Violenza di genere, l’aula consiliare di Fiumicino diventa un laboratorio di legalità per le nuove generazioni

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Ultimo aggiornamento il 1 Giugno 2026 by Emiliano Belmonte

I dati del Tribunale di Civitavecchia confermano l’urgenza di un monitoraggio costante e di una profonda svolta culturale

L’aula consiliare del Comune di Fiumicino si è trasformata in un vero laboratorio di legalità e consapevolezza per le nuove generazioni. Un luogo istituzionale che, per quasi tre ore, ha accolto studenti, rappresentanti delle istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, associazioni e professionisti chiamati a confrontarsi su uno dei temi più urgenti del nostro tempo: la violenza di genere.

L’incontro ha coinvolto gli studenti dell’Istituto d’istruzione superiore Paolo Baffi e dell’Istituto comprensivo statale Porto Romano, protagonisti attivi di un dibattito serrato. I ragazzi non si sono limitati ad ascoltare, ma hanno posto domande dirette, concrete, spesso mature, dimostrando quanto sia forte il bisogno di comprendere cosa accade quando si denuncia, quali strumenti di tutela esistano e in che modo lo Stato possa intervenire a protezione delle vittime.

Violenza di genere a Fiumicino: i giovani al centro del confronto

Il convegno sulla violenza di genere a Fiumicino ha rappresentato un momento di educazione civica reale, capace di mettere in relazione il linguaggio della legge con quello delle nuove generazioni. In platea erano presenti studenti, docenti, dirigenti scolastici, associazioni e rappresentanti delle istituzioni locali e delle forze dell’ordine.

La presenza del vice questore Pamela De Giorgi del commissariato di Polizia di Fiumicino, del tenente Simona Speranzoso della Guardia di Finanza, del maresciallo Corosu dei Carabinieri e del vice comandante della Polizia Locale Oriana Bruschi ha dato al dibattito un valore ulteriore: quello della vicinanza concreta dello Stato a chi vive situazioni di fragilità, paura o sopraffazione.

Iniziative di questo tipo assumono un significato fondamentale perché portano il tema della violenza contro le donne fuori dalla retorica occasionale e dentro uno spazio educativo permanente, dove i giovani possono imparare a riconoscere segnali, parole, comportamenti e dinamiche di controllo.

I dati del Tribunale di Civitavecchia: circa 800 segnalazioni in tre mesi

Uno dei passaggi più significativi dell’incontro è stato l’intervento della dott.ssa Marina Mannu, Sostituto procuratore presso la Procura della Repubblica di Civitavecchia. Il magistrato ha risposto alle domande degli studenti spiegando cosa accade dopo una denuncia, quali siano le tutele previste per le vittime e quanto sia complesso il lavoro di analisi dei casi di violenza domestica e familiare.

Dal suo intervento è emerso un dato parziale ma particolarmente indicativo: circa 800 segnalazioni riconducibili al Codice Rosso in soli tre mesi nel comprensorio di competenza del Tribunale di Civitavecchia.

Un numero che conferma l’urgenza di un monitoraggio costante del fenomeno e la necessità di una rete istituzionale capace di intervenire in modo tempestivo. Ogni segnalazione, infatti, richiede un’analisi attenta della dinamica familiare, del contesto relazionale e dei possibili rischi per la vittima.

Codice Rosso e legge 168 del 2023: strumenti di tutela da conoscere

Durante il confronto è stato ricordato il percorso di evoluzione normativa che ha segnato la storia italiana, dall’abolizione del delitto d’onore e del matrimonio riparatore nel 1981 fino agli strumenti più recenti introdotti per rafforzare la protezione delle vittime.

Tra questi, particolare attenzione è stata dedicata alla legge 168 del 2023, che ha potenziato gli strumenti precautelari e rafforzato la tempestività delle misure di tutela nei casi di violenza domestica e di genere.

La conoscenza di questi strumenti è essenziale soprattutto per i più giovani. Sapere che esiste una rete di protezione, che la denuncia attiva un percorso e che le istituzioni possono intervenire rappresenta un primo passo per spezzare il silenzio e contrastare la paura.

