Come inizio della nostra nuova storia abbiamo scelto di partire con delle vere e proprie interviste del cuore, e tra queste c’è sicuramente l’intervista con Silvia. Silvia ha lanciato il blog I Trentenni sette anni fa insieme a Stefania e Ilaria.
Le tre amiche hanno così dato vita all’esperimento del blog, oggi successo consolidato, che porta con sé tutti i temi cari a chi ha scelto di fare della propria passione un lavoro. Dunque parole d’ordine: crederci, prepararsi, persistere.
Abbiamo iniziato l’intervista con Silvia mettendo le mani avanti e dichiarando il nostro amore per il progetto e poi chiedendo come è cominciato tutto:

I Trentenni nasce sette anni a seguito di un aperitivo che ha avuto più o meno questo tema portante : “saremo mica le uniche tre sfigate a vivere una situazione di precariato a trent’anni”
Infatti all’epoca io ero giornalista precaria, Ilaria architetto precaria, Stefania disoccupata. Quindi abbiamo sentito l’urgenza di raccontare questa situazione. Il progetto nasce in realtà da un’intuizione di Ilaria che mi ha detto “mettiti davanti la telecamera e racconta quegli anni” Erano gli anni de “la mamma imperfetta”, la serie con Lucia Mascino, inventata e scritta da Ivan Cotroneo. Ilaria mi ha detto “ proviamo a fare la stessa cosa raccontando di noi e di quanto sia difficile avere trent’anni oggi”. In effetti noi diciamo sempre che siamo una generazione di mezzo, ci siamo vissuti tutte le rivoluzioni possibili e immaginabili: quella lavorativa, scolastica, tecnologica e quindi quando è toccato a noi raccogliere dei frutti in realtà la festa era finita. Noi ci siamo laureate nel 2008 quando dalla Lehman Brothers uscivano con i cartoni in mano in piena crisi. Abbiamo voluto però raccontare questa generazione con una speranza, perché noi siamo le prime testimoni del fatto che tutto è possibile 

Questo progetto nasce quindi proprio già con l’idea di farlo diventare un lavoro?
É nato con grande ambizione ed è perciò questo il messaggio che diamo sempre, cioè di crederci, ma crederci proprio tanto perché se credi tanto, anche quando sei l’unica e sembra tutto difficile, e se non ti improvvisi sopratutto, ce l fai.
Io come giornalista sono nata nel web quindi il mezzo lo conoscevo bene, Stefania nel frattempo da disoccupata ha trovato lavoro in un’agenzia digital, perché il digital sette anni fa iniziava a prendere un buon ritmo. Ilaria da architetto ha dovuto imparare tutto e col tempo poi noi tre insieme ci siamo sempre completate.
Questo è diventato con fatica un lavoro nell’arco degli anni perché non siamo Chiara Ferragni, le collaborazioni arrivano perché i brand ci commissionano dei lavori vedendo come comunichiamo attraverso questo nostro blog. Quindi anche se poi noi tre singolarmente abbiamo avuto modo di fare altre esperienze, io per esempio in radio e anche in tv, però tutto è sempre nato da come abbiamo lavorato e lavoriamo con I Trentenni. È stato proprio un biglietto da visita che ci ha puntato su una luce

Il messaggio che arriva ascoltandoti è che c’era chiaro l’obiettivo e che vi siete concentrate distribuendo su ognuna di voi una specificità, quindi avete puntato sulla competenza. È scanzonato il tono che usate però la vostra preparazione è solida e specifica
Assolutamente. È solida e specifica ed in continua evoluzione perché quello del digital è un mondo che non ti permette mai di sederti, perché le regole per il digital non sono fisse e quindi ti costringono a stare sul pezzo. Ti dico, per esempio quando siamo nate noi Youtube era la potenza totale, contemporaneamente è cresciuto Facebook, che poi è a sua volta sceso nelle preferenza a vantaggio di Instragram quindi noi abbiamo dovuto iniziare già tre volte per adattare i contenuti a ogni piattaforma che aveva maggiore successo in quel momento. Ci tengo a sottolineare che non abbiamo mai avuto la smania dei milioni di follower ma per scelta abbiamo sempre mantenuto una strada equilibrata. Non abbiamo mai selezionato i nostri contenuti perché potessero essere utili a guadagnare follower ma abbiamo scelto la coerenza verso la nostra identità

Quindi siete anche rimaste autonome? Non ci sono editori o sponsor che vi gestiscono?
Assolutamente no, la nostra svolta è stata tanto quattro anni fa con l’intervista 30 Vs 20 (più di un milione e mezzo di visualizzazioni ndr) ed in quel momento tante agenzie ci hanno contattato per occuparsi di noi per gestire il progetto. E noi abbiamo detto tanti no sopratutto per tutelare la nostra originalità e non snaturarci.

