Criminologo Lavorino svela dettagli sull’omicidio Mollicone in Aula

Criminologo Lavorino svela dettagli sull'omicidio Mollicone in Aula - avvisatore.it

Smontati i punti chiave dell’accusa nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone

Sedici enunciati presentati in aula dal criminologo Carmelo Lavorino, consulente di parte della difesa, hanno smontato l’impianto accusatorio nei confronti di Franco Mottola, ex comandante della caserma di Arce, del figlio Marco e della moglie Anna Maria nel processo per l’omicidio di Serena Mollicone avvenuto nel 2001. Lavorino, affiancato dallo psicologo clinico Enrico Delli Compagni e dall’ingegnere Cosimo Di Mille, ha presentato una serie di argomenti che mettono in discussione le prove a carico degli imputati.

L’arma del delitto non può essere la porta

Uno dei punti chiave contestati da Lavorino riguarda l’arma del delitto, che secondo lui non può essere la porta dell’alloggio a trattativa privata della caserma di Arce. Secondo il criminologo, la frattura sulla porta sarebbe stata causata da Serena che sarebbe stata sbattuta contro di essa. Tuttavia, Lavorino sostiene che non sia possibile che una ragazza come Serena possa aver causato una frattura a un’altezza di 1,54 metri, considerando che la ferita era sull’arcata sopraccigliare che si trova a un’altezza di 1,42 metri. Inoltre, Lavorino ha evidenziato che i frammenti lignei che dovrebbero provenire dalla porta non sono presenti nei nastri adesivi.

Il suicidio del brigadiere Santino Tuzi e la testimonianza contestata

Un altro punto sollevato da Lavorino riguarda la testimonianza del brigadiere Santino Tuzi, che dichiarò di aver visto Serena entrare in caserma la mattina del 1 giugno 2001. Lavorino mette in dubbio la veridicità di questa testimonianza, chiedendosi perché Tuzi abbia taciuto per sette anni e perché non abbia riferito di aver visto Serena a Guglielmo Mollicone quando questi denunciò la scomparsa della figlia. Secondo Lavorino, Serena non è mai entrata in caserma.

Contestate anche l’autopsia e l’orario dell’ispezione cadaverica

Lavorino ha anche contestato l’orario dell’ispezione cadaverica, sostenendo che sia iniziata più tardi di quanto dichiarato dal medico legale Conticelli. Inoltre, ha sottolineato che il corpo di Serena non era nel luogo in cui è stato successivamente trovato nel pomeriggio del 2 giugno, poiché due carabinieri che svolgevano un sopralluogo non lo hanno visto. Il criminologo ha anche messo in discussione l’autopsia, affermando che è iniziata più tardi di quanto dichiarato dalla Conticelli.

Altri punti contestati e prossima udienza

Lavorino ha sollevato altri punti contestando l’accusa, come l’avvistamento di Serena da parte di Carmine Belli, il carrozziere processato e poi assolto per l’omicidio. Secondo il criminologo, l’avvistamento dovrebbe essere datato al 31 maggio e non al 1 giugno. Inoltre, ha evidenziato che il padre di Serena, Guglielmo Mollicone, non è stato prelevato su indicazione del maresciallo Mottola, ma su disposizione della procura. Lavorino ha anche sottolineato che Marco Mottola non era biondo il giorno del funerale di Serena. Infine, ha contestato l’assenza di tracce degli imputati sui reperti e sui luoghi del crimine.

Oggi erano presenti in aula Franco Mottola, Marco Mottola, Francesco Suprano e Vincenzo Quatrale, mentre Annamaria Mottola era assente. La prossima udienza si terrà il 22 febbraio prossimo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *