Ultimo aggiornamento il 15 Aprile 2026 by Emiliano Belmonte
Aumento del gas e petrolio: rischio shock per l’economia europea
La crisi energetica globale torna a preoccupare l’Europa dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad tra Iran e Stati Uniti e il blocco dello stretto di Hormuz, due fattori che stanno già influenzando i mercati internazionali. Le tensioni geopolitiche si riflettono immediatamente sul costo di gas e petrolio, generando un effetto a catena sull’economia reale.

Secondo Luca Lazzari, segretario generale di Feoli, l’Europa si trova di fronte a un rischio concreto di rallentamento economico, con conseguenze che potrebbero diventare rapidamente sistemiche se non affrontate con decisione.
Impatti su industria, consumi e Made in Italy
L’aumento del prezzo del gas sta incidendo direttamente sulla produzione industriale, determinando un incremento dei costi per le imprese che inevitabilmente si trasferisce sui prezzi finali. Questo processo alimenta l’inflazione e riduce il potere d’acquisto dei consumatori, comprimendo la domanda interna.
Nonostante l’Italia abbia rafforzato la propria capacità energetica grazie ai rigassificatori, il sistema produttivo nazionale resta esposto alle dinamiche globali. Il Made in Italy rischia quindi di subire un duro colpo, soprattutto nei settori più energivori e orientati all’export, che potrebbero vedere ridotta la propria competitività sui mercati internazionali.
Logistica e trasporti tra i settori più colpiti
Il rincaro del petrolio sta già producendo effetti tangibili sul costo dei carburanti, con ricadute immediate sul settore dei trasporti e della logistica. L’aumento dei costi di distribuzione si traduce in un ulteriore aggravio per le imprese e, di conseguenza, per i consumatori finali.
Lazzari evidenzia anche uno scenario ancora più critico, legato alla possibilità di carenze di diesel e benzina. In un contesto simile, non si escluderebbe il rischio di distributori vuoti e di un vero e proprio blocco delle attività economiche, configurando un possibile lockdown energetico con effetti pesantissimi sull’intero sistema produttivo.
L’appello all’Europa: interventi immediati e straordinari
Di fronte a questo scenario, la richiesta avanzata da Feoli è quella di un intervento rapido e strutturato da parte delle istituzioni europee. Lazzari sottolinea la necessità di adottare misure simili a quelle messe in campo durante la pandemia, con un piano di emergenza capace di sostenere le imprese e contenere gli effetti della crisi energetica.
In questo contesto, viene indicata come prioritaria la sospensione del Patto di Stabilità, considerata una leva fondamentale per consentire agli Stati membri di aumentare la spesa pubblica e intervenire in modo efficace a sostegno dell’economia reale.
Il rischio di una crisi prolungata
L’allarme lanciato da Feoli non riguarda solo l’immediato, ma anche il futuro prossimo. Se la crisi dovesse protrarsi, l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare una fase di difficoltà prolungata, caratterizzata da una riduzione dell’export, una perdita di competitività industriale e un aumento dell’inflazione.
Per questo motivo, secondo Lazzari, è fondamentale che l’Unione Europea si prepari a uno scenario complesso e di lunga durata, evitando risposte frammentarie o tardive che rischierebbero di aggravare ulteriormente la situazione.
Conclusione
La crisi energetica legata alle tensioni internazionali rappresenta una sfida cruciale per l’economia europea. Senza un intervento deciso e coordinato, il rischio è quello di un effetto domino capace di colpire industria, consumi e occupazione. L’appello di Feoli si inserisce in questo contesto, chiedendo all’Europa di agire con tempestività per proteggere il tessuto produttivo e garantire la stabilità economica del continente.