglia che riguarda la pelle, ma soprattutto il concetto stesso di opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché nel momento in cui il museo accetta di interrogarsi su un&#8217;opera incisa su un corpo vivo, la domanda non è più soltanto se il tatuaggio possa entrare nella storia dell&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda diventa <strong>quanto la storia dell&#8217;arte contemporanea sia disposta ad ampliare ancora una volta i propri confini</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Bassano: vivere dove il mondo ha più bisogno di te</title>
		<link>https://www.occhioche.it/marco-bassano-vivere-dove-il-mondo-ha-piu-bisogno-di-te/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=marco-bassano-vivere-dove-il-mondo-ha-piu-bisogno-di-te</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jul 2026 08:20:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129364</guid>

					<description><![CDATA[Ci sono professioni che non si raccontano attraverso un ufficio o una scrivania. Si misurano nei Paesi attraversati,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ci sono professioni che non si raccontano attraverso un ufficio o una scrivania. Si misurano nei Paesi attraversati, nelle istituzioni con cui si collabora e nella capacità di lavorare ogni giorno tra culture, lingue e realtà profondamente diverse. Per Marco Bassano, la cooperazione internazionale non rappresenta semplicemente una carriera, ma una scelta di vita che negli anni lo ha portato a operare tra il Segretariato delle Nazioni Unite, UNDP e UNICEF, alternando incarichi presso le sedi centrali e missioni in alcuni dei contesti più complessi del mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Yemen: molto più di una destinazione professionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si parla di Yemen, il pensiero corre inevitabilmente alla crisi umanitaria che da anni interessa il Paese. Per chi vi lavora, però, esiste anche un&#8217;altra realtà: quella delle persone che continuano a garantire servizi essenziali, delle istituzioni che affrontano sfide quotidiane e delle organizzazioni internazionali impegnate a coordinare gli interventi a favore della popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questa la dimensione che Marco Bassano ha conosciuto lavorando nell&#8217;Ufficio del Rappresentante dell&#8217;UNICEF in Yemen, contribuendo alla pianificazione delle priorità programmatiche, al dialogo con il sistema delle Nazioni Unite e al raccordo con partner istituzionali nazionali e internazionali. Un lavoro spesso poco visibile, ma fondamentale per trasformare decisioni strategiche in attività operative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La cooperazione internazionale come esperienza di vita</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi lavora nelle organizzazioni internazionali sa che ogni giornata può essere diversa dalla precedente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una riunione con il vertice di un&#8217;organizzazione può essere seguita da un confronto con altre agenzie delle Nazioni Unite, dalla preparazione di una missione istituzionale o dall&#8217;analisi di questioni che richiedono decisioni rapide in contesti di emergenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un lavoro che richiede capacità di adattamento, ascolto e sensibilità culturale, qualità che diventano parte integrante della vita quotidiana molto prima che del percorso professionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le storie che non finiscono nelle cronache</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le fotografie raccontano visite istituzionali, incontri ufficiali e missioni sul campo. Ma dietro ogni immagine esistono settimane di preparazione, analisi, coordinamento e dialogo tra organizzazioni internazionali, governi e partner locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una dimensione spesso invisibile al grande pubblico, nella quale la capacità di costruire relazioni di fiducia e favorire la collaborazione tra interlocutori diversi rappresenta una componente essenziale del lavoro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Viaggiare significa comprendere</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi sceglie una carriera internazionale come quella di Marco Bassano, il viaggio assume un significato diverso. Non è una parentesi, ma una continua occasione di apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni Paese permette di comprendere più a fondo dinamiche politiche, sociali e culturali differenti, contribuendo a sviluppare quella capacità di adattamento e quella prospettiva internazionale che oggi rappresentano elementi sempre più importanti nel lavoro delle organizzazioni multilaterali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro passa dalle persone</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi Marco Bassano prosegue il proprio percorso professionale presso la sede centrale dell&#8217;UNICEF a New York, mettendo a frutto l&#8217;esperienza maturata tra il Segretariato delle Nazioni Unite, UNDP e il lavoro sul campo nello Yemen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le competenze tecniche restano fondamentali, ma ciò che emerge con maggiore forza è la convinzione che la cooperazione internazionale sia prima di tutto un lavoro di ascolto, dialogo e costruzione di relazioni tra persone, istituzioni e organizzazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui le crisi globali sono sempre più interconnesse, esperienze come la sua mostrano come il contributo di professionisti italiani nelle organizzazioni internazionali possa favorire il dialogo, il coordinamento e la ricerca di soluzioni condivise a beneficio delle comunità più vulnerabili.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Frantoio di Assisi, dove l&#8217;olio extravergine diventa il cuore della cucina umbra</title>
