Presunto Innocente: il ritorno in formato seriale del legal-thriller firmato da David E. Kelley

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Presunto Innocente: il ritorno in formato seriale del legal-thriller firmato da David E. Kelley - Occhioche.it

Ultimo aggiornamento il 14 Giugno 2024 by Francesca Monti

Un classico del cinema legal-thriller torna in formato seriale con la firma di un grande della tv americana: Presunto Innocente di Scott Turow, già portato sul grande schermo nel 1990 con Harrison Ford, viene trasposto in una serie tv da David E. Kelley, creatore di Ally McBeal, Boston Legal, Big Little Lies, solo per citarne alcune. Con Jake Gyllenhaal nel ruolo del protagonista Rusty Sabich, la serie segue la storia di un pubblico ministero accusato dell’omicidio della sua collega e amante, Carolyn Polhemus.

“La vicenda al centro di Presunto Innocente”

La serie inizia con la morte di Carolyn Polhemus , una pubblico ministero che lavorava per l’ufficio del procuratore distrettuale, che viene trovata morta e incaprettata a casa sua. A capo delle indagini viene messo Rusty Sabich , braccio destro del procuratore Raymond Horgan e, fino a pochi giorni prima, di fatto il collega più stretto della vittima. Tuttavia, nessuno in ufficio sa che Rusty ha avuto un’appassionata storia d’amore clandestina con Carolyn, da cui Rusty è tuttora ossessionato, malgrado sia riuscito a farsi più o meno perdonare dalla moglie Barbara , con cui ha due figli. Dopo la morte di Carolyn, il segreto diventa troppo ingombrante e trapela, facendo diventare Rusty un sospettato e portando al suo arresto. Da qui in poi, parte la lotta di Rusty per dimostrare la propria innocenza, cercando di mettere in campo tutte le sue abilità, pur influenzate da uno stress del tutto nuovo e provando nel frattempo a tenere insieme i cocci della sua famiglia.

“La solidità di Presunto Innocente”

Giudicando dai primi due episodi finora disponibili, Presunto Innocente si presenta come una serie solidissima. Precisa innanzitutto nella sua scrittura, con un passo veloce, tecnico eppure comprensibile, capace di costruire una tensione crescente fatta sia di rivelazioni per chi guarda ma anche di quella suspense che nasce dall’aspettare che pure i personaggi vengano a conoscenza di ciò che gli spettatori hanno appena scoperto. Precisa, poi, nella messa in scena, che non tenta di strafare con troppe invenzioni ma che si ricorda di stare addosso ai personaggi e alle sfumature delle loro reazioni, in una storia in cui i segreti e i sentimenti legati a quei segreti devono continuamente passare sulla faccia dei protagonisti. E infine precisa nel casting, in cui Jake Gyllenhaal trova molti modi per far fruttare la sua classica faccia da cane bastonato, ma in cui tutti riescono a fare il loro mestiere, che si tratti di Ruth Negga con la sua figura di moglie tradita, dolorante, ma ancora capace di una consapevole dignità, oppure di Bill Camp, caratterista straordinario che riempie la scena col suo procuratore carismatico e sempre pronto a dare battaglia.

“La tensione crescente e il vissuto dei personaggi”

In questi due episodi funziona soprattutto la capacità di costruire la cappa di tensione crescente che cala sulla testa di Rusty, che pur sapendo quello che succederà, non riesce a impedire di essere prima sospettato e poi arrestato, in una discesa inesorabile fino a un fondo da cui, forse, riuscirà effettivamente a controbattere. Ma la vera forza di Presunto Innocente, almeno in questi primissimi episodi, è quella di essere efficace pure quando ci si allontana dalla semplice cronaca della trama legal, per scavare nel vissuto dei personaggi che da quella trama vengono sballottati. La vicenda familiare di Rusty, per esempio, è trattata con un equilibrio e una capacità di sottolineare dettagli anche contrastanti, che non vediamo così spesso nella media delle serie tv. David E. Kelley riesce a descrivere gli sbagli di Rusty, raccontando però anche il suo travolgente amore per Carolyn come qualcosa di effettivamente difficile da contenere, in termini romantici e psicologici. Il suo protagonista è un uomo che commette errori, ma anche errori molto umani, che ci impediscono di volergli davvero male. Allo stesso tempo, però, non c’è nemmeno una generica assoluzione, perché in ogni momento abbiamo sotto gli occhi la figura di sua moglie, altro personaggio a tutto tondo di cui vediamo la sofferenza ma anche la fibra morale, la capacità di gestire la pressione e di prendere decisioni difficili.

“Personaggi complessi per una situazione complessa”

Sono personaggi complessi chiamati a raccontarci una situazione complessa, lontana da stereotipi ed etichette troppo preconfezionate, e ci riescono benissimo. Inutile negarlo, se avessi avuto a disposizione altri episodi oltre ai primi due, non ci avrei pensato un attimo a premere play, preso com’ero dall’ottima costruzione della storia e della suspense. Ma sono comunque contento che Apple, come di consueto, abbia scelto la strada di una calendarizzazione più tradizionale: l’attesa del piacere, si sa, è essa stessa il piacere. Non ho grandi timori che, nei sei episodi che rimangono, David E. Kelley possa perdere la bussola. Se però riuscisse anche solo a tenere questa solidità, se non addirittura ad accrescere la tensione e l’emozione, saremmo in presenza di una miniserie davvero valida. Non un capolavoro, perché magari i paroloni li teniamo per le cose che riescono a rappresentare in qualche modo una rottura col passato, e non è il caso di Presunto Innocente. Ma un prodotto che solo un grande artigiano delle tv poteva confezionare, ecco, questo sì.

“Perché seguire Presunto Innocente”

Dopo quasi quarant’anni, la storia funziona ancora, e David E. Kelley sa come metterla in scena. Una serie da seguire per chi ama il genere legal-thriller e per chi vuole vedere una storia ben scritta e ben recitata, con personaggi complessi e una tensione crescente che cattura lo spettatore fino all’ultimo episodio.

“Perché mollare Presunto Innocente”

Se correte il rischio di perdervi in paragoni stressanti con il libro e con il film con Harrison Ford, potreste non apprezzare appieno la serie. Inoltre, se non siete appassionati del genere legal-thriller e non vi interessano storie complesse con personaggi sfaccettati, potreste trovare la serie poco coinvolgente. Tuttavia, se siete disposti a guardarla senza fare paragoni e a lasciarvi coinvolgere dalla storia e dai personaggi, Presunto Innocente potrebbe rivelarsi una piacevole sorpresa.