La violenza di genere è anche un problema culturale

Accanto al piano giuridico, il convegno ha affrontato il nodo culturale della violenza di genere. La psicoterapeuta e criminologa Oriana Volpicelli, membro del consiglio direttivo dell’associazione La Scuola di Atene, ha guidato gli studenti in una riflessione sui meccanismi mentali e relazionali che possono generare aggressività, controllo e sopraffazione.

Attraverso l’analisi di casi reali, i ragazzi sono stati invitati a interrogarsi non solo sulle conseguenze della violenza, ma anche sulle sue radici: l’idea di possesso, la difficoltà ad accettare un rifiuto, la normalizzazione della gelosia, la confusione tra amore e controllo.

È proprio su questo terreno che si gioca la sfida più difficile. Le leggi sono indispensabili, ma da sole non bastano se non vengono accompagnate da una trasformazione profonda dei modelli educativi, familiari, sociali e comunicativi.

Il ruolo del linguaggio: quando le parole attenuano la responsabilità

Un altro tema centrale è stato quello della narrazione mediatica. Il giornalista professionista Angelo Perfetti, direttore del quotidiano ilfaroonline.it, ha posto l’attenzione sulle distorsioni semantiche che spesso accompagnano i casi di femminicidio e violenza contro le donne.

Espressioni come “raptus”, “follia omicida” o “pazzo d’amore” rischiano di spostare l’attenzione dalla responsabilità dell’autore del crimine a una presunta perdita improvvisa di controllo. In questo modo, la violenza viene raccontata come un gesto imprevedibile, quasi inevitabile, anziché come l’esito di una dinamica di potere, controllo e sopraffazione.

Il linguaggio, soprattutto quando arriva ai giovani attraverso televisioni, social network, canzoni e contenuti digitali, può contribuire a normalizzare oppure a contrastare la violenza. Per questo educare alle parole significa anche educare al rispetto.

Le istituzioni di Fiumicino: attenzione alta e rete territoriale

All’incontro hanno preso parte anche i rappresentanti del Comune di Fiumicino, tra cui il sindaco Mario Baccini, il presidente del consiglio comunale Roberto Severini e l’assessore ai Servizi sociali Monica Picca.

L’amministrazione ha ribadito la propria attenzione al fenomeno e il ruolo dei servizi sociali nel presidio del territorio. Un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale, fatto di ascolto, vigilanza, supporto e intervento nelle situazioni di maggiore fragilità.

La presenza delle associazioni Donne per la Sicurezza, guidata dalla presidente Barbara Cerusico, del Gruppo Fratres Fiumicino Donatori Sangue, rappresentato dalla presidente Roberta Zoppo, e della Fondazione Anna Maria Catalano, con il presidente Sergio Estivi, ha confermato l’importanza di una rete ampia, capace di unire istituzioni, società civile e mondo educativo.

Educazione, prevenzione e responsabilità: la strada per spezzare il silenzio

Il convegno di Fiumicino ha dimostrato che la prevenzione della violenza di genere passa prima di tutto dall’educazione. Portare gli studenti dentro un confronto diretto con magistrati, psicologi, giornalisti, forze dell’ordine e amministratori significa offrire strumenti concreti per riconoscere la violenza prima che degeneri.

La partecipazione attiva dei ragazzi è il segnale più importante: le nuove generazioni chiedono risposte, vogliono capire, desiderano sentirsi protette e coinvolte. Per questo l’aula consiliare non è stata soltanto il luogo di un convegno, ma uno spazio di formazione civile.

Spezzare il silenzio resta la priorità. Ma per farlo servono conoscenza, fiducia nelle istituzioni, reti territoriali solide e una cultura capace di rifiutare ogni forma di possesso, dominio e prevaricazione. I dati del Tribunale di Civitavecchia indicano che il fenomeno è ampio e urgente. La risposta, però, non può essere solo giudiziaria: deve essere educativa, sociale e culturale.

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