Tatuaggi e linfonodi: ne parliamo con il tatuatore Marco Manzo

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Marco Manzo: dall’arte italiana alla scena globale, da Venezia al MET fino ad Art Basel Miami Beach 2024

Ultimo aggiornamento il 18 Febbraio 2026 by Emiliano Belmonte

In merito alla recente notizia rilanciata da alcune testate e al commento social dell’infettivologo Matteo Bassetti, sentiamo anche l’opinione di Marco Manzo primo docente nei corsi professionali obbligatori italiani di igiene sul lavoro e tecnica e nei primi corsi sperimentali europei di tatuaggio.

Qual è il grado di correlazione tra chi è tatuato e sistema immunitario? Questa è la domanda a cui risponde uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista PNAS da un gruppo di ricercatori svizzeri. (…) Nessuno dice che non bisogna più tatuarsi, ma certamente è un messaggio importante a proposito di quelli che sono gli effetti sull’immunità”. (Reel di Matteo Bassetti su Instagram)

Marco Manzo: “Il regolamento europeo REACH impone limiti rigidissimi sui pigmenti. Questo regolamento è nato proprio per mettere in sicurezza l’utente. I colori utilizzati legalmente in Europa sono sottoposti a controlli e certificazioni molto severi.

È noto da tempo, e non rappresenta una novità scientifica, che il pigmento venga intercettato dai macrofagi e in parte trasportato ai linfonodi. Questo meccanismo è lo stesso che consente al tatuaggio di mantenersi nel tempo: è un processo biologico studiato e documentato da anni. Anche nei corsi professionali obbligatori viene da sempre spiegato e insegnato. Adesso ne abbiamo la prova scientifica.

Il sistema immunitario, per sua natura, è costantemente attivo. Ad esempio, uno studio pubblicato su American Journal of Human Biology (Lynn C.D. et al., 2020, “The evolutionary adaptation of body art: Tattooing as costly honest signaling of enhanced immune response in American Samoa”, Am J Hum Biol. 2020 Jul;32(4):e23347. doi:10.1002/ajhb.23347; PMID: 31654543), condotto su soggetti umani adulti nelle Samoa Americane, ha osservato che individui con maggiore esperienza di tatuaggi mostravano una risposta immunitaria adattativa più marcata, misurata attraverso livelli di immunoglobulina A secretoria (SIgA), rispetto ai soggetti al primo tatuaggio.

Gli autori ipotizzano un possibile meccanismo di “adattamento” del sistema immunitario allo stress controllato del tatuaggio, paragonabile a quanto avviene con l’esercizio fisico.

Questo non significa che il tatuaggio “rafforzi” il sistema immunitario in senso assoluto, ma dimostra che la relazione tra tatuaggi e risposta immunitaria è oggetto di studio.

Altri studi stanno indagando eventuali correlazioni con risposte vaccinali o con specifiche patologie, ma la comunità scientifica stessa sottolinea che sono necessari ulteriori approfondimenti prima di trarre conclusioni definitive in termini di rischio.

Il settore del tatuaggio professionale in Italia è normato dal 1998: esistono percorsi formativi obbligatori, protocolli igienico-sanitari, consenso informato e leggi regionali specifiche.

Il vero rischio, come sempre, è rappresentato dall’abusivismo non dalla pratica professionale regolamentata. La sicurezza la troviamo negli studi autorizzati dove i controlli vengono effettuati regolarmente. Per tatuarsi in sicurezza bisogna rivolgersi solo a tali studi professionali.

Siamo felici che la scienza possa offrire nuove conoscenze poiché la tutela della salute è un interesse comune”.

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