La soddisfazione più grande da quando il è nato il vostro progetto, quale è stata?
I romanzi senza dubbio. E poi l’opzione dei diritti  dei libri per una serie tv. Opzionare di certo non vuol dire “produrre” però è già una possibilità e per noi quindi un successo enorme. Questa è la più grande soddisfazione professionale. A livello emotivo la soddisfazione più grande è quando ti fermano e ti abbracciano come se fossi la loro migliore amica. Quella roba lì è qualcosa a cui non ti abituerai mai.

Il vostro progetto è vincente perché avete reso la magia di quegli anni, in cui davvero sembrava tutto possibile, e la raccontate riuscendo a trasmettere la particolarità che c’era nelle cose più semplici. Pur essendo voi appartenenti a quella generazione, lavorate però in quella in cui tutto viene “governato” da rete ed influencer. Io credo che voi siate perciò le persone più adatte per raccontarci i punti di vicinanza tra i ventenni degli anni novanta e quelli di oggi
Siamo molto lontani senza ombra di dubbio per l’accesso facilitato a qualsiasi cosa che hanno i ventenni di oggi, che siano informazioni o emozioni o persone. Cioè la geolocalizzazione noi ce la sognavamo, noi dovevamo stazionare su una panchina per vedere passare il nostro “amato”. L’attesa anche rispetto alle serie tv per noi era centrale, noi dovevamo aspettare una settimana per la puntata di Beverly Hills o di Friends, e così anche per la musica, dovevamo aspettare il singolo e poi l’album. Credo quindi che l’attesa sia quello che ci distanzia maggiormente. Quello che invece ci accomuna è che alla fine dei conti i sentimenti sono quelli. I disagi o le emozioni che vivono i ragazzi sono gli stessi che vivevamo noi, solo che noi li raccontavamo sulle nostre Smemo e loro li scrivono su instagram però alla fine quello che abbiamo vissuto noi è quello che vivono loro.
La fortuna che hanno oggi i ventenni è che i temi che erano tabù per noi come la separazione, la sessualità, l’occupazione, per loro sono già molto più sdoganati. Hanno perciò la possibilità di crearsi un’opinione più completa, oggi i ventenni hanno più coscienza in quel senso avendo la possibilità di informarsi con social e rete. 

La rete è anche quindi una possibilità per la generazione dei 30-40enni grazie ai ventenni che ne sono i maggiori fruitori. Sei grata alla rete? sei d’accordo sul fatto che non sia da demonizzare?
Certo, noi lavoriamo grazie al boom delle rete, siamo state fortunate ma anche brave a capire quello che stava accadendo. Io nasco come giornalista web, per affermarmi dovevo per forza tornare alla carta stampata pur essendo certa che il futuro era invece nel web, i Trentenni è uscito nel momento perfetto per poterci affermare e ad essere pronte per il boom poi vero e proprio della rete. Noi diciamo spesso che I Trentenni è una piazza virtuale, prima noi ci incontravamo in piazza, adesso insieme ai nostri coetanei ci incontriamo sul web e ci raccontiamo ricordi, esperienze…

In quale contrasto secondo te si riassumono gli anni Novanta? Brenda Vs Kelly, Brandon Vs Dylan, Holly e Benji Vs Mila e Shiro …
Oasis Blur oppure Britney Vs Cristina Aguilera 

Quindi ci siamo spaccati di più sulla musica secondo te?
Si, però ovviamente Brenda Vs Kelly è stata anche una spaccatura importante, ti dirò di più anche per avvicinarci ai nuovi trentenni ti voglio citare anche Team Pacey Vs Team Dawson che è stato un gran bel match

Come vi evolverete ancora?
Ne parlavo oggi con Stefania… noi stiamo per diventare quarantenni (manca ancora qualche anno eh) quindi dovremmo trovare un nuovo nome, quindi strategicamente parlando quella del nome sarà la prima evoluzione che vedrete.
Il sogno che abbiamo invece è quello di vedere sul piccolo schermo uno dei nostri due romanzi e magari di avere una trasmissione radiofonica che possa raccontare gli anni Novanta

di Serena Basciani