Automotive europeo, Bonometti (OMR): «Senza una politica industriale concreta rischiamo di perdere il settore»

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Ultimo aggiornamento il 14 Ottobre 2026 by Emiliano Belmonte

Dal costo dell’energia alla concorrenza cinese, dalla transizione elettrica alla tutela dell’occupazione: il presidente del Gruppo OMR Automotive, Marco Bonometti, interviene a #FORUMAutoMotive e chiede all’Europa un cambio di passo per difendere la produzione automobilistica.

Milano – L’industria automobilistica europea è a un bivio e, senza interventi concreti, rischia di perdere competitività, stabilimenti produttivi e posti di lavoro. È l’allarme lanciato da Marco Bonometti, Cavaliere del Lavoro e presidente del Gruppo OMR Automotive, durante il Tavolo di #FORUMAutoMotive, ospitato il 13 ottobre nella sede dell’Automobile Club Milano.

Al centro dell’intervento, la necessità di ripensare le politiche industriali europee attraverso misure capaci di sostenere le imprese, garantire una transizione tecnologica sostenibile anche dal punto di vista economico e contrastare la crescente concorrenza dei produttori asiatici.

«In Europa servono scelte concrete per salvare l’automotive. Non lo dico per pessimismo, lo dicono i numeri», ha dichiarato Bonometti.

Automotive in Europa, Bonometti: produzione in crisi e Cina sempre più forte

Il quadro delineato dal presidente di OMR Automotive evidenzia le difficoltà strutturali del settore. Rispetto al 2019, la produzione europea ha registrato una contrazione di 3,7 milioni di veicoli, mentre in Italia i volumi produttivi si sono quasi dimezzati.

Nello stesso periodo, secondo i dati richiamati da Bonometti, la quota di mercato dei marchi cinesi è cresciuta dal 2% al 10%, confermando il progressivo rafforzamento dei concorrenti extraeuropei.

«Si è deciso dove arrivare senza chiedersi con quale energia, con quali fabbriche e con quali lavoratori», ha osservato Bonometti.

Una critica rivolta soprattutto a un modello di transizione che, secondo il presidente di OMR, ha fissato obiettivi ambiziosi senza creare le condizioni industriali necessarie per raggiungerli.

Energia e competitività: il costo dell’elettricità penalizza l’automotive italiano

Tra le priorità indicate da Bonometti figura la riduzione del costo dell’energia, considerato uno dei principali fattori di svantaggio competitivo per le aziende italiane.

Il confronto con la Francia è significativo: 115 euro al megawattora in Italia contro 61 euro in Francia, secondo i valori riportati nel corso dell’incontro.

«Non si può chiedere all’industria di elettrificare e poi venderle l’elettricità più cara d’Europa», ha sottolineato.

Per il presidente di OMR Automotive, la competitività energetica rappresenta una condizione indispensabile per sostenere gli investimenti, preservare la produzione e consentire alle imprese di affrontare la trasformazione tecnologica.

Transizione elettrica, il rischio di obiettivi lontani dal mercato

La questione energetica si lega direttamente alle politiche europee per la mobilità elettrica. Bonometti non mette in discussione la necessità di ridurre le emissioni, ma contesta le modalità con cui Bruxelles sta guidando il cambiamento.

«L’obiettivo ambientale non è in discussione, il metodo sì. Le regole le ha scritte Bruxelles e le quote di mercato le ha prese la Cina».

Secondo le valutazioni citate durante #FORUMAutoMotive, per rispettare gli obiettivi del 2030 sarebbe necessaria una quota di auto elettriche pari all’80%, mentre le previsioni indicano un livello del 40%.

Una distanza che, secondo Bonometti, rischia di trasformarsi in un problema economico per i costruttori.

«Così non si guida una transizione: si programmano le multe», ha affermato.

Neutralità tecnologica e ciclo di vita delle auto: la proposta di OMR Automotive

Per evitare che la transizione ecologica comprometta la competitività industriale, Bonometti chiede all’Unione europea di adottare un principio di neutralità tecnologica effettiva.

L’impatto ambientale dei veicoli, secondo questa impostazione, dovrebbe essere valutato considerando tutte le fasi del ciclo di vita, anziché concentrarsi esclusivamente sulle emissioni durante l’utilizzo.

