Frode in forniture pubbliche: Pivetti e altri indagati nel caso mascherine

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Frode in forniture pubbliche: Pivetti e altri indagati nel caso mascherine - Occhioche.it

Ultimo aggiornamento il 10 Giugno 2024 by Giordana Bellante

Un’inchiesta che fa tremare le alte sfere politiche e imprenditoriali italiane. Il pubblico ministero di Busto Arsizio , Ciro Caramore, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, e per tutti gli altri coinvolti nel “caso mascherine”. ‘udienza si è svolta questa mattina in tribunale a Busto Arsizio, davanti al gup Anna Giorgetti.

La Pivetti, assente in aula, è accusata, insieme alla figlia, al genero, all’imprenditore Luciano Mega e ad altri soggetti, di una serie di reati che vanno dalla frode in forniture pubbliche alla bancarotta, dall’appropriazione indebita al riciclaggio e all’auto-riciclaggio. Tutto ciò in relazione a una compravendita dalla Cina di mascherine per un valore complessivo di 35 milioni di euro, arrivate all’aeroporto di Malpensa durante l’emergenza Covid-19.

Dispositivi di protezione individuale di qualità scadente: il cuore dell’accusa

Secondo l’accusa, sarebbero stati consegnati dispositivi di protezione individuale solo per un valore di 10 milioni di euro, di qualità scadente, praticamente inutilizzabili e con falso marchio CE. Un’accusa pesante, che fa luce su una vicenda che ha coinvolto alcuni dei principali attori del panorama politico e imprenditoriale italiano.

Il pubblico ministero ha chiesto il processo, mentre le difese hanno richiesto il non luogo a procedere. Nessuno degli imputati ha chiesto di essere ammesso a riti alternativi. La decisione del giudice per l’udienza preliminare è attesa per venerdì prossimo.

Una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica e che ha messo in luce le criticità del sistema di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale durante l’emergenza sanitaria. Una vicenda che, se le accuse dovessero essere confermate, potrebbe avere gravi conseguenze penali per gli indagati.

“Il caso mascherine”: un’inchiesta che fa tremare l’Italia

Il “caso mascherine” è solo l’ultima di una serie di inchieste che hanno coinvolto il mondo politico e imprenditoriale italiano negli ultimi anni. Una vicenda che ha messo in luce le criticità del sistema di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale durante l’emergenza sanitaria e che ha fatto emergere una serie di problematiche legate alla trasparenza e alla legalità.

La compravendita dalla Cina di mascherine per un valore complessivo di 35 milioni di euro, arrivate all’aeroporto di Malpensa durante l’emergenza Covid-19, avrebbe dovuto garantire la fornitura di dispositivi di protezione individuale di alta qualità. Invece, secondo l’accusa, sarebbero stati consegnati dispositivi di protezione individuale solo per un valore di 10 milioni di euro, di qualità scadente, praticamente inutilizzabili e con falso marchio CE.

Un’accusa pesante, che ha portato il pubblico ministero di Busto Arsizio, Ciro Caramore, a chiedere il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, e per tutti gli altri coinvolti nel caso. Una decisione che, se confermata dal giudice per l’udienza preliminare, potrebbe avere gravi conseguenze penali per gli indagati.

‘emergenza Covid-19 ha messo a dura prova il sistema sanitario italiano, ma ha anche evidenziato le criticità di un sistema di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale spesso poco trasparente e poco legale. “Il caso mascherine” è solo l’ultimo di una serie di casi che hanno coinvolto il mondo politico e imprenditoriale italiano negli ultimi anni, ma è anche un caso che dovrebbe far riflettere sull’importanza della trasparenza e della legalità nel sistema di approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale. Solo garantendo un sistema trasparente e legale si potrà garantire la salute e la sicurezza dei cittadini italiani.