Mingo è Mingo da sempre: questo nomignolo è suo dai tempi dei tempi, forse dall’asilo. Il nostro Mister Bean pugliese doc, ironico e sensibile, può passare dall’essere un inusuale Re Claudio nell’Amleto al Teatro di Segesta, al testimonial di uno spot dove interpreta Pin adulto autistico, nel quale con delicatezza e una forza espressiva incredibile, commuove. Si potrebbe scrivere per ore tanti sono gli spettacoli di cabaret, i corti, i film, i teatri che l’hanno visto protagonista e le idee alle quali sta lavorando. Un bell’incontro con un attore che sa far ridere e piangere, rendendo appassionante qualunque cosa con la naturalezza dei grandi.

“Questo sono io, con tutto questo agitarsi dentro di emozioni, idee. Un istinto creativo che fa parte di me probabilmente dalla nascita. Già a scuola, benché sapessi quanto fosse importante, mettevo in scena i primi siparietti, con imitazioni e piccoli tour tra le classi (erano ben contenti di “perdere” tempo). Anche il mio esame di maturità è passato alla storia come un gran bello spettacolo. Pensare che sono figlio unico e mia mamma era un insegnante di educazione tecnica…anche lei ha dovuto arrendersi all’idea che ero nato con qualcosa d’altro da fare che non studiare!” Mingo De Pasquale

Hai esordito tra i banchi di scuola, dove con le tue imitazioni non hai risparmiato nessuno. Crescendo artisticamente ti sembrarono “strette” con tutta la creatività e l’arte che ti gorgogliava dentro.

Qual è stato il passo successivo?

Mia mamma era insegnante di educazione tecnica, mio papà geometra del comune di Bari che venne a mancare quando avevo solo otto anni. Nonostante le difficoltà, mia mamma ha sempre creduto in me essendo consapevole come il mio, non fosse un passatempo, ma un fuoco sacro. Andai a Roma al Laboratorio di Proietti, dove era però, necessario essere residenti a Roma per essere ammessi, per cui frequentai Il Club Dei Cento di Nino Scardina. Sono stati anni bellissimi in cui ero affetto (gravemente) da sana goliardia e dividevo l’appartamento con una ragazza, più grande di me, che era fidanzata con Nino Castelnuovo e forse presi lo stesso “virus” innamorandomi perdutamente di una ragazza al punto che non terminai la scuola. Mia mamma che come insegnante, guardava alla vita con occhi diversi, mi chiese di iscrivermi all’università e l’accontentai. Giurisprudenza! In quella facoltà girai il mio primo cortometraggio, per il resto nonostante abbia dato parecchi esami, non ho mai capito nulla. Ricordo le aule che diventavano set e un VHS che ancora oggi importanti avvocati e magistrati, conservano gelosamente.

Mingo, come riesci a “tenere” a bada tutta questa creatività?

Non la tengo a bada, la lascio andare a briglia sciolta. Esce come il dottor Jekyll e Mister Hyde, senza neanche bere pozioni. Ora, per esempio, ho vere e proprie visioni, e un’idea che mi frulla nella testa, di un corto d’azione strambo e futuristico. Non m’interessa al momento sapere se e cosa diventerà, ma devo assecondare quello che ho immaginato. Così è stato per il primo corto che il regista Alessandro Piva definì geniale. Tre minuti su una 35 mm che per acquistare, ho ipotecato le paghette di una vita, chiedendo alle mie prozie di finanziarmi. Sono state loro i miei primi produttori; anche allora non sapevo cosa ne sarebbe venuto fuori, ma solo di doverlo girare. Quando ho un’idea, devo realizzarla e m’interessa se diventerà un lavoro, o se rimarrà uno sfogo personale da mettere sul mio canale You tube.

Imitatore, capace di trasformarti con abilità in personaggi diversi, ironico e con una mimica facciale tale da essere paragonato al nostro Mister Bean. Mingo puoi sorprendere in ruoli drammatici e importanti.

C’è tra le tue interpretazioni, qualcuna che ti è rimasta particolarmente nel cuore?

Io sono legatissimo al personaggio di Pin, è l’unione di tutte le mie esperienze dalle clownerie, le prime imitazioni, tra cui Jerry Lewis. Non voglio paragonarmi a Mister Bean, ma io arrivo con quest’idea molto prima. Quest’uomo autistico è un personaggio reale, che mi è colato nel cuore. Ho dato un taglio ironico e poetico, a Pin che è il risultato di tutta l’esperienza fatta in questi anni. Simpatico e ironico per natura, Pin è un cinquantenne che ha un suo fascino, un personaggio speciale. Entrare nel personaggio è stata una bella sfida in cui ho coniugato la mia istintività, con l’osservazione di questi ragazzi affetti da autismo. Mi sono esercitato a mostrare tic, che sono diventati parte di me e che ho faticato a perdere. 

Che cosa ti ha colpito di Pin in particolar modo?

Mi ha fatto appassionare al mondo dell’autismo che in realtà non conoscevo. Un incontro casuale con l’associazione “Vinci con Noi”, che prende il nome da Vincenzo il figlio della sua presidente e fondatrice. Mi sono domandato come mai si parlasse solo di bambini e cosa ne fosse di questi una volta diventati grandi. Una volta cresciuti, la loro situazione diventa ancora più difficile così come l’inserimento nella società o nel mondo del lavoro. Diventano “pesi” nel momento in cui, la famiglia o i genitori diventati anziani e non possono più essere di aiuto. Il “dopo di noi”, che preoccupa tante famiglie, è stata una delle tante riflessioni. Pin, è un personaggio estremo…delicato e complicato. Un uomo adulto che conserva e mostra senza ritegno, il suo essere bambino, con la spontaneità che spesso imbarazza e mette in difficoltà noi adulti che ci definiamo normali. Bellissimo il suo dialogo con la bambina dello spot, che mostra di comprenderlo e di parlare la sua stessa lingua, quella del cuore. Un innamoramento per Pin e l’autismo, che mi spinge a raccontarlo ancora, confortato e incoraggiato dal consenso che ha ricevuto proprio dalle famiglie: per questa ragione diventerà un film, non appena si potrà ricominciare a girare in sicurezza. 

Mingo, appassionato di cinema, di teatro e con una attrazione “fatale” per i cortometraggi. Hai un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe un programma radiofonico, magari notturno  per raccontare con monologhi, musica, letture. Questo è il mio sogno nel cassetto e mi attira moltissimo. Ho fatto in passato la radio di intrattenimento, ma ora non la farei più. Mi piacerebbe una radio con una musica diversa che trovasse nella notte la sua atmosfera, sottovoce. Una radio non per tutti, ma per chi non dorme e cerca nella radio compagnia. 

Redazione OcchioChe.it