Il comparto automotive europeo sta attraversando una delle fasi più complesse della sua storia. Dopo oltre un secolo di crescita, la combinazione tra transizione ecologica, crisi internazionali e cambiamenti nei consumi ha determinato un calo significativo delle immatricolazioni, sia in Italia che nel resto d’Europa.
Secondo Enrico Folgori, presidente di Feoli, il problema non è solo congiunturale, ma strutturale. Sempre più consumatori scelgono veicoli a basso costo, spesso di produzione cinese e a propulsione elettrica, mettendo ulteriormente sotto pressione l’industria automobilistica europea.
Folgori punta il dito contro alcune scelte dell’Unione Europea, ritenute responsabili di aver indebolito il settore. In particolare, le politiche ambientali degli ultimi anni avrebbero avuto un impatto limitato sull’ambiente, ma conseguenze rilevanti sulla competitività delle imprese europee.
Secondo il presidente Feoli, per anni Bruxelles avrebbe sottovalutato gli effetti di queste decisioni, mentre oggi appare consapevole della crisi senza però avere ancora una strategia chiara e concreta per affrontarla.
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le tensioni internazionali. L’eventuale introduzione di dazi fino al 25% da parte degli Stati Uniti sul settore automotive rappresenterebbe un duro colpo per le esportazioni europee, già messe alla prova da un contesto economico incerto.
In uno scenario globale sempre più competitivo, l’industria automobilistica europea rischia così di perdere ulteriori quote di mercato, con ripercussioni dirette sull’occupazione e sull’intera filiera.
Per invertire la rotta, Folgori chiede un intervento deciso da parte delle istituzioni europee, a partire da una revisione profonda degli strumenti normativi esistenti. Tra le priorità indicate figurano il meccanismo CBAM, il regolamento sulle emissioni di CO₂ e il sistema ETS, considerati elementi che oggi penalizzano le imprese.
Secondo Feoli, è necessario puntare su una maggiore neutralità tecnologica, valorizzando anche soluzioni alternative come i biocombustibili, e accelerare l’entrata in vigore dell’Industrial Accelerator Act, ritenuto fondamentale per sostenere la competitività del settore.
Il messaggio lanciato da Folgori è chiaro: senza riforme strutturali rapide ed efficaci, l’industria automobilistica europea rischia un declino irreversibile. Le conseguenze non riguarderebbero solo le aziende, ma milioni di lavoratori lungo tutta la filiera produttiva e logistica.
“Servono riforme strutturali e veloci, altrimenti l’industria in Europa sarà solo un lontano ricordo”, ha dichiarato il presidente Feoli, sottolineando l’urgenza di una vera strategia industriale europea.
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