Assassino uccide zia per eredità: giudice critica ‘strategia predatoria’

Assassino Uccide Zia Per Eredi

Assassino uccide zia per eredità: giudice critica 'strategia predatoria' - avvisatore.it

Indagine sulla circonvenzione di incapaci e omicidio aggravato a Catania

L’inchiesta condotta dal gruppo ‘fasce deboli-codice rosso’ della Procura di Catania, basata sulle indagini dei carabinieri di Aci Castello, ha portato alla luce una presunta strategia predatoria da parte dell’indagata, Nome Cognome, volta a approfittare dello stato di infermità della persona offesa. Secondo il gip di Catania, Sebastiano Di Giacomo Barbagallo, l’indagata avrebbe indotto la vittima a revocare la procura originaria a favore della stessa, così come il testamento che inizialmente destinava l’eredità ai Salesiani di Torino, per diventarne la beneficiaria finale. Questo comportamento è stato definito come “una strategia palesemente predatoria” dall’autorità giudiziaria.

  • La strategia palesemente predatoria dell’indagata è emersa chiaramente dalle indagini condotte, che hanno portato alla luce un tentativo di abuso nei confronti della persona offesa.

Accuse di omicidio aggravato e circonvenzione di incapaci

L’accusa nei confronti di Nome Cognome include l’omicidio aggravato della prozia Maria Basso, avvenuto il 16 dicembre 2022 in una Rsa di Aci Castello. Secondo l’accusa, l’indagata avrebbe invitato la vittima a pranzo fuori alcuni giorni prima del decesso, durante il quale Maria Basso avrebbe consumato cibo non adatto alla sua condizione di salute, causandole una polmonite ‘ab ingesti’ che ha portato al tragico epilogo. La Procura di Catania contesta che questo sia avvenuto con l’intento di trarre profitto dalla situazione di incapacità della vittima.

  • L’accusa di omicidio aggravato e circonvenzione di incapaci si basa sul presunto comportamento dell’indagata nel causare la morte della vittima per trarne un vantaggio personale.

Difesa dell’indagata e contestazioni

Nonostante le accuse mosse nei suoi confronti, Nome Cognome si dichiara innocente e respinge le ricostruzioni dell’accusa. Difesa dagli avvocati Carmelo Peluso e Lino Rovetta, l’indagata sostiene di aver fornito alla vittima le cure adeguate e di aver rispettato le indicazioni alimentari previste dalla struttura in cui Maria Basso era ospitata. La difesa si basa sulla tesi che il cibo somministrato era conforme alle direttive ricevute e che non vi era alcuna intenzione dolosa di causare danni alla prozia.

  • L’indagata respinge le accuse e afferma di aver fornito alla vittima le cure necessarie, seguendo le indicazioni ricevute dalla struttura di accoglienza.
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