Marco Sciarretta è un cantautore milanese che è cresciuto a pane e musica, in una famiglia dove la musica era quella non solo dei vinili, ma anche quella suonata dai nonni, dagli zii. Musicisti per passione che hanno alimentato e “nutrito” la sua attitudine. Marco Sciarretta per la musica ha indirizzato e declinato ogni scelta, consapevole di quale fosse la rotta da seguire per essere felice. Per trent’anni ha gestito diversi locali, dove si faceva musica, collaborato con moltissimi musicisti, scritto per sé e per altri, sognando la “sua Atlantide”. Tra Nisida e Atlantide è il suo primo album, che raccoglie dodici brani che sono racconti. Marco con una bella scrittura e una voce degna di nota, ci accompagna in questo viaggio alla ricerca della nostra “Atlantide”, qualunque essa sia.

In che modo la musica è entrata nella tua vita?

In famiglia sono cresciuto a pane e musica tutti, dai nonni agli zii, hanno  suonato e i vinili, sono stati la mia compagnia. La musica è parte del mio DNA e ha accompagnato ogni scelta, ogni passo della mia vita. Per circa trent’anni ho gestito locali, scegliendo quelli che mi permettevano di mettere in atto una programmazione musicale, non potendo rinunciare alla musica dal vivo, quella bella, condivisa, che oggi manca così tanto. Sono occasioni d’incontro davvero importanti, dove ci si scambia emozioni. Questa è la forza della musica che ci permette di dialogare, come una sorta di lingua universale che prescinde dall’età, dalla razza e dalla cultura. Ho suonato e collaborato, sia ai testi sia alla musica, con diversi cantautori grazie ai quali ho fatto moltissima esperienza. La musica che sapevo di avere dentro, ha avuto bisogno di crescere con me, di nutrirsi dei momenti di vita che fanno parte integrante del mio essere. 

A un certo punto hai lasciato la “tua Nisida” per tracciare un’altra rotta. Dove sei approdato?

A  un certo punto ho deciso di lasciare tutto, con la voglia di rimettermi in gioco. Sono partito alla ricerca della mia Atlantide, dove potermi dedicare alla musica. Sono approdato a Tenerife, dove vivo ormai da quattro anni; quest’isola mi ha dato le risposte che cercavo: dieci mesi all’anno di bel tempo e di locali dove la musica dal vivo può essere protagonista. Tenerife è la “mia” Atlantide dove ho gettato l’ancora e fatto la mia casa. Qui la musica, che è compagna di vita, posso viverla appieno e in una dimensione che mi fa stare bene. Mi piacerebbe, non appena sarà possibile portare un po’ di questa luce isolana anche in Italia che è sempre nel mio cuore e che fa parte di me, profondamente. Spero di poter suonare dal vivo anche lì, perché il bello del viaggio sta proprio nella condivisione, nel partire e nel ritrovare la strada di casa.  

Marco, perché Tra Nisida e Atlantide?

Da ragazzo ero innamorato del cantautorato italiano e Edoardo Bennato con la sua chitarra mi faceva sognare. Nisida, isoletta del meraviglioso Golfo di Napoli, è diventata, idealmente il porto dal quale partire verso il “mare magnum” della musica. Atlantide, meravigliosa canzone di Francesco De Gregori, rappresenta per me la meta alla quale tendere. Un obiettivo verso il quale orientare la rotta alla ricerca di quella che è, per ognuno di noi, la felicità, la vita desiderata. Il viaggio è idealmente una maturazione artistica: da Nisida sono partito per il “mare infinito” della musica, alla ricerca di Atlantide. Credo che per gustare il viaggio si debba lasciare da parte la fretta, scegliere le cose importanti da portare con noi, lasciando posto nel bagaglio per accogliere il nuovo. Predisporsi con occhi e cuore per vedere, oltre che guardare. Questo viaggio l’ho gustato e raccontato…

Tra Nisida e Atlantide è anche il tuo progetto musicale e il tuo primo album…

Tra Nisida e Atlantide è un album con dodici brani che sono fotogrammi, momenti di vita, immagini semplici che ho cercato di raccontare con parole e musica. Sono ricordi, esperienze collezionate, o viste attraverso gli occhi degli altri di cui oggi posso, con il tempo e la serenità dovute, avere cura, cantandole nel modo che meritano. Appartengo e alla vecchia scuola cantautorale italiana, che mi ha insegnato molto e che ha scritto capitoli indimenticabili della musica. Nelle mie canzoni mi piace pensare che ci sia equilibrio tra note e parole, senza che l’una prevarichi l’altra, ma un’armonia che possa arrivare al cuore.

Qual è la canzone dalla quale in qualche modo, parte tutto?

Sul Tetto del Tram, è un ricordo e un sogno. Parla di me bambino, quando abitavo vicino a un deposito dell’ATM. Dalla finestra sognavo di poter partire e “volare” con la mia fantasia alla scoperta di Milano dal tetto di un tram. Li osservavo entrare e uscire dal deposito e ogni volta, immaginavo di poterci saltare sopra viaggiando così in tutta la città. Sul Tetto del Tram Milano era “mia” e il mio un punto di vista privilegiato facendomi sentire anche “invincibile”, perché al sicuro da quella postazione a me riservata. La cover l’ha disegnata mia sorella Valentina che è riuscita a cogliere il senso di quel sogno, con un’immagine che nella sua semplicità ha una forza incredibile. 

                                   Ed io volavo sopra il tetto di quel tram

                                             Ero in sella dominavo la città

                                             Tra semafori vetrine e nostalgia

                                             Cartelli folla e voglia di andar via… ”

Redazione OcchioChe