La vasta rete di accusatori nel caso delle mascherine contraffatte

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La vasta rete di accusatori nel caso delle mascherine contraffatte - Occhioche.it

Davanti al Gup del Tribunale di Busto Arsizio, ben 13 parti civili si sono presentate nel caso coinvolgente l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, sua figlia, il genero, l’imprenditore Luciano Mega e altri soggetti. Le accuse variano da frode in forniture pubbliche a bancarotta, da appropriazione indebita a riciclaggio e autoriciclaggio riguardanti una transazione di mascherine provenienti dalla Cina per un valore di 35 milioni di euro.

Una transazione fraudolenta

Dai 35 milioni di euro di mascherine acquistate, solo un valore di 10 milioni è stato effettivamente consegnato, e quelle ricevute erano di scarsa qualità, prive dell’efficace certificazione CE. Questo sospetto affare si è rivelato essere un reale pericolo per chi sarebbe dovuto essere protetto da questi dispositivi di protezione.

Ampia schiera di accusatori

Tra le parti civili si annoverano istituzioni di grande importanza, come lo Stato, il Ministero dell’Interno, l’Agenzia delle Dogane e l’Agenzia delle Entrate. Inoltre, importanti entità sanitarie coinvolte nella vicenda comprendono il Gruppo San Raffaele e il Gruppo Multimedica, che hanno ricevuto le mascherine oggetto del contendere.

Ulteriori sviluppi dell’indagine

Durante l’ultima udienza, il pubblico ministero Ciro Caramore ha annunciato un ulteriore capo di imputazione riguardante la fornitura di mascherine inefficaci a un’altra struttura sanitaria. Questo rende la situazione ancora più grave, considerando il contesto di emergenza sanitaria legato al Covid-19.

Mentre i legali degli indagati richiedono tempi per preparare la difesa, l’attenzione su questo caso rimane alta, evidenziando la necessità di giustizia e responsabilità in un momento in cui la salute pubblica è una priorità assoluta.