		<link>https://www.occhioche.it/il-frantoio-di-assisi-dove-lolio-extravergine-diventa-il-cuore-della-cucina-umbra/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=il-frantoio-di-assisi-dove-lolio-extravergine-diventa-il-cuore-della-cucina-umbra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 08:29:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129355</guid>

					<description><![CDATA[Tra le mura del Fontebella Palace Hotel, il ristorante Il Frantoio propone un&#8217;esperienza gastronomica che parte dall&#8217;olio extravergine&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Tra le mura del Fontebella Palace Hotel, il ristorante Il Frantoio propone un&#8217;esperienza gastronomica che parte dall&#8217;olio extravergine di oliva di produzione propria, simbolo della tradizione agricola umbra e della filosofia Slow Food.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>ASSISI</strong> – C&#8217;è un ingrediente che più di ogni altro racconta la storia dell&#8217;Umbria e il legame profondo con la sua terra: l&#8217;olio extravergine di oliva. Al <strong>ristorante Il Frantoio</strong>, ospitato nello storico <strong>Fontebella Palace Hotel</strong> di Assisi, questo prodotto rappresenta molto più di un semplice condimento. È il filo conduttore di una cucina che valorizza il territorio, rispetta la stagionalità e porta in tavola i principi della genuinità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La filosofia che guida il ristorante è quella di lasciare che siano le materie prime a parlare. Per questo l&#8217;olio extravergine di produzione propria diventa il protagonista di ogni piatto, accompagnando le ricette senza sovrastarle e restituendo ai clienti il sapore autentico della tradizione umbra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un olio extravergine che nasce dagli ulivi della struttura</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;olio servito al Frantoio proviene direttamente dagli ulivi della proprietà ed è ottenuto esclusivamente attraverso procedimenti meccanici, mantenendo inalterate tutte le caratteristiche qualitative del frutto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al gusto si presenta con una struttura equilibrata e una piacevole intensità. Le note amare, tipiche di un olio di qualità, si fondono con una delicata sensazione piccante che accompagna il finale della degustazione, confermando la corretta maturazione delle olive e l&#8217;attenzione dedicata alla lavorazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un olio che esalta la cucina umbra, valorizzando ogni preparazione nel pieno rispetto delle materie prime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La filosofia Slow Food come scelta quotidiana</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro la proposta gastronomica del Frantoio c&#8217;è una visione precisa dell&#8217;alimentazione e dell&#8217;ospitalità. La famiglia Angeletti porta avanti da anni una cucina ispirata ai valori di <strong>Slow Food</strong>, dove qualità, sostenibilità e rispetto del territorio rappresentano i principi fondamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;olio extravergine diventa così il simbolo di una filiera corta e trasparente. Ogni bottiglia è riconducibile alla propria campagna di raccolta e racconta il percorso che unisce gli ulivi alle tavole del ristorante, offrendo agli ospiti un prodotto che conserva tutta l&#8217;identità del territorio assisano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tradizione e ospitalità nel cuore di Assisi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli ambienti del ristorante riflettono questa attenzione per la storia. La sala è stata ricavata recuperando una storica terrazza del palazzo che ospita il Fontebella Palace Hotel, un intervento realizzato nel pieno rispetto dell&#8217;architettura originaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;atmosfera che ne deriva accompagna perfettamente la proposta gastronomica, creando un dialogo continuo tra patrimonio storico, cultura del cibo e ospitalità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un&#8217;esperienza che racconta il territorio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Assaporare l&#8217;olio extravergine del Frantoio significa conoscere una delle eccellenze più rappresentative di Assisi e dell&#8217;Umbria. Ogni degustazione diventa un viaggio tra tradizione agricola, cucina genuina e cultura gastronomica, offrendo ai visitatori un modo autentico di vivere il territorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per chi desidera scoprire questa esperienza, il ristorante Il Frantoio rappresenta una tappa ideale dove il gusto dell&#8217;olio extravergine si trasforma nel racconto più autentico della cucina umbra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Info</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Struttura:</strong> Fontebella Palace Hotel</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ristorante:</strong> Il Frantoio</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Indirizzo:</strong> Via Fontebella, 25 – 06081 Assisi (PG)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Contatti e prenotazioni:</strong> <a href="http://www.fontebella.com" target="_blank" rel="noopener">www.fontebella.com</a></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Estate in movimento: la capsule ACACIA di Jeanne Baret punta su comfort, texture e stile contemporaneo</title>
		<link>https://www.occhioche.it/estate-in-movimento-la-capsule-acacia-di-jeanne-baret-punta-su-comfort-texture-e-stile-contemporaneo/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=estate-in-movimento-la-capsule-acacia-di-jeanne-baret-punta-su-comfort-texture-e-stile-contemporaneo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emiliano Belmonte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 09:54:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.occhioche.it/?p=129333</guid>

					<description><![CDATA[La bella stagione richiede capi versatili, leggeri e capaci di adattarsi ai ritmi di ogni giornata. Con ACACIA,&#8230;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La bella stagione richiede capi versatili, leggeri e capaci di adattarsi ai ritmi di ogni giornata. Con <strong>ACACIA</strong>, la nuova capsule firmata <strong>Jeanne Baret</strong>, il premium sportswear incontra un&#8217;estetica essenziale e contemporanea, dando vita a una collezione che mette al centro ricerca tessile, comfort e funzionalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensata per accompagnare i momenti di viaggio, il tempo libero e la vita in città, ACACIA interpreta il guardaroba estivo con volumi rilassati e una palette color block che dona carattere ai look senza rinunciare alla praticità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il valore di un tessuto che segue il movimento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Elemento distintivo della capsule è il particolare cotone seersucker, caratterizzato da una superficie naturalmente increspata che rende ogni capo fresco, leggero e piacevole da indossare. La particolare costruzione del tessuto favorisce la traspirazione e offre una sensazione di morbidezza a contatto con la pelle, qualità particolarmente apprezzabili durante le giornate più calde.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore punto di forza è la sua praticità: il tessuto asciuga rapidamente e mantiene il suo aspetto naturale senza richiedere stiratura, diventando una soluzione ideale per chi ama viaggiare leggero.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La camicia ACACIA: essenziale ma ricca di personalità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i protagonisti della capsule spicca la <strong>Camicia ACACIA</strong>, un modello a maniche corte dal design pulito che interpreta il minimalismo contemporaneo con dettagli funzionali. Il colletto risvoltato, la chiusura con bottoni a pressione e le tasche applicate sul petto definiscono un&#8217;estetica moderna, mentre la vestibilità ampia garantisce comfort e libertà di movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perfetta da indossare con pantaloni coordinati o denim, rappresenta un capo passe-partout dell&#8217;estate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bermuda ACACIA: praticità in chiave urban</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>Bermuda ACACIA</strong> combinano linee essenziali e dettagli tecnici per creare un equilibrio tra comfort e funzionalità. La vita elasticizzata con coulisse regolabile si unisce alle ampie tasche con zip, rendendo il modello ideale per affrontare con disinvoltura le giornate più dinamiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un capo che interpreta il trend utility con uno stile pulito e contemporaneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cargo ACACIA: funzionalità che diventa stile</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Completa la capsule il <strong>Cargo ACACIA</strong>, un pantalone lungo che reinterpreta il classico modello cargo attraverso una costruzione leggera e una vestibilità rilassata. Tasche laterali con zip, tasconi applicati e fondo regolabile raccontano un&#8217;estetica ispirata al mondo outdoor, perfettamente inserita in un contesto urbano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è un capo versatile, pensato per accompagnare ogni momento della giornata con la stessa naturalezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Jeanne Baret riscrive il guardaroba estivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con ACACIA, Jeanne Baret propone una collezione che va oltre la semplice idea di sportswear. Ogni capo nasce dall&#8217;incontro tra innovazione tessile, design contemporaneo e attenzione al comfort, offrendo un guardaroba estivo pratico, versatile e ricco di personalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una capsule che interpreta il lifestyle di chi è sempre in movimento, senza rinunciare alla qualità dei materiali e a uno stile essenziale ma riconoscibile.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