Una prospettiva che consentirebbe di confrontare le diverse soluzioni tecnologiche sulla base dei risultati ambientali complessivi, senza imporre percorsi industriali rigidi.

«Altrimenti non è una transizione: è una dismissione», ha avvertito il presidente del Gruppo OMR.

Dazi alla Cina e componenti europei: come tutelare la filiera automotive

Un altro tema centrale dell’intervento riguarda la necessità di rafforzare la produzione europea e garantire condizioni di concorrenza equilibrate.

Bonometti sostiene l’introduzione di un requisito del 70% di componenti europei per l’accesso agli incentivi, purché la percentuale venga calcolata sul valore effettivo dei componenti e applicata a tutti gli operatori.

«Non è protezionismo, è buon senso», ha spiegato.

La misura, secondo il presidente di OMR Automotive, rappresenterebbe uno strumento per valorizzare le imprese che mantengono investimenti, stabilimenti e occupazione all’interno dell’Unione europea.

Concorrenza cinese, i dazi non bastano senza una strategia industriale

Sul fronte delle importazioni dalla Cina, Bonometti considera i dazi uno strumento necessario, ma insufficiente se non accompagnato da una politica industriale più ampia.

«Servono, ma da soli non sono una politica industriale. Chi vuole vendere e produrre in Europa deve avere gli stessi obblighi».

Il punto centrale è quindi la reciprocità delle condizioni competitive, affinché le aziende europee non debbano confrontarsi con operatori soggetti a regole e costi differenti.

Lavoro nell’automotive, Bonometti: meno tasse e più formazione

La difesa dell’industria automobilistica passa anche dalla tutela dei lavoratori e dalla riduzione del costo del lavoro.

«Il problema non sono i salari, è quello che ci sta sopra», ha evidenziato Bonometti, chiedendo un taglio strutturale del cuneo fiscale per alleggerire il peso degli oneri che gravano sulle imprese.

Accanto alla leva fiscale, il presidente di OMR Automotive propone l’istituzione di un fondo dedicato alla riqualificazione professionale degli addetti alla produzione di motori tradizionali.

Riqualificazione professionale per difendere i posti di lavoro

La trasformazione del settore richiederà competenze nuove e percorsi formativi in grado di accompagnare il passaggio verso differenti tecnologie produttive.

«Quelle persone vanno formate e accompagnate, non lasciate a casa», ha ribadito Bonometti.

L’obiettivo è evitare che la transizione si traduca in una perdita di occupazione e di competenze industriali, due risorse fondamentali per il futuro dell’automotive italiano ed europeo.

Regole certe e meno burocrazia per rilanciare gli investimenti

Tra le condizioni necessarie per sostenere la competitività del settore, Bonometti ha richiamato anche l’esigenza di maggiore stabilità normativa.

«Il costo vero è l’incertezza. Con regole che cambiano a ogni legislatura non investe nessuno».

Per le imprese dell’automotive, caratterizzate da investimenti di lungo periodo, la prevedibilità delle norme è essenziale per pianificare nuove produzioni, innovazione e assunzioni.

Una politica industriale efficace, secondo la visione espressa dal presidente di OMR, deve quindi offrire alle aziende certezze e strumenti concreti, superando interventi frammentati e cambiamenti normativi continui.

Il futuro dell’automotive europeo si decide oggi: l’appello di Bonometti

Energia a costi competitivi, neutralità tecnologica, contenuto locale europeo, dazi, riduzione del cuneo fiscale, formazione e stabilità normativa. Sono queste le direttrici indicate da Marco Bonometti per evitare un ulteriore indebolimento della filiera automobilistica europea.

«Queste non sono richieste di parte. Sono le condizioni minime per continuare a investire, produrre e assumere in Europa», ha concluso il presidente di OMR Automotive.

Il rischio, secondo Bonometti, è che l’Europa perda progressivamente la propria capacità manifatturiera, trasformandosi da protagonista industriale a semplice mercato di destinazione dei veicoli prodotti altrove.

«Se queste scelte si fanno, l’Europa resta un continente che le auto le produce. Se non si fanno, diventerà un mercato dove le auto si comprano soltanto».

Un monito che riporta al centro del confronto politico ed economico la necessità di difendere la competitività dell’automotive europeo, salvaguardando insieme industria, innovazione e occupazione